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Eutanasia Legale

DAL REFERENDUM PER LEGALIZZARE L’EUTANASIA LA SPALLATA NONVIOLENTA SUI DIRITTI CIVILI

Sono passati oltre 8 anni da quando nel 2013 raccogliemmo oltre 60.000 firme di cittadini italiani, autenticate, certificate e consegnate in Parlamento, per presentare un progetto di legge di iniziativa popolare che mirava alla legalizzazione dell’eutanasia in Italia. 8 anni nei quali due Parlamenti si sono ben guardati dal discutere il tema. Alla faccia delle parole sulla partecipazione delle persone alla politica.

Non è servita – cosa assolutamente incredibile – nemmeno l’ordinanza della Corte costituzionale che nel 2018, in seguito alla splendida azione nonviolenta di disobbedienza civile di Marco Cappato e DJ Fabo, invitava il Parlamento entro un anno a colmare questo vuoto legislativo. Un vuoto temporaneamente riempito dalla stessa Corte, che parlando della già “prospettata incostituzionalità della norma vigente” e della necessità di tutelare la dignità della persona e la sua autodeterminazione scriveva che “Il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce per limitare la libertà di autodeterminazione del malato”.
L’anno concesso al Parlamento per risolvere la questione è scaduto nell’ottobre 2019, due anni fa.

In sostanza neanche il richiamo esplicito e pressante della Corte Costituzionale è riuscito a smuovere una politica che ha paura di affrontare un tema che è dentro le coscienze di gran parte degli italiani.Ecco perché oggi, con il referendum che abroga parte dell’art. 579 del codice penale sull’omicidio del consenziente, si è deciso di dare una spallata nonviolenta a partiti e politica ufficiale, con il mezzo più bello: quello della mobilitazione dei cittadini.

Quello che sta accadendo in questa estate 2021 è assolutamente straordinario. Letteralmente straordinario. Lo dico da dirigente politico e militante che ha attivamente animato in questo Paese 12 campagne referendarie. Alcune con successo, altre finite con una sconfitta.

Mai mi è capitato di assistere a quello che vede e vive chiunque in queste settimane sia stato per strada a raccogliere le firme.

E’ sufficiente aprire un banchetto e far capire ai cittadini cosa si sta facendo per vedere immediatamente formarsi una coda di persone che vogliono firmare. In Italia migliaia di militanti che non avevano mai fatto politica in queste ore sono divenuti parte attiva su questo referendum, così come lo sono migliaia di avvocati che in qualità di autenticatori stanno volontariamente consegnando gratuitamente alla democrazia di questo Paese centinaia di ore del proprio tempo e del proprio impegno.

Stiamo vivendo la più grande mobilitazione civile di questi ultimi decenni e molta parte della stessa politica ufficiale ancora non se n’è accorta e continua a far finta di niente anche se, lo dico con certezza assoluta, non sarà possibile per nessuno non vedere questa onda che vuole portare nelle mani di ciascun cittadino il diritto di poter scegliere una morte dignitosa.

Perché nessuno meglio di ciascuno di noi può sapere cosa è meglio fare quando le sofferenze diventassero insopportabili. Non può farlo un nostro parente, un nostro amico, il nostro compagno o la nostra compagna, tanto meno può farlo lo Stato o la Chiesa. Quello che accade oggi è in qualche modo paragonabile alle grandi mobilitazioni dei radicali degli anni ’70 del secolo scorso quando una società anni luce più avanti della politica costrinse il Parlamento a fare passi avanti decisivi.

Se è ormai acclarato dopo aver raccolto oltre 500.000 firme che vi è una totale trasversalità dei firmatari, sia per provenienza politica che per credo religioso, quello che è davvero emozionante è vedere le masse di giovani che firmano: le classi di età che con maggiore forza vengono ai nostri tavoli sono quelle degli appena maggiorenni e dei cittadini sotto i 30 anni.

In particolare sono le ragazze a vincere la palma d’oro della mobilitazione perché evidentemente è proprio tra le giovani che la consapevolezza diffusa della necessità di legalizzare la scelta di una morte dignitosa è maggiore. Ci sarà il tempo per analizzare cosa sta accadendo, dal punto di vista sociale e culturale.

Ora però dateci una mano a sfondare quota 1 milione di firme per rendere questa battaglia così potente da non potere essere rinviata.Perché, cari clericali di ogni risma, la notizia è che abbiamo già vinto.

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