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libri per ragazzi

Il potere delle storie per bambinə e ragazzə

Nella poesia No Child Left Behind (che trovate qui: https://www.youtube.com/watch? v=RHSqUyi6GUU) Denice Frohman, poeta queer statunitense di origini portoricane, recitando insieme alla poeta Afroamericana Dominique Christina, racconta:  

“La prima volta che ho letto un libro scritto da unə autorə Latinoamericanə è stato al college.  Si è alzato un vento nel mio petto . 

Prima c’erano stati 18 lunghi anni di libri di testo pieni di tutto 

Tranne che di me. 

Per la prima volta il mio corpo conobbe un mondo a cui potersi aggrappare. Vedete, il modo più veloce per ridurre una bocca al silenzio 

È trattarla come se niente e nessunə fosse venutə prima di lei.” 

Guardiamo i libri che abbiamo o leggiamo o regaliamo. Chi condivide la sua vita con bambin*, provi a guardare i libri che propone loro. Chi è insegnante, dia un’occhiata ai libri presenti nella biblioteca scolastica (quando esiste), o nello scaffale dell’aula, o fra i libri che legge o consiglia a* propri* student* . Chi rappresentano? Da chi sono stati scritti? Chi sono i personaggi? Che storia raccontano? Quali narrazioni e punti di vista veicolano? 

I libri mostrano a* bambin* e ragazz* sia il mondo come è, sia il mondo come potrebbe/dovrebbe essere. Per usare le parole della studiosa Afroamericana Rudine Sims Bishop, i libri sono Specchi, Finestre e Porte Scorrevoli. 

Sono Specchi perchè servono a vedere se stess* rifless*, e questo vedersi rende pensabile la possibilità di esistere, di sentire e di agire nel mondo. Guardate fra i libri che proponete a* bambin*: quanti hanno personaggi Neri, o Asiatici, o appartenenti a gruppi razzializzati? Quanti hanno personaggi disabili? O queer, o neurodivergenti, o con corpi non conformi ai canoni oppressivi di normalità o bellezza? Farsi queste domande è tanto più importante quanto più si vive nel privilegio di essere persone bianche, cisgender, eterosessuali, neuronormate, con corpi e abilità socialmente validate, perchè vivere nella bianchezza, nell’eterosessualità, nel binarismo di genere, nell’abilismo, rende difficile vedere chiaramente le invisibilizzazioni e le oppressioni che si agiscono proponendo solo libri con personaggi bianchi, cis-etero, binari, abili. 

Pensate a* bambin* e ragazz* con cui condividete il vostro tempo.  

Come ci si sente a non vedersi mai rappresentat*? Che effetto ha questa mancanza di rispecchiamento, anche nel lungo periodo? Unə bambinə che non vede mai qualcun* simile a se stess*, si chiederà: perchè nessun* mai mi somiglia? Forse sono sbagliat*, ho qualcosa che non va.

Qual è il mio posto nel mondo se chi è simile a me non esiste in nessuna storia? Forse le mie esperienze non hanno il diritto di essere raccontate, forse quello che sento non è neanche vero. Quante volte con le vostre scelte di lettura avete causato questo? 

E i libri sono Finestre, perchè attraverso un libro unə bambinə si costruisce un’idea di come è il mondo, di cosa c’è e di chi lo abita. E allora che effetto ha, per unə bambinə biancə per esempio, non vedere mai rappresentate persone Nere? Probabilmente penserà che questa assenza sia la normalità, e questo sarà ancora più vero se vive in un quartiere a maggioranza bianca, o se ha pochi contatti con persone Nere. Ecco allora che attraverso la rappresentazione di personaggi Neri in un libro, i bambini e bambine bianch*, abituat* a vedersi continuamente rappresentat*, possono essere accompagnat* a ridimensionare la percezione esagerata che hanno di sé e dello spazio che occupano nel mondo. Lo stesso vale per bambin* e ragazz* neurotipici, cisgender, eterosessuali: hanno bisogno di de-centrare se stess*. Rudine Sims Bishop ci avverte: se siamo insegnanti, non pensiamo infatti che sia necessario proporre libri con persone marginalizzate come protagoniste solo se abbiamo in classe bambin* o ragazz* provenienti da gruppi marginalizzati. E’ essenziale che tutt* abbiano la possibilità di vedersi rappresentat* in modo positivo, così come è essenziale che chi non fa parte di un gruppo marginalizzato possa vedere che esistono tanti altri modi di essere uman*.  

I libri sono passaggi tra mondi, da un mondo simile a quello in cui ci si muove abitualmente a mondi diversi, abitati da persone non identiche a sé. In questo passaggio, in mezzo a queste Porte Scorrevoli, le/i bambin* e le/i ragazz* costruiscono la loro identità e le loro appartenenze, com prendono il mondo, sviluppano empatia e solidarietà a partire dal riconoscimento della validità delle innumerevoli manifestazioni naturalmente possibili dell’umanità, immaginando modi per lottare affinchè a tutt* sia riconosciuta questa validità. 

E’ compito delle persone adulte dare a* bambin* e ragazz* la possibilità di sviluppare identità personali e sociali positive, di capire che la vita è complessa e che nelle diversità condividiamo tutt* la stessa umanità, di riconoscere le discriminazioni e le oppressioni e di attivarsi collettivamente per combatterle. I libri possono essere uno strumento utile; dobbiamo però saperli analizzare “con la lente del pregiudizio”, sceglierli, problematizzarli e trovare il modo migliore per leggerli insieme a loro. 

Spunti per scegliere libri per bambinə e ragazzə contro discriminazioni e oppressioni

Ecco alcune strategie, tratte dai lavori di Luise Derman-Sparks e dall’attività di comunità di attivist* come EmbraceRace, The Conscious Kid, Learning for Justice, che possono essere utili per scegliere albi illustrati e romanzi per bambin* e ragazz*, in un’ottica di decostruzione degli stereotipi, di ricerca di pluralità delle narrazioni e di (auto)rappresentazione dei gruppi marginalizzati e oppressi. 

1. Verifica chi è l’autore/autrice. Quale è il suo background? Cosa condivide con il/la protagonista o i personaggi? Se il libro narra di una particolare comunità, che esperienza ha l’autore/autrice della vita e delle storie di quella comunità? Gli autori/autrici che scrivono di comunità marginalizzate da una posizione esterna possono più facilmente veicolare stereotipi nascosti, semplificazioni, generalizzazioni; sarebbe opportuno scegliere libri scritti da autori/autrici che hanno radici e appartenenze nelle comunità di cui scrivono (questo è il senso del movimento #ownvoice). 

2. Verifica la storia. Un libro può rappresentare un personaggio di un gruppo marginalizzato e narrare esperienze specifiche di quel gruppo (come La mia isola lontana di J. Diaz), oppure può avere come protagonista unə bambinə con caratteristiche specifiche ma narrare esperienze che qualsiasi bambin* può avere e con cui chiunque può relazionarsi (per esempio Peter nella neve di E. J. Keats). In entrambi i casi, è necessario verificare come è narrata la storia e come sono sviluppate le relazioni tra le persone. I personaggi appartenenti a gruppi marginalizzati sono rappresentati solo come vittime? Devono avere qualità eccezionali per essere accettati? Sono in grado di proporre soluzioni per i loro problemi, o le soluzioni provengono da qualcun* altr*? Se ci sono personaggi femminili, i risultati che ottengono derivano dalla loro iniziativa e dalle loro azioni o sono costrette a modificare il proprio aspetto o chiedere la protezione di un uomo? Se ci sono persone disabili, il loro valore emerge nonostante la loro disabilità, come se dovessero liberarsene per essere accettati? Come sono sviluppate le relazioni di potere nella storia? Le diversità, e quindi le oppressioni vissute, sono cancellate dal motto del “siamo tutt* ugual*/siamo tutt* divers*”? 

3. Controlla gli stereotipi, sia nella storia che nelle illustrazioni. I personaggi appartenenti a un gruppo marginalizzato sono rappresentati come persone reali o sono fissi, stereotipati e deumanizzati? Se ci sono più personaggi dello stesso gruppo marginalizzato, hanno caratteristiche che li rendono diversi fra loro o per esempio sono disegnati tutti con le stesse fattezze? Sono disegnati in modo stereotipato o caricaturale (per esempio, personaggi Neri disegnati seminudi, con grandi labbra, denti bianchissimi, nasi grossi ecc..)? E’ rappresentata la diversità all’interno dello stesso gruppo? Nel caso in cui vengano rappresentate persone Nere, per esempio, sono rispettate le diversità nella tonalità della pelle? Se ci sono personaggi dalla pelle più chiara, vengono fatti emergere come migliori, più adeguati, più accettabili? Questo è un problema perchè rinforza il colorismo anche all’interno della comunità Nera. Se ci sono personaggi disabili, emergono disabilità più accettabili di altre o che vengono fatte percepire come meno problematiche? Le disabilità o le neurodivergenze vengono fatte percepire come naturali variabilità o come deficit? 

4. Controlla l’ambientazione. E’ basata su o veicola stereotipi? Per esempio, è possibile che un libro narri la vita di una comunità Nera che abita in un villaggio. Ma se è l’unico libro proposto in cui compaiono persone Nere c’è il rischio che si trasformi nella “narrazione unica” di cui parla la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: verrebbero invisibilizzate le esperienze di vita dei milioni di persone Nere che vivono nelle città, rinforzando lo stereotipo dell’unico-orizzonte africano fatto di capanne, pozzi per l’acqua e animali della savana, tutto quello che nell’immaginario stereotipato occidentale è “Africa”. 

Il libro riflette la vita attuale o narra la storia particolare di un gruppo ambientata nel passato? E’ lecito e può essere interessante proporre per esempio un libro che dipinga la vita di una tribù Nativa Americana di 200 anni fa, con i teepee, i cavalli e gli ornamenti di piume, soprattutto se mi permette di parlare del genocidio subito ad opera dei coloni europei, ma se è l’unico libro che presento sulle persone Native Americane contribuisco a relegarle in un eterno immobile passato, come se ancora adesso vivessero tutte in questo modo o come se si trattasse di animali estinti. Sarebbe utile allora proporre anche libri scritti e illustrati da autrici/autori Nativ* e che rappresentino le esperienze attuali dei gruppi a cui appartengono (notevoli sono per esempio, ma purtroppo non ancora tradotti in italiano, i libri sulle lotte delle popolazioni Native Americane per la salvaguardia e il riottenimento dei diritti sulle proprie terre ancestrali). 

Quindi: un solo libro non basta, né come Specchio né come Finestra. 

5. Fai attenzione a usare solo o troppo favole e racconti tradizionali. Spesso veicolano messaggi sessisti o classisti, e comunque non mostrano le persone come vivono ora, ma le immobilizzano in un tempo senza tempo rendendo difficile creare connessioni. Creare connessioni è un passaggio importante per costruire empatia e conoscenza e lottare contro gli stereotipi e le discriminazioni. Attenzione anche ai libri che presentano feste e folklore: spesso sono superficiali, o non adeguatamente contestualizzati e spiegati, o non corretti o incompleti, e possono portare a generalizzare pratiche culturali specifiche. 

6. Fai attenzione anche a proporre solo o troppo libri sulla migrazione. E’ vero che la migrazione appartiene all’esperienza di molte persone razzializzate in Italia, ma non di tutte. Spesso inoltre le storie sulla migrazione raccontate nei libri sono storie di guerre, violenza, disperazione, e questo non corrisponde a tutte le esperienze personali o familiari. C’è il rischio, quindi, di creare una narrazione unica che imprigiona le persone razzializzate e le immobilizza nello stereotipo dell’arrivo-disagiato-da-lontano. Nel caso in cui queste narrazioni rispecchiassero determinate esperienze di vita, possono far rivivere traumi che nessunə deve essere costrettə ad affrontare se non per sua volontà e se non accompagnatə in modo adeguato. 

7. Verifica le invisibilizzazioni. I libri possono favorire la discriminazione e l’oppressione non solo presentando narrazioni incomplete, false o stereotipate, ma anche attraverso le omissioni. I libri che proponete raccontano storie di un’ampia varietà di persone, comunità, famiglie? Per esempio, sono rappresentate famiglie con genitori single, o coppie gay/lesbiche, persone LGBTQIA+, bambin* che vivono con altri membri della famiglia, o in comunità? Sono rappresentat* bambin* adottat*? Sono rappresentate persone delle classi oppresse, persone che lavorano di notte, persone che non lavorano, persone senza casa? Le modalità di vita diverse da quelle della cultura dominante sono giudicate in modo negativo? 

8. Rifletti sull’uso esclusivo o esagerato di libri che hanno come protagonisti gli animali. Sono spesso amati da* bambin*, e possono essere utili per veicolare messaggi di solidarietà, rispetto ecc…, ma le/i bambin* hanno bisogno anche di vedere rappresentate delle persone uguali a sé o diverse da sé, per creare immedesimazione e connessioni con le persone reali e le loro storie. 

9. Cerca libri con personaggi in cui le/i bambin* e ragazz* possano identificarsi positivamente, soprattutto storie in cui bambin*, ragazz* e adulti si impegnino per costruire un mondo più giusto, storie in cui attraverso l’azione collettiva una comunità abbia risolto un problema o modificato una oppressione esistente. Mostrare il potere delle azioni collettive permette di rendere pensabile e agibile la resistenza e la lotta per la giustizia sociale, e di contrastare l’individualismo, la competizione, il mito dell’eroe/eroina. 

10. Verifica che le storie e le illustrazioni siano appropriate per l’età, considerando che un libro può essere letto in tanti modi, a tanti livelli, e che parla in modo diverso a persone diverse.

11. Controlla le parole. I libri per bambin* o ragazz* possono contenere linguaggio sessista, o razzista, o abilista, o omolesbobitransfobico. Se anche questo linguaggio fosse in qualche modo un espediente narrativo (per esempio per rappresentare un personaggio che usa certe parole) sarebbe importante che nel testo stesso ci fosse un altro personaggio pronto a controbattere, evidenziando l’inaccettabilità questo tipo di linguaggio. Esempi virtuosi in questo senso sono i libri dello scrittore Afroamericano Jason Reynolds.

In caso contrario, potrebbe essere sconsigliabile proporre una lettura autonoma del testo da parte del* bambin* o ragazz*: sarebbe preferibile una lettura insieme per poter problematizzare determinate scelte linguistiche. La maggior parte dei libri, sia scritti direttamente in italiano sia in traduzione, usano il maschile generico sovraesteso; nel caso di albi illustrati letti insieme a* bambin*, si può modificare il testo durante la lettura inserendo anche il femminile o la desinenza-u per accogliere le persone non-binarie, mentre con ragazz* più grandi può essere un buono spunto per riflettere sulla visione della società veicolata dal linguaggio.

12. Cosa fare con libri problematici, per esempio che propongono visioni razziste, classiste, sessiste, abiliste, o che hanno un linguaggio non appropriato? Cosa fare con i classici (che comunque sono quasi sempre quelli della letteratura occidentale bianca patriarcale, e già questo è un problema) che spesso portano con sé queste visioni o questo linguaggio? Qui il dibattito è molto aperto. A volte, io credo, può essere opportuno non proporre il libro, soprattutto se non ci sono le condizioni per una lettura problematizzante. A volte può essere utile dire che un determinato linguaggio/storia/illustrazione è per noi sgradevole, o è contrario ai nostri valori. In altri casi si può usare il testo per far sorgere delle domande e delle riflessioni. In ogni caso, è bene sapere quali libri è necessario usare con cautela. 

13. Leggi per le/i bambin* e ragazz* ma soprattutto con le/i bambin* e ragazz*. Co-costruisci la lettura con loro, sollecita domande e riflessioni, fai notare dettagli, rispetta la loro curiosità, valorizza le diverse intepretazioni, condividi i tuoi sentimenti sul razzismo, l’omolesbobitransfobia, l’abilismo, il sessimo durante la lettura, proponi riflessioni sull’idea di giustizia, di equità, proponi connessioni, controlla il tuo stesso linguaggio (la parola “stran*” è problematica, per esempio) e i tuoi stereotipi nascosti. E pensa con loro a come possiamo attivarci collettivamente nel mondo, costruendo la capacità di prenderci cura e cooperare contro le oppressioni. 

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