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il primo giorno

IL PRIMO GIORNO, DI JACQUELINE WOODSON. UN LIBRO PER GLI INIZI.

Quando si inizia qualcosa si è spesso nervos* e impaurit*, ci si sente sol* e fragili e invisibili e al tempo stesso ingombranti. Succede spesso, ma soprattutto quando sei bambin* e inizi la scuola e “entri in una stanza e non c’è nessuno come te”1.

Il primo giorno, un albo scritto da Jacqueline Woodson e illustrato con uno spettacolo di colori da Rafael López, si apre con una bambina che socchiude una porta e guarda dentro. E’ timida e curiosa. Si chiama Angelina e ha i capelli neri ricci trattenuti da una fascia colorata . Nessun* ha i capelli come i suoi.

Poi c’è Rigoberto. A volte nessuno capisce le sue parole. Sono parole che parlano di un altro paese, e tutt* ridono.

Oppure sono le esperienze diverse, le vacanze senza viaggi nè souvenir; o il cibo che porti per pranzo, quello che tua madre ti ha preparato con cura ma che per gl* altr* è “strano”, poco familiare, benchè sia l’alimento principale di milioni di persone al mondo, e quegli sguardi sospettosi quasi non te lo fanno amare più.

A volte c’è un mondo che sembra fatto apposta per lasciarti fuori.

Ma poi arriva un giorno in cui la stanza è sempre quella e ancora nessun* è come te ma … inizi a raccontarti. E a poco a poco le tue storie ti aprono uno spazio, e ti permettono di ritrovare la forza della tua voce e di trovare qualcun* che non è prorpio uguale a te, ma un po’ sì.

Il primo giorno è arrivato in traduzione italiana a maggio del 2021, pubblicato da Nord/Sud. L’autrice del testo, Jacqueline Woodson, è una scrittrice Afroamericana autrice di 31 libri per bambin*, ragazz* e adult* in 25 anni di carriera e vincitrice di numerosi premi prestigiosi, fra cui ultimo in ordine di tempo il Premio Hans Christian Andersen alla carriera nel 2020.

E’ un albo illustrato che parla di primi giorni, di solitudini, di fatica e di coraggio. Rafael López raffigura le bambine e i bambini in modo dettagliato, realistico, non stereotipato; le sfumature di colore della pelle, le texture e i tagli dei capelli, i colori degli occhi, le espressioni del viso e i vestiti fanno sì che ogni bambin* possa vedersi rappresentato, possa dire “è come me!”. Questo ritrovarsi è di grande importanza per tutt* all’interno del percorso di costruzione di una immagine positiva di sé, ma è ancora più necessario e nutriente per chi non si vede quasi mai rappresentat* nei libri: le bambine e i bambini ner*, asiatic*, latinoamerican*, quell* che parlano anche lingue diverse dall’italiano, che mangiano cibi poco usuali nel posto in cui vivono, quell* che per qualche loro caratteristica sono sempre esclus* dai giochi. Senza cadere in quella invisibilizzazione delle differenze tipico della retorica del “siamo tutt* ugual*/siamo tutt* divers*/che bella la diversità”, questo libro mette al centro la forza dell’autonarrazione, dell’autorappresentazione e della condivisione necessarie per ritrovare la forza in se stess*. Per tutt*, ma soprattutto per chi nei libri di solito non è mai protagonista.

1Il testo in traduzione è (purtroppo) tutto al maschile sovraesteso.

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