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Visibilità Bisessuale: Liz Nania, autrice del primo simbolo Bisessuale

Liz Nania è un’artista nata e cresciuta a Boston che ha lottato per la visibilità bisessuale agli albori dell’attivismo bisessuale statunitense. Ha ideato i Biangoli (in inglese Biangles) il primo simbolo con cui le persone bisessuali si sono identificate politicamente. In questa intervista ho avuto il privilegio di conoscere meglio l’impatto del suo lavoro come attivista e la sua evoluzione artistica e di persona appartenente alla comunità LGBTQIA+. L’intervista è stata adattata e tradotta dall’originale.

Tommaso Mori: Chi è Liz Nania e come ti definiresti?


Liz Nania: sono un’artista visiva, un’insegnante di ballo, un’attivista e una lesbica sposata.

Sei l’autrice dei Biangoli, il primo simbolo adottato dalle persone bisessuali nella lotta per i propri diritti. Quando l’hai creato?

Il primo tentativo è stato nel 1985: avevo fatto coming out come bisessuale da circa 4 anni e andavo al Pride già da prima.

Ero politicamente attiva nella comunità Bi e volevo che la bisessualità fosse visibile. All’epoca c’erano alcune piccole organizzazioni ma visivamente non c’era nulla che permettesse di avere visibilità nel mondo.

Le spille erano uno dei modi con cui le persone lesbiche e gay comunicavano pubblicamente di essere out. In quel periodo era popolare una spilla smaltata a forma di triangolo rosa. A volte era di colore nero per le lesbiche: indossarla su una giacca di jeans o di pelle era un segnale forte. In quegli anni la bandiera arcobaleno non era ancora adottata come simbolo in maniera diffusa.

Io volevo che le persone bisessuali avessero un simbolo che fosse forte, politico e positivo. Volevo affrancare questi simboli dalle loro terribili origini e riportarli ad essere punti di forza e di orgoglio. Il mio simbolo era una variazione del triangolo rosa usato nell’Olocausto.

Che opzioni avevano le persone bisessuali all’epoca?


Mi ricordo solo due spille che avevano un minimo riferimento alla bisessualità.

Una diceva “Sono gay a metà” e tra l’altro la indossavo sempre: le persone al Pride mi chiedevano “Quale metà?” e io rispondevo “La mia dolce metà!” (ride).

L’altra diceva “Non sono gay ma la persona che amo sì” e quella era carina. All’epoca il messaggio era valido per me, ma era tutto declinato al negativo e rendeva la bisessualità invisibile. La bisessualità non riguarda quello che non sei: si basa viceversa su ciò che sei ed è per questo che ho creato il mio simbolo. È la totalità di ciò che siamo, non due parti separate.

Ho creato il simbolo con un triangolo principale color lavanda nel centro, e due trasparenze – una trasparenza rosa e una trasparenza blu – sovrapposte nel triangolo lavanda centrale. Ho visto spesso questo simbolo online con il triangolo centrale striminzito. Ma per me non avrebbe avuto senso rappresentare la bisessualità come una cosa minuscola tra due parti giganti: il simbolo serve a rappresentare la completezza della bisessualità per le persone bisessuali.

Com’è andato il tuo primo tentativo di creare una spilla bisessuale?

Ho provato a crearla con la creta: la prima spilla è venuta fuori un po’ tozza e sbilenca, avevo pure appiccicato il fermaglio sul retro con la colla. Era un pasticcio però rendeva l’idea!

Successivamente ho provato in un’altra maniera: avevo comprato della creta che non era possibile miscelare nel colore che volevo, perciò ho fatto alcune pin minuscole con del verde acqua. Era una combinazione di colori molto anni ‘80! Voglio dire, il verde acqua, il rosa e il viola erano ovunque negli anni ‘80! (ride)


Stavo cercando di ottenere due trasparenze che si sovrapponessero. Il fatto è che con il verde acqua e il rosa non crei il viola. È con il blu e il viola che ottieni il viola, o meglio, il color lavanda.

Perciò non ero soddisfatta con questo risultato. Alla fine sono riuscita a trovare l’azienda che faceva le spille smaltate a Seattle e ne ho ordinate alcune: ho descritto quello che volevo tramite una fotografia e alla fine sono riusciti ad ottenere il simbolo che volevo per la visibilità bisessuale.


Hai definito il colore al centro come lavanda. Mi chiedevo se fosse un riferimento alla “Lavender scare”, la persecuzione delle persone LGBTQIA+ negli anni ‘50.


Il colore lavanda era associato alle lesbiche e al gruppo “Lavender Menace”. Era anche associato agli uomini gay per via della lavender scare. Sentivo che quello era il colore scelto dalla comunità, quello con cui noi ci riconoscevamo dalla nostra prospettiva. Quando ho creato i Biangoli mi sentivo legata molto di più alla comunità queer che alla comunità etero. Volevo che ci fosse questa associazione visiva per dire che le persone Bi fanno parte della comunità a tutti gli effetti.

Cosa significano i vari colori del simbolo e come interagiscono tra di loro?


Ho letto un sacco di interpretazioni su Internet! Per me era molto ovvio: il rosa e il blu erano associati agli uomini e alle donne. Ho unito il rosa e l’azzurro per ottenere il colore lavanda. Se provi attrazione sessuale ed emotiva per le donne e gli uomini l’unione di queste esperienze porta al colore lavanda, tutto qua.

Volevo esprimere la completezza dell’essere bisessuali. Le persone bisessuali vengono spesso pensate come un po’ gay e un po’ etero e per me quel senso di totalità mancava dal discorso.

E per quanto riguarda le altre identità di genere?


All’epoca purtroppo le altre identità di genere o gli altri generi non erano temi molto presenti nella conversazione. Persino essere bisessuali era visto come un po’ radicale nella comunità lesbica e gay.

Mi ricordo che alla Marcia a Washington per i Diritti di Lesbiche e Gay del 1987 il comitato organizzatore aveva relegato le persone bisessuali alla fine del corteo, ed eravamo un paio di centinaia di persone.

Il gruppo trans fu messo dietro di noi e io lo lessi come un ordine gerarchico per importanza, e in tutta onestà trovai la cosa abbastanza brutta. C’erano forse 7 persone nello spezzone trans: oggi le definiremmo donne trans, ma non posso sapere come si identificassero effettivamente. Questa era la situazione all’epoca. Ho la sensazione che la comunità trans avesse molta meno visibilità in quegli anni. Io penso da sempre che la comunità bisessuale e la comunità trans siano alleate naturali in ogni modo possibile.

Nel 1987 si svolge la Seconda Marcia a Washington per i Diritti di Lesbiche e Gay. È anche la prima volta negli Stati Uniti che le persone bisessuali si coordinano a livello nazionale per marciare per i propri diritti. Com’era il clima politico?

Quell’evento era destinato ad accadere: c’erano tante organizzazioni bisessuali a livello nazionale. All’epoca il Pride era chiamato “Gay Pride” e basta, e diversi gruppi volevano chiamarlo “Gay and Lesbian Pride”. Come bisessuali sentivamo la necessità di essere incluse.

Per cui io e una mia amica ci siamo dette: “Perché non organizziamo qualcosa?”. Abbiamo iniziato a chiamare altri gruppi – al tempo non c’era Internet, era tutto fatto via telefono e tramite posta, e lasciamelo dire: è stata una lavorata! (ride)

Ma alla fine è successo e quando è accaduto è stato esaltante, se ci penso mi viene da piangere (si commuove) vedi? Tutte le persone erano arrivate il giorno prima da città piccole, ed era come stare in una stanza piena di persone introverse, era una situazione così insolita e rara! Ci trovammo all’Hotel Mayflower davanti a caffè e pasticcini.

Il giorno dopo ci incontrammo alla parata e ognun portò i propri striscioni. Da Boston ne avevamo portato uno con scritto “National Bisexual Network”. Il coordinamento non esisteva ancora ma era quello a cui puntavamo e un paio di anni dopo lo creammo: fu stupendo, da non credere.

Lo spezzone bisessuale della Seconda Marcia a Washington per i Diritti di Lesbiche e Gay del 1987. Liz Nania è visibile nella prima fila di persone sedute, la prima a sinistra.
Photo courtesy: Liz Nania

Com’era percepita la bisessualità in quel momento storico?

È difficile rispondere: non mi ricordo un’ostilità aperta contro le persone bisessuali negli spazi gay. Le persone bisessuali non sono visibili come bisessuali e in un bar gay si da per scontato che tu sia omosessuale. Le persone con cui stavo erano all’epoca lesbiche o uomini etero e ognun aveva un’opinione personale su cosa fossero le persone bisessuali.


Le donne con cui stavo non pensavano che io fossi bisessuale, mi dicevano “Non sei ancora fuori dall’armadio, sei una lesbica!” e io pensavo “Non ho nemmeno intenzione di rispondere, perché non è vero! Io sono bisessuale”. Veniva detto in una maniera molto sdegnosa. Le persone bisessuali erano molto più interessate al giudizio della comunità queer che di quella etero.

Correvamo molti più rischi nell’essere e nell’apparire queer in maniera dichiarata in un modo eteronormato: essere out significava esporsi alla violenza altrui, poter perdere il proprio posto di lavoro e mettere molto in gioco. Consideravamo la comunità una casa ed avevamo emotivamente bisogno dell’accettazione da parte di gay e lesbiche.

Hai condiviso con me la scansione di un foglio di appunti in cui compare una bozza della versione più famosa dei tuoi Biangoli. Puoi raccontarmi di più sugli appunti che stavi raccogliendo?

Ho tre pagine di appunti di quando stavamo organizzando la marcia bisessuale nazionale. Pensai “Ma perché non trasformiamo i Biangoli in una spilla tonda?”. Feci uno schizzo e scrissi a mano “Bisexual Pride” e aggiunsi una nota accanto che diceva “Grigio?”. So per certo che questa è la primissima bozza perchè la spilla non ebbe mai lo sfondo grigio. Chiamai poco dopo uno stampatore: i calcoli che vedi sulla pagina riguardano i costi perché pagai tutto di tasca mia. Riguardava questo: appunti per l’organizzazione a livello nazionale delle persone bisessuali.

Photo courtesy: Liz Nania

Sono stata io che ad un certo punto ho fatto un bozzetto e ho deciso che avevamo bisogno di questo simbolo: morivo dalla voglia di realizzarlo! Non prevedevo che diventasse un simbolo noto a livello mondiale. I primi tentativi di realizzare i Biangoli erano qualcosa che avevo realizzato per il Boston Bisexual Women’s Network: vendevo le spille alla colazione annuale prima del Pride e quella fu l’unica maniera in cui tante persone conobberoi Biangoli per molto tempo.

E poi ci trovammo ad organizzare la marcia a Washington e decisi che avevamo bisogno di qualcosa di più specifico, non solo quel piccolo simbolo. Qualcosa che dicesse anche “Bisexual Pride”, niente di carino o furbo, niente “gay a metà”: qualcosa che avesse dignità.

Fu lì che scrissi a mano le lettere sul simbolo. Per quella spilla lavorai con uno stampatore in modo da assicurare che fosse più vicina possibile alla mia visione. La t-shirt fu lo sviluppo successivo. Fu quando creai queste spille che i Biangoli furono distribuiti a livello nazionale.

Piacquero così tanto allo stampatore che si appropriò letteralmente del simbolo e iniziarono a stamparci altre cose.

Photo courtesy: Liz Nania
In che senso?

Lo stampatore era uno stampatore locale, e apprezzò così tanto il simbolo dei Biangoli che lo usò per altre spille! Lo vidi nel nel loro catalogo: era completamente a caso, non era associato assolutamente con la bisessualità, tipo “Che carino, mettiamoci sopra il disegno di un pino!”

Ero esterrefatta! Li chiamai e dissi di piantarla perché il simbolo doveva essere associato solo con la bisessualità. Mi rivolsi poi all’ufficio brevetti per proteggere il simbolo: mesi dopo mi risposero che avevano rifiutato la pratica. L’ufficio disse che il simbolo era troppo generico e che non potevano darmi un brevetto per triangoli sovrapposti di quel colore. Volevo che fosse usato solo dalle organizzazioni bisessuali: non mi interessava che altri gruppi lo utilizzassero, anzi, anche perché non avevo interesse a farci soldi. Ho visto recentemente su Etsy che qualcuno ha rifatto la spilla e sapevo che non era la mia perché il punto esclamativo era sbagliato! Ma mi piacciono le nuove versioni, significa che il simbolo continua a vivere!

I Biangoli hanno anche ispirato la creazione di un altro simbolo bisessuale fondamentale. Michael Page, l’autore della bandiera bisessuale, ha dichiarato di aver preso i colori bisessuali e la loro sovrapposizione dai tuoi Biangoli. Cosa ne pensi?

Sono molto onorata che i colori che ho scelto siano sopravvissuti alla prova del tempo! Mi piacerebbe solo che la striscia centrale della bandiera fosse più grande e che i colori fossero più trasparenti e sovrapposti da un punto di vista politico e di design! (ride) È interessante vedere come siano state le bandiere a diventare il simbolo maggiormente adottato, e non i design grafici.

In chiusura, oggi ti identifichi come lesbica femme: come si è sviluppato il tuo percorso?

Ho fatto coming out come bisessuale a 24 anni e all’epoca non era particolarmente tardi, molte persone facevano coming out a quell’età. Realizzai quasi subito che ero decisamente bisessuale e nel giro di qualche anno diventai politicamente molto attiva e molto connessa alla mia identità Bi.

Avevo relazioni sia con donne che con uomini: nessun di loro era bisessuale, ma quella fu la mia esperienza all’epoca. Sei anni dopo aver fatto coming out come bisessuale iniziai una relazione con una lesbica butch per cui avevo perso la testa e di cui ero perdutamente innamorata. Siamo state insieme per molti anni: dopo che mi innamorai di lei non fui mai più attratta da un uomo.

Mantenni la mia identità bisessuale per circa altri otto anni perchè per me era molto importante. Ero politicamente attiva, credevo fortemente nella visibilità bisessuale e non era nulla a cui potessi riferirmi come “solo una fase”: la natura della bisessualità per me non si basa sul voler un po’ di tutto nello stesso momento, quello è lo stereotipo, pensavo quindi di avere in me il potenziale di voler frequentare gli uomini di nuovo.

La verità è che non ebbi più voglia di avere relazioni con uomini perché scoprì di essere profondamente attratta dalle lesbiche butch a dalle donne con un’espressione di genere mascolina. Molti anni dopo decisi di dismettere la mia identità come bisessuale perché letteralmente non sono più bisessuale e per me da quel momento in poi è stato così.

Ma ovviamente io adoro la comunità bisessuale, mi sento molto legata e connessa ad essa: non siamo noi a scegliere il nostro orientamento sessuale e non è possibile scegliere le nostre attrazioni.

Per certi versi sento che essere lesbica, avere quella identità, è più semplice che essere bisessuale perchè le persone lo capiscono di più. Ho la sensazione che fosse più difficile essere bisessuale sotto certi punti di vista. Ho scelto una scappatoia? No, ma in alcune maniere è effettivamente più semplice, anche se purtroppo vedo nuove forme di bullismo nella comunità LGBTQ.

Spesso ho la sensazione di non avere niente da offrire alla comunità bisessuale in quanto non è più la mia comunità, e le persone bisessuali potrebbero vedere la mia esperienza e dire “Non è più bisessuale!” e vedere la cosa come una minaccia. So che a Boston qualcun ha usato il termine “Hasbian” (ndr: gioco di parole tra “Has been” e “Lesbian”) per indicare chi si identificava come lesbica e poi ha capito di essere bisessuale. (ride)

È possibile navigare attraverso le identità: basta solo farlo con attenzione, cura e gentilezza.

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