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Tavolo vuoto in stanza

Attendere, Sperare, Immaginare. L’infinito presente dei figli di genitori detenuti.

Attendere. Ore in fila fuori, sotto pensiline dismesse. Attendere di varcare il cancello, per poi attraversare lunghi corridoi e arrivare in sala colloqui. Attendere di vederl* arrivare, per stringergli la mano, incrociare i suoi occhi, raccontare della vita che prosegue.

Sperare. Che torni presto a casa. Che venga a prenderl* a scuola come i genitori dei suoi compagni di classe. Che lo porti al mare a raccogliere conchiglie.

Immaginare. Un futuro in cui le distanze possano essere colmate.

Questi tre verbi sintetizzano la condizione di oltre 70.000 minori che annualmente, in Italia, si recano in carcere per incontrare uno o entrambi i genitori1. In Europa si stima siano almeno 2,1 milioni2. Si tratta di soggetti che si trovano indirettamente a scontare una pena (l’assenza del genitore) pur non avendo commesso alcun reato. Il trauma ingenerato dal distacco improvviso, unito ad una precoce immersione nei meccanismi di funzionamento dell’istituzione totale per eccellenza, incidono in maniera notevole sullo sviluppo psicofisico del minore, rendendolo ancora più vulnerabile e, per tale ragione, bisognoso di maggiore cura e protezione3.

Anche in questo contesto, la spinta ad accogliere tali istanze di tutela viene dal Terzo Settore, ponte tra le Istituzioni e la società civile: è l’associazione “BambiniSenzaSbarre Onlus” che, nel 2014, si fa promotrice della sigla di un Protocollo d’intesa denominato “La Carta dei diritti dei figli con genitori detenuti”, al quale hanno aderito anche l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e il Ministero della Giustizia. Coerentemente con gli scopi dell’associazione tale documento si preoccupa, da un lato, di diffondere la cultura della salvaguardia delle esigenze del minore figlio di genitori detenuti e, dall’altro, di coltivare spazi d’incontro e di riflessione sulla genitorialità in carcere.

La traiettoria su cui si muove questo strumento di cooperazione, infatti, è garantire il diritto/dovere del genitore detenuto di esercitare il proprio ruolo genitoriale, assicurando al minore un legame continuativo e affettivo, ove ciò non si ponga in contrasto con il best interest of the child. Al tempo stesso, tuttavia, si cerca di coinvolgere il tessuto sociale e territoriale (così come auspicato dall’art 7 delle Regole Penitenziarie Europee) non soltanto per evitare ricadute negative sulla vita del minore (in termini di abbandono scolastico o devianza minorile) ma, soprattutto, per riuscire ad avviare un processo di integrazione sociale che vada oltre le barriere del pregiudizio e della stigmatizzazione.

L’importanza del Protocollo può essere compresa ancora meglio se lo si inquadra, oltre che come prima Carta in Europa ad occuparsi della condizione dei figli dei detenuti, anche come traino per l’adozione della Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa n. 5/20184.

Il cammino iniziato conferma l’interesse verso la condizione dei minori figli di detenuti da parte degli attori istituzionali coinvolti e la volontà di accompagnarli verso un miglioramento delle proprie condizioni di vita: a dimostrazione di ciò, il protocollo è stato rinnovato sia nel 2016, che nel 20185.

Nella sua ultima versione6, la Carta si compone di 9 articoli inerenti, rispettivamente, a decisioni e prassi da adottare in materia di ordinanze, sentenze ed esecuzione della pena (Art. 1); visite dei minorenni all’interno degli Istituti penitenziari (Art. 2); altri tipi di rapporto con il genitore detenuto (Art. 3); formazione del personale dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile (Art. 4); informazioni, l’assistenza e la guida dei minorenni figli di genitori detenuti (Art. 5); raccolta dei dati che forniscano informazioni sui figli dei genitori detenuti, per rendere migliori l’accoglienza e le visite negli Istituti penitenziari (Art. 6); permanenza in carcere, in casi eccezionali, dei bambini qualora per il genitore non fosse possibile applicare misure alternative alla detenzione (Art. 7); istituzione di un Tavolo permanente composto dai rappresentanti dei tre firmatari (Art. 8); validità (art 9).

La nostra analisi si concentrerà soltanto su alcuni di essi, cuore pulsante della Carta.

Con riferimento alle visite dei minori all’interno degli istituti penitenziari, la questione si intreccia al tema della territorialità della pena (art 42 O.P.): se già l’Ordinamento Penitenziario prevede, di norma, che i detenuti siano allocati vicino alla loro dimora, famiglia o centro di riferimento sociale, sia l’art 2 della Carta che il punto 16 della Raccomandazione CM/Rec(2018)5 richiedono che la collocazione in istituto di un genitore venga effettuata tenendo principalmente in considerazione il mantenimento della relazione parentale (considerando sempre il superiore interesse del minore). A tal fine, i colloqui dovrebbero essere organizzati in maniera tale da non interferire con aspetti della vita quotidiana del minore, soprattutto con la frequenza scolastica (vedi anche il punto 18 della Raccomandazione), e in luoghi appositamente adibiti. Per tale ragione, l’art 2 al comma 4 prevede che ogni sala colloqui, seppure di modeste dimensioni, sia provvista di un’area dedicata al gioco e, laddove la struttura lo consenta, anche di una ludoteca. L’allestimento di uno spazio ad hoc per i bambini, destinato al colloquio, attenua la sensazione di isolamento ed esclusione generata dall’impatto con il mondo penitenziario, la quale potrebbe fare insorgere nel minore un atteggiamento di rifiuto verso l’incontro con il genitore. Seppure sono diverse le realtà carcerarie che, da Nord a Sud, stanno lentamente cercando di fare propri questi principi, anche adibendo appositi spazi verdi all’aperto, sia la pandemia da Covid-19 che la carenza di fondi a ciò destinati rischia di paralizzare l’opera di adeguamento (o di mettere fine a prassi virtuose come quella genovese de “La barchetta rossa e la zebra”)7.

Oltre a predisporre dei luoghi idonei, la Carta si preoccupa anche dell’effettività dell’incontro, organizzando un servizio di accompagnamento per i minori da 0 a 14 nelle specifiche ipotesi in cui manchi la disponibilità da parte di un adulto di riferimento: la presenza di volontari, ONG o assistenti sociali con funzione di accompagnamento, consente di mantenere una continuità affettiva tra il minore e il genitore.

Altro aspetto rilevante è senz’altro quello messo in luce dagli articoli 4 e 5, relativi alla formazione del personale penitenziario a contatto con i minori, soprattutto per quanto riguarda aspetti di notevole impatto emotivo come controlli e perquisizioni. Ci si preoccupa, quindi, di garantire un approccio culturale che sia in linea con le Carte sovranazionali che tutelano i minori, con le Regole Penitenziarie Europee (che affrontano la tematica rispettivamente agli articoli 72 e 81)8 e, da ultimo, con il titolo V della Raccomandazione del Comitato dei Ministri n.5/2018 del Consiglio d’Europa: non soltanto si richiede che i comportamenti del personale siano rispettosi della dignità dei minori e dei loro famigliari, o che siano di supporto attraverso il rilascio di informazioni e l’adozione di un atteggiamento “Child friendly”, soprattutto in fase di primo ingresso (vedi il punto 46), ma si dà anche importanza alle capacità empatiche e relazionali dello staff (vedi il punto 47)9.

Infine, l’articolo 8 riflette l’esigenza di un approccio multilivello attraverso l’istituzione di un Tavolo permanente che svolga attività di monitoraggio dell’attuazione del Protocollo e favorisca lo scambio di buone prassi a livello nazionale e internazionale. Attualmente il Tavolo è composto da rappresentanti del Ministero della Giustizia, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, dal Garante Nazionale per le persone private della libertà personale, dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dall’Associazione “BambiniSenzaSbarre Onlus”.

Se notevoli passi in avanti sono stati compiuti, anche grazie alla lungimiranza e alla perseveranza di realtà associative radicate sul territorio (si veda a titolo esemplificativo anche il contributo dato dalla nota associazione ”Telefono Azzurro” attraverso il progetto “Bambini e Carcere”)10 e ai numerosi progetti sulla genitorialità consapevole avviati in diversi istituti penitenziari, molto può essere ancora fatto.

Sebbene il presupposto fondamentale rimanga la concessione di misure alternative alla detenzione, così come sottolineato dalla Raccomandazione n.5/2018 e dalla stessa Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti, si ritiene non si possa prescindere da un approccio globale che coinvolga in maniera attiva il “mondo esterno” (le istituzioni scolastiche, le agenzie di controllo e il Terzo Settore) attraverso servizi di ascolto e di affiancamento modellati sui peculiari bisogni di tale fascia di popolazione. Insufficiente appare, a tal fine, la circolare adottata nel 2019 dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca che si limita ad includere le visite a genitori o parenti detenuti tra le eccezioni al monte ore di frequenza necessario per l’ammissione alla classe successiva11.

La pandemia da Covid-19, poi, ha inciso notevolmente anche sulle modalità di svolgimento dei colloqui in carcere tra genitori e figli: se per i detenuti comuni è stato possibile sfruttare le possibilità di contatto offerte dalle piattaforme online, per quelli reclusi in regime detentivo speciale ex art 41 bis la sospensione dei colloqui ha determinato un brusco arresto della relazione genitoriale, già ordinariamente compromessa dalle restrittive previsioni normative che disciplinano la vita di tale categoria di reclusi12.

In conclusione, l’atto di immaginare un futuro in cui le distanze possano essere colmate non può prescindere da un presente in cui i vissuti, i desideri e le speranze dei figli dei detenuti vengano ascoltati e accolti. Proprio l’ascolto, accompagnato da azioni politiche costanti ed effettive, potrebbe contribuire a rimuovere gli ostacoli materiali e normativi che ancora, oltre a generare diseguaglianze, interferiscono con un armonioso sviluppo della persona.

1 https://www.ilsole24ore.com/art/dietro-sbarre-sofferenza-invisibile-quella-figli-carcerati-oltre-70mila-incontrano-genitori-ACnRLEc

2 https://www.bambinisenzasbarre.org/il-consiglio-deuropa-unanime-per-i-diritti-dei-figli-di-genitori-detenuti/; https://childrenofprisoners.eu/the-issues/ .

3 Vedi anche Montecchiari T., Bambinisenzasbarre:la tutela dei minori figli di genitori detenuti in Minorigiustizia n. 1/2018, p. 115.

4 Vedi anche https://www.bambinisenzasbarre.org/chi-siamo/; https://www.bambinisenzasbarre.org/il-consiglio-deuropa-unanime-per-i-diritti-dei-figli-di-genitori-detenuti/ ; https://www.bambinisenzasbarre.org/carta-dei-diritti-dei-figli-dei-genitori-detenuti/; https://www.bambinisenzasbarre.org/3-rinnovo-della-carta-dei-diritti-dei-figli-dei-genitori-detenuti/ ; il testo della Raccomandazione è consultabile al link https://rm.coe.int/09000016807b3175 .

5 https://www.bambinisenzasbarre.org/3-rinnovo-della-carta-dei-diritti-dei-figli-dei-genitori-detenuti/

6 https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/protocollo-carta-figli-detenuti-20-11-2018.pdf

7 Per quanto riguarda l’edilizia carceraria in materia, vedi :

https://genova.repubblica.it/cronaca/2021/04/07/news/genova_nelle_sale_colloqui_del_carcere_arrivano_i_murales_per_bambini_ma_l_accoglienza_si_ferma-295433705/ . Vedi anche il progetto “Spazio Giallo”, diffuso dall’associazione BambiniSenzaSbarre Onlus https://www.bambinisenzasbarre.org/spazio-giallo-nel-carcere/ o ancora, per il Sud il “Progetto Peter Pan” presso il carcere di Rossano Calabro http://www.ristretti.it/giornale/numeri/42005/sprigionaregliaffetti.htm .

8 72.3 “The duties of staff go beyond those required of mere guards and shall take account of the need to facilitate the reintegration of prisoners into society after their sentence has been completed through a programme of positive care and assistance.”

81.3 “Staff who are to work with specific groups of prisoners – foreign nationals, women, juveniles or mentally ill prisoners, etc. – shall be given specific training for their specialised work”.

9 46. “Staff who come into contact with children and their imprisoned parents shall respect their rights and dignity. Prison administrations should select, appoint and resource designated “children’s and/or family officers” whose role should include support for children and their imprisoned parents, facilitate visits in childfriendly settings, provide guidance and information, in particular to children newly confronted with the prison environment, and liaise with relevant agencies, professionals and associations on matters related to children and their imprisoned parents.”

47. “Staff who come into contact with children and their imprisoned parents shall receive training in areas including how to respect children’s needs and rights, the impact of imprisonment and the prison setting on children and the parental role, how to support imprisoned parents and their children and better understand the specific problems they face, how to make visits child-friendly and to search children in a child-friendly manner”.

10 Vedi https://www.ilsole24ore.com/art/dietro-sbarre-sofferenza-invisibile-quella-figli-carcerati-oltre-70mila-incontrano-genitori-ACnRLEc ; https://azzurro.it/press/bambini-e-carcere-potenziare-il-digitale-per-continuare-a-tutelare-il-benessere-dei-figli-dei-detenuti-anche-nellemergenza-sanitaria/ .

11 https://www.tecnicadellascuola.it/figli-o-parenti-di-detenuti-emanata-la-circolare-sulle-assenze-da-scuola; sulla necessità di un approccio globale vedi anche https://childrenofprisoners.eu/the-issues/.

12 https://www.tecnicadellascuola.it/figli-o-parenti-di-detenuti-emanata-la-circolare-sulle-assenze-da-scuola

Mi sono laureata in giurisprudenza nel 2019, con una tesi di laurea sui trattamenti inumani e degradanti in carcere. La tutela dei diritti delle categorie più deboli e la partecipazione sociale sono le principali traiettorie su cui si instrada il mio percorso di crescita personale. Credo nel valore della formazione: per tale ragione, ho conseguito il diploma di Master in diritto e criminologia del sistema penitenziario nel 2020, con una tesi su “Giustizia riparativa e associazione mafiosa” e, attualmente, svolgo il Dottorato di ricerca presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Membro Yairaiha dal 2017.

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