TOP
DDL ZAN

Ddl Zan: Cos’è il concetto di mente monoculturale?

Non avrai altro Dio all’infuori di me
Spesso mi ha fatto pensare
Genti diverse venute dall’Est
Dicevan che in fondo era uguale

Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male
Credevano a un altro diverso da te
E non mi hanno fatto del male

-Il testamento di Tito, Fabrizio de André

Ogni cultura -passata, presente e futura- è pura soggettività; la natura stessa dell’essere umano è sempre culturalmente situata nei confini di un qui e ora. (Anolli, 2011). Secondo questo assunto, l’idea che esistano culture più importanti di altre è ontologicamente falsa.

La cultura, infatti, è per prima cosa esperienza. Totale e avvolgente. Siamo immersi in essa costantemente: da ciò che mangiamo alle medicine che prendiamo, al modo con cui guardiamo una donna. È un’esperienza invisibile, poiché nella maggioranza delle situazioni avviene in modo implicito e, spesso, inconsapevole. Non ci rendiamo conto del flusso dell’esperienza culturale (soprattutto della nostra, quella in cui siamo nati). La viviamo così com’è, senza pensarci troppo. Solo la comparsa di eventi insoliti o atipici, spesso associati alla presenza di persone provenienti da altre culture, attiva in noi processi di riflessione e di approfondimento” (Anolli, 2011, p. 3)

Ognuno di noi è allo stesso tempo tradizione e innovazione. “Da questa condizione deriva il paradosso della cultura. Da un lato, essa è un dispositivo molto potente per regolare le differenze (tendenza centripeta); dall’altro, essa stessa genera e moltiplica le differenze (tendenza centrifuga).” (Anolli, 2011, p. 20). Questo paradosso è generatore di complessità e non di scissione quando viene scoperta, capita e assimilata una verità fondamentale: la diversità non è un’entità, ma una relazione (Anolli. 2006a). La diversità è il risultato di un contatto umano; lo scambio, il progresso e il cambiamento sono possibili solo in quanto l’universo è generatore di differenze. La cultura è un’invenzione umana che si è evoluta attraverso una serie progressiva, ma non graduale, di cambiamenti a livello genetico, biologico, psicologico, linguistico, sociologico, scientifico e giuridico. La gerarchizzazione delle culture è una pura illusione, dal momento in cui ogni essere umano partecipa soltanto all’appropriazione di un’infinitesima parte di ciò che è la cultura umana.

Mentre il bambino, intorno ai tre/quattro anni, comincia a capire che il proprio pensiero e la propria soggettività sono diversi da quelli delle altre persone, capita che l’adulto, nel tempo, regredisca e si chiuda nuovamente una fase mentale egocentrica e monoculturale. Il concetto di mente monoculturale va oltre l’appartenere nel concreto ad una singola cultura; esso si riferisce anche a come la nostra mente si relaziona con ciò che ancora non conosce e comprende.

La mente monoculturale è una mente al singolare, nel senso che ha come unico riferimento l’area geografica e il periodo storico in cui è inserita; è una mente che rispecchia l’inevitabile limitatezza della società che l’ha modellata(Anolli, 2011). Tolte alcune realtà familiari, multiculturali dalla nascita, tuttз noi veniamo al mondo dotati di una mente monoculturale, poiché abbiamo radici che spesso affondano in una sola cultura nazionale. Tuttз noi portiamo dentro tradizioni, ricordi e insegnamenti personali, che ci proteggono e ci aiutano ad orientarci nella complessità dell’esistenza. Cosa succede, però, quando ciò che abbiamo interiorizzato diventa l’unica lente con cui siamo in grado di esaminare il mondo, e le differenze che esso contiene? L’interrogativo sorge quando ciò che è diverso da noi ci indispone, scandalizza e sconvolge. Quando l’opinione diventa dogma, e la mente monoculturale si rifiuta di lasciare spazio alla pluralità delle esperienze umane. Allargando maggiormente il quesito, cosa accade quando non è tanto il singolo, quanto uno Stato democratico, a rifugiarsi in una visione monoculturale dell’essere umano? La risposta, purtroppo, la sappiamo già. Accade che una parte della cittadinanza, non rientrante nelle categorie della classe di pensiero dominante, sia invisibile e di fatto inesistente.

Il Ddl Zan è una proposta di legge contro l’omobitransfobia, le discriminazioni basate sul genere, l’identità di genere, l’orientamento sessuale e l’abilismo; nasce come estensione dell’applicabilità della legge n.205/93, conosciuta come legge Mancino, che sanziona l’incitamento all’odio, alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi etnici, razziali e/o religiosi. Il disegno di legge è stato presentato per la prima volta alla Camera il 2 maggio 2018, dal deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, e approvato il in prima lettura il 4 novembre 2020. Da quel momento, il Ddl Zan è fermo al Senato, vittima di cieco ostruzionismo e sterili emendamenti che puntano ad affossarlo. A ledere ulteriormente la dignità- e l’importanza- di questo disegno di legge e di tutte le persone che rappresenta e mira a tutelare, si accompagna una deplorevole rassegna stampa e una comunicazione istituzionale online basata principalmente sulla diffusione di fake news, tweets e post su Facebook. Ancora una volta, sono i giovani a tentare di diffondere e preservare la veridicità delle informazioni trasmesse. Ancora una volta, sono i giovani a dover far fronte a uno Stato incapace di proteggere parte della propria comunità.

Alessandro Galbiati ha venticinque anni, è laureato in giurisprudenza presso l’Università Statale degli Studi di Milano, è Consigliere comunale di Cernusco sul Naviglio e, dal 2020, segretario del PD di Cernusco. Da quando aveva quindici anni, Alessandro è iscritto al Partito Democratico e nel 2017, quando si è candidato come Consigliere comunale, è stato il secondo più votato di tutta la città. È tra i fondatori dei Giovani Democratici, e ha sempre portato all’interno del partito freschezza, innovazione e carisma.

Alessandro Galbiat

In molti si ostinano a dire che il Ddl Zan non serva, siccome i reati di incitamento all’odio sono già sanzionati dalla legge Mancino del 1993. Sicuramente il Ddl Zan da solo non basta, ma che serva è indubbio. Il Ddl Zan è un aggravante, e per modificare una legge- in questo caso la legge Mancino- è necessario crearne un’altra. Dal momento in cui esiste già un aggravante per incitamento all’odio razziale, politico e religioso, perché non ci può essere per il genere, il sesso, l’identità di genere, la disabilità e l’orientamento sessuale? È chiaro che il Ddl Zan presuppone e simboleggia una scelta: mostra la volontà di fermare -o perlomeno rendere più sanzionabili a livello penale- le decine di aggressioni che avvengono ogni anno a sfondo omobitransfobico, abilista e misogino. Come si può fingere che in Italia non ci siano atti di violenza con l’intento di offendere, denigrare e ferire nello specifico persone con disabilità fisica e\o mentale, donne, membri della comunità LGBTQ+? Dire che il Ddl Zan non serve è una bugia, e soprattutto è un ulteriore atto di violenza nei confronti di tuttз coloro che in questo paese non si sentono al sicuro.

Viene anche criticato il fatto che, secondo alcuni, il Ddl Zan metta a rischio la libertà di pensiero, motivo per cui nel disegno di legge, l’articolo 4 recita “Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a de terminare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

Non ha senso questa preoccupazione; la libertà di pensiero è già protetta e sancita dalla nostra Costituzione, e l’incitamento all’odio, come dicevo prima, è già punito di per sé. In questi mesi ne ho lette di ogni: “Con il Ddl Zan diventerà reato dire che ad un bambino serve una mamma ed un papà” “Con il Ddl Zan si legalizzerà la pedofilia”. Ma ci rendiamo conto? È chiaro che si potrà continuare a pensare che l’unica famiglia giusta al mondo sia quella patriarcale e nucleare, e non è che ad oggi tu possa incitare tuo figlio a picchiare un bambino di una famiglia arcobaleno. Il Ddl Zan non mette a rischio la libertà di pensiero né di parola, e le forze politiche in opposizione lo sanno benissimo. Giocano con l’incapacità di moltз italianз di comprendere il contenuto reale di un testo, e manipolano timori e paure per ottenere consensi.” (Alessandro Galbiati).

È paradossale e gravissimo che, sospese le opinioni personali, numerose forze politiche ritengano che la protezione -fisica, sanitaria, mentale, civile, sociale- di una grande parte della popolazione valga meno di qualche voto reazionario. “Prima gli italiani!”. E tuttз noi cosa siamo?

Renzi, ad un certo punto, ha deciso di ostacolare il Ddl Zan e di mettersi di traverso, coordinandosi per rallentarne l’approvazione. Ci si chiede dove sia finito il fervore umano che mostrava durante la campagna per le unioni civili. Inizio ad avere seri dubbi che il Ddl Zan passi, anche perché il governo Draghi non metterà mai la fiducia su questa proposta di legge. Draghi si è esposto in merito alla lettera del Vaticano, ribadendo che l’Italia è un paese laico. Ma la sua presa di posizione si è fermata lì. Si sta portando avanti un gioco alla modifica che è irrisorio e irrilevante. Se il Ddl Zan dovesse tornare alla Camera, è probabile che venga definitivamente bloccato. In Italia, questo giochino legislativo è vecchio: serve per far morire le leggi. Io stesso, pur di farlo passare, mi sono interrogato sulla possibilità di una modifica del testo di legge. Ma ci si può davvero fidare di un Salvini e di un Renzi? Io temo di no. Quindi avanti tutta, senza guardarsi indietro. Anche perché ricordiamoci che l’Articolo 3 della nostra Costituzione- in assoluto il mio preferito- recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

La Repubblica non sta adempiendo al suo dovere, perché l’Italia non è un paese in cui chiunque ha il diritto di essere se stesso senza temere per la propria incolumità. Sarebbe bello per tuttз non avere bisogno del Ddl Zan, ma la realtà dei fatti ci urla che non è così. Per quanto ancora preferiremo far finta di nulla? L’errore più grande che a mio parere è stato fatto con il Ddl Zan è un’ipersemplificazione, mutata spesso in falsificazione, dei contenuti del disegno di legge. Non basta postare una foto con #arcobaleno per risolvere le controversie legate al Ddl Zan; serve uno sguardo critico, serve capacità di dialogare e di smontare l’opposizione con il ragionamento, e non con l’esclusione o la denigrazione. Definirei l’Italia un paese omobitransfobico? Certo, e pure razzista, misogino e abilista. Ma non è solo questo: l’Italia è anche innovazione, speranza e desiderio di cambiamento. È partecipazione, bellezza, storia e giustizia. Io credo nell’Italia e negli italianз. C’è però bisogno di un profondo cambiamento della struttura dei valori portanti, e di una maggiore tutela di una buona parte di cittadinз. Perché, così com’è, se dovesse cambiare il Governo, l’Italia rischia di diventare un paese che segue le orme della Turchia.” (Alessandro Galbiati)

Come già, rispetto all’aborto, stiamo seguendo da tempo le drammatiche e pericolose orme della Polonia. In un paese civile, che ha istituito nel 1978 la legge 194 sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza entro le prime dodici settimane, è legale che circa il 70% dei ginecologi sia obiettore di coscienza? Con un picco di oltre il 92% in Molise? Come può un’opinione personale mettere a rischio un diritto civile e sociale sancito dalla legge, all’interno di uno Stato laico e democratico, obbligando tantissime donne a prendere in considerazione la via dell’aborto illegale? Perché tutti questi ginecologi non scelgono un’altra specializzazione? E perché, dal momento in cui ciò non avviene, lo Stato non è in grado di garantire alla popolazione femminile la presenza, all’interno delle strutture sanitarie, di tre ginecologi non obiettori di coscienza a fronte di uno antiabortista? L’Italia si è sempre costruita su diverse domande che non trovano umana risposta.

Prima pagina, venti notizie
Ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
Si costerna, s’indigna, s’impegna
Poi getta la spugna con gran dignità

-Don Raffaè, Fabrizio De André

Da una parte, subire sistematicamente giudizi di genere e di ruolo, i famosi “ma una donna deve\ non deve”, “con una donna si può, non si può”, e tutte le conseguenze di ordine psicosociale che ne deriva; dall’altra, essere prive di voce – anche rispetto a questioni che riguardando esclusivamente noi– e spesso, invisibili, ma non intoccabili. Questo significa vivere in una cultura patriarcale occidentale. Essere costantemente al centro di un’attenzione morbosa, sessuale e giudicante, ma nel mentre vedere che i propri diritti, in primis il diritto alla vita, non sono garantiti. Quando i giornali parlano di femminicidi, c’è chi si stupisce. Ma di che cosa ci dobbiamo stupire ormai? Ogni giorno ci sono dei femminicidi, ogni giorno. Negli ultimi giorni ce ne sono stati sette, ma vi sembra possibile? Io non mi stupisco più, io soffro e mi incazzo, mi incazzo e soffro. Perché in Italia così tante donne denunciano violenze trascorso molto tempo, o non denunciano affatto? Perché siamo un paese in cui denunciare risulta essere più pericoloso che non farlo. Quante volte abbiamo letto storie di donne che, dopo aver denunciato diverse volte a vuoto, sono state uccise? Una donna che denuncia, per essere davvero presa sul serio, deve prima morire. Non mi interessa il discorso “not all men”. Certo che not all men, non avete scoperto l’acqua calda. Mi preme invece avere uno Stato consapevole del fatto che le sue donne vengono uccise con la leggerezza con cui un bambino schiaccia una formica; mi preme avere uno Stato che agisca immediatamente a livello normativo e culturale, che riconosca il fenomeno e che tenti di combatterlo con tutti i mezzi a disposizione. Settantasette femminicidi dall’inizio del 2021, settantasette. Siamo ossessionati morbosamente dal guardare e dal punire, ma non ci interessa mai l’educare. Come si fa a non comprendere che bisogna partire dall’asilo ad insegnare la parità di genere, il valore delle differenze, il rispetto per la vita e per la fragilità, l’empatia. Tutti questi femminicidi sono la punta di un iceberg culturale e sociale che vede ancora la donna come un vezzoso attributo dell’uomo. Mi sarebbe tanto piaciuto che da piccola qualcuno mi avesse detto “puoi essere tutto quello che vuoi, sei libera”. Non è andata così. I genitori possono impegnarsi al massimo per trasmetterti l’importanza di essere se stessi, ma se entri all’interno di un gruppo classe che non la pensa così? Spesso le opzioni sono: omologazione vs esclusione. Non è facile per un bambino/a correre il rischio di farsi schiacciare pur di essere se stesso/a. Tutt’ora io, a ventisei anni, faccio fatica ad essere me stessa in tutti gli ambienti sociali in cui ci trovo. Mi piacerebbe andare a lavoro senza reggiseno? Certo. Lo farei mai? Assolutamente no, perché il terrore che qualcuno mi giudichi, mi discrimini e/o me lo faccia notare è più forte.” (Eleonora Fiorillo)

Eleonora Fiorillo ha venticinque anni, e anche lei lavora nel PD di Cernusco e con i Giovani Democratici. È laureata in Lingue, Letterature Straniere e Comunicazione alla Cattolica di Milano. Eleonora sceglie attentamente le parole da utilizzare, una ad una. È una di quelle poche persone che crede ancora nel valore assoluto della complessità del linguaggio, e ascoltarla parlare è un’emozione.

Per la preparazione della diretta fatta con l’onorevole Zan, tramite la pagina Facebook del Partito Democratico di Cernusco, ho avuto una difficoltà enorme a trovare statistiche riguardanti aggressioni a persone disabili. Per meglio dire, non ne ho trovate. Perché non esistono? Non direi proprio. Perché non fanno notizia. Una delle problematiche legate a questo disegno di legge è stata l’equazione Ddl Zan = bandiera arcobaleno. Perché dell’abilismo non ha parlato quasi nessuno? Si è nominato il tema della malattia mentale? Qualcuno è mai andato da dei signori anziani a dire che il Ddl Zan è anche a protezione loro? L’abilismo si manifesta in diverse maniere: tramite barriere architettoniche, tramite servizi insufficienti per l’inclusione della diversità mentale e fisica, tramite il pensiero “massi ormai sono vecchi, la loro vita vale di meno”, tramite un linguaggio dispregiativo e stigmatizzante come “sei un pazzə, un malatə di mente, un down, un handicappatə”. Con quanta leggerezza e ignoranza si utilizzano i termini nevroticə, depressə, schizzatə. Giochiamo con le malattie mentali come se fossero figurine di un album che non esiste.

Non comprendiamo la stigmatizzazione che portiamo avanti ogni giorno chiamando qualsiasi persona che è egocentrica, antipatica o egoista “narci”. Ormai è una moda dire “il mio ex narcisista…”. Ma lo vogliamo capire che il disturbo narcisistico di personalità è una malattia mentale? Non è cattiveria, non è una scelta, non è essere stronzз. Qualcuno ha mai detto ad una persona che soffre di cecità che il Ddl Zan potrebbe aiutarlo a richiedere, come è suo diritto, che in ogni ristorante sia presente un menù scritto in codice Braille? È mai stato spiegato a una persona che subisce discriminazioni e/o violenze per avere avuto una malattia mentale che potrà proteggersi grazie a questo disegno di legge? Ovviamente no, perché di disturbi mentali in Italia, nel 2021, ancora non si parla, se non per regalare stigmatizzazione sciocca e gratuita. E perché la popolazione anziana e disabile intenerisce tuttз, ma interessa a pochз. L’Italia non è un paese per vecchi, né per persone fragili” (Eleonora Fiorillo)

Abilismo è dire a una persona che soffre di depressione “è che per stare meglio bisogna volerlo, perché volere è potere”. Abilismo è basare un intero sistema educativo sulla competizione, lasciando indietro dalle elementari chi fa più fatica ad imporsi o chi si concentra su se stessə, e non sugli altrз. Abilismo è pensare che le persone con disabilità fisica e/o con sindromi genetiche non possano desiderare, ed effettivamente avere, una vita sessuale. Abilismo è scrivere un articolo su Repubblica come “La forza e la fragilità: Pellegrini infinita, e la Biles in tilt”.

Una delle altre controversie spinose che riguardano l’approvazione del Ddl Zan è la posizione femminista. Prima di tutto, è necessario specificare che è una minoranza del movimento femminista non intersezionale, con una forte connotazione generazionale (spesso, over 50) e rappresentata dall’associazione nazionale Arcilesbica, ad essere contraria al Ddl Zan. Il nodo della questione è racchiuso in queste tre righe del disegno di legge: “d) per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­ l’aver concluso un percorso di transizione.”

Quali sono i timori principali associati a questo indipendentemente? A) che sbiadisca il concetto genere femminile biologico; B) che vengano messe in pericolo le vere donne. È la famosa storia, raccontata con fervore anche dalla Lega, che recita: “Paolo, uomo di 95 chili, oggi si è svegliato e ha deciso che si sente donna. Con il Ddl Zan, Paolo, che oggi ha deciso di sentirsi Paola, potrà entrare negli spogliatoi femminili”. L’idea di base è che una donna transgender che non ha ancora terminato il percorso di transizione, non sia una vera donna; quindi, la sua identità viene paragonata a quella di un uomo eterosessuale cis gender che un bel giorno di sveglia sentendosi donna. Sorvolando la violenza e la stupidità di questo pensiero, c’è bisogno di fermarsi un attimo perché:

  1. Nessuna donna transgender si definirebbe mai donna biologica. Il concetto dualistico biologico di uomo-donna è calorosamente protetto. Rispetto al senso più ampio del termine, non è una vagina biologica a renderti donna, dal momento in cui oltretutto si parla di identità e non di sesso.
  2. Il punto B è discriminante nei confronti degli uomini (sei nato biologicamente uomo e quindi, anche se sei una donna transgender, sei pericolosa per noi donne vere). E, in ogni caso, non riguarda l’approvazione o meno del Ddl Zan.

Il Ddl Zan dice soltanto che una donna o un uomo transgender hanno il diritto di riconoscersi tali indipendentemente dall’aver terminato il percorso di transizione, e che se subiscono violenze a sfondo transfobico, alla pena del reo deve essere aggiunta l’aggravante per transfobia, anche se il percorso di transizione della vittima non è si è ancora concluso. Il Ddl Zan NON PARLA di spazi comuni, non parla di sport, carceri e bagni misti. Il Ddl Zan NON PARLA di utero in affitto, adozioni o altro. Il Ddl Zan sancisce il diritto all’identità e tenta di proteggerlo. L’identità è “il senso proprio dell’essere come entità distinguibile da tutte le altre” (Anolli, 2011, p.28), è un processo dialogico tra stimoli interni ed esterni in continua evoluzione, non è un’entità oggettiva che si può imporre o rifiutare. Negare l’identità ad una persona significa negarle la possibilità di esistere. Sarebbe auspicabile che almeno lo Stato italiano fosse in grado di comprenderlo. E sarebbe altrettanto auspicabile che l’opposizione- femminista, leghista o renziana che sia- fosse in grado di discutere del Ddl Zan senza dover per forza inventare cazzate. Perché, mentre si dilettato ad inventare la fake news del giorno, le aggressioni, i femminicidi e gli atti di bullismo vanno avanti.

Per me difendere i diritti significa proteggere la dignità di ogni persona, e la sua libertà. Una delle questioni che mi sta più a cuore riguardante il Ddl Zan è quella della cultura, ossia la necessità di creare e spiegare una cultura della diversità, a partire dalle scuole. Gli adolescenti di oggi sono molto più inclusivi e consapevoli di quanto non lo siano gli adulti che cercano di educarli. Mia sorella, che ha iniziato adesso il liceo, mi dice tranquillamente “la mia compagna di classe è bisessuale”. Una parte di ragazzз ha iniziato ad avere una presa di coscienza di sé già da molto giovane. E lo (di)mostra anche nel concreto, rivendicando la libertà di poter essere. Questo, però, non significa minimamente che siano tutelatз e protettз in questa rivendicazione. Anzi, ogni giorno rischiano di subire atti di bullismo e discriminazioni, e non solo dai compagnз di classe. C’è il gruppo scout, la squadra di calcio, il corpo insegnanti, Internet. Esistono ragazzз più fragili di altrз, che magari non conoscono realtà e centri di aggregazione inclusivi, e che quindi, senza un supporto affettivo, non riescono a fare coming out, per timore di ripercussioni. Il focus non deve essere sulla punizione, ma sulla prevenzione.

Abbiamo delle generazioni che comprendono l’intersezionalità delle situazioni di disagio che vivono: sono pronti per cambiare, stanno solo aspettando che gli adulti forniscano loro gli strumenti, a partire dagli asili, con modalità e contenuti coerenti e adatti a ogni fascia di età. Portare avanti una cultura della diversità non significa, come dicono, far scambiare i vestiti ai bambini, o insegnare loro la fantomatica- e inesistente- teoria gender. Significa non schiacciarli con i nostri pregiudizi, e lasciarli liberi di poter giocare con bambole, fango e macchinine, senza dover rinchiudere la fantasia e l’identità in stereotipi di ruolo e/o di genere. Rispetto alle polemiche riguardanti le scuole, la giornata mondiale contro l’omobitransfobia esiste già, ed è il 17 maggio. Ogni insegnante avrebbe semplicemente la possibilità di confrontarsi con i proprз alunnз rispetto ai temi della diversità, dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Si potrebbe parlare di come, nei campi di concentramento e di sterminio nazisti, gli omosessuali maschi venissero marchiati con il triangolo rosa, mentre le donne omosessuali -insieme ai malati di mente, ai disabili e alle prostitute- con il nero, quello degli asociali.

In ogni caso, la possibilità di parlare di questi argomenti rimarrebbe una scelta da stipulare in precedenza nel patto educativo, proprio come la scelta di parlare dell’Olocausto durante la Giornata della Memoria o della caduta delle Torri Gemelle l’11 settembre. L’unica cosa che nelle scuole è stata imposta per anni è il crocifisso. La questione della mascolinità tossica non riguarda solo le donne e l’orientamento sessuale. Ci sono un sacco di ragazzi eterosessuali che non si riconoscono nei valori e negli attributi che per la nostra società dovrebbe possedere un vero uomo. Creare informazione e consapevolezza riguardo gli stereotipi di genere deve essere una priorità educativa. Deve essere una priorità nei luoghi di lavoro e nelle carceri. Chi è contro al Ddl Zan ha paura della rottura di questi schemi. Ma questa paura non può vincere sul diritto alla fluidità di genere. Il valore di un uomo non può più dipendere dalla sua capacità- e volontà- di imporsi. (Michele Albiani).

Michele Albiani è un attivista LGBTQ+ di trentatré anni, e da sei anni è il Responsabile dei Diritti del Partito Democratico di Milano; è anche candidato al Consiglio Comunale di Milano per le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021. Grazie al suo lavoro, nel 2018 il PD nazionale ha aderito a tutti i Pride d’Italia. Michele è anche operatore al Milano Check Point, uno spazio che si occupa di salute sessuale. Il suo desiderio, e obiettivo, è quello di creare una Milano sicura e inclusiva, in cui tuttз possano essere e diventare quello che desiderano.

L’altro tema che mi sta più a cuore rispetto al Ddl Zan è quello delle case rifugio. In Italia c’è un altissimo numero di giovani LGBTQ+ che non ha una casa, perché è stato cacciato dalla famiglia. E sono ragazzз che, se non recuperi subito, è difficile agganciare dopo. Si crea quindi un’intersezionalità di questa esclusione con le malattie mentali, ed in particolare con la tossicodipendenza. E dall’utilizzo occasionale di sostanze si passa all’abuso non solo di droghe come l’eroina o la cocaina, ma anche di psicofarmaci. Il Ddl Zan permetterebbe la creazione di svariate case rifugio, che potrebbero accogliere centinaia di ragazzз in tutta Italia che altrimenti vivrebbero per strada.

Ma agganciare loro non basta, bisogna pensare anche alla popolazione adulta. Il Comune di Milano ha l’intento di finanziare dei veri e propri percorsi di formazione per l’adulto. Dagli uffici pubblici alle forze dell’ordine, in modo da tentare di diffondere una cultura basata sull’umanizzazione dell’altro. Non è che adesso tuttз possono tornare a scuola ad imparare come rispettare la diversità., Si può però tentare di riempire i buchi che la scuola non è riuscita a colmare. Quando mia madre andava a scuola, agli inizi degli anni 80, non è che si parlasse di riciclo o di raccolta differenziata. Ha comunque imparato a non buttare il vetro con l’umido, perché nel tempo si è diffusa la cultura della sostenibilità ecologica. Non si può pensare che tutte le persone omobitrasfobiche siano cattive.

Ci sono tante realtà in cui una coscienza della fluidità sessuale non esiste ancora. C’è una generazione di anziani che è turbata dall’idea dell’esistenza di persone non-binary La consapevolezza non può essere imposta, va costruita insieme. Il centro sinistra assume spesso un’aria di superiorità nei confronti delle persone che hanno una mentalità più chiusa. Non siamo superiori, siamo fortunatз, perché abbiamo degli strumenti maggiori a disposizione per la relazione con l’altro e con noi stessз. La democrazia è un qualcosa di meraviglioso proprio perché permette a tutti di avere diritto alla libertà di pensiero e di parola. Però, se c’è una cosa che non tollero, sono le bugie. La bugia va a intossicare un confronto democratico. L’Italia non è nata bianca e cristiana. L’Italia è uno degli Stati che si è creato a partire dal più alto numero di popolazioni diverse, grazie anche all’Impero Romano. L’Italia è il paese più bello del mondo proprio perché ha accolto dentro di sé qualsiasi tipo di cultura, arte e filosofia di pensiero. Però, bisogna avere il coraggio di ammettere che è un paese in cui i reati d’odio sono all’ordine del giorno. Bisogna avere il coraggio di ammettere che l’Italia ha bisogno del Ddl Zan.

L’aggressione a Roma contro i due ragazzi omosessuali ha scardinato un po’questo silenzio, perché ha mostrato chiaramente a tutta Italia cosa sia un reato d’odio omofobo: un uomo che si sente così tanto in dovere di interrompere un bacio fra due ragazzi, poiché lo ritiene intollerabile, da attraversare i binari noncurante della propria incolumità per picchiarli. Quello subito da Christopher e è stato un attacco diretto alla loro identità” (Michele Albiani).

In Italia, tra il 17 maggio 2020 e il 17 maggio 2021 ci sono state almeno 190 aggressioni a sfondo omofobico (www.omofobia.org). Questo numero rappresenta chi ha effettivamente sporto denuncia alle Forze dell’Ordine. Si può facilmente intuire che, in verità, il numero delle reali aggressioni a sfondo omofobo, se ad esse aggiungiamo anche quelle a sfondo bitransfobico, sia molto più elevato.

Distribuzione delle vittime di omofobia sul territorio italiano, aggiornato a Maggio 2021

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore
Più non arrossii nel rubare l’amore
Dal momento che Inverno mi convinse che Dio
Non sarebbe arrossito rubandomi il mio

-Un blasfemo, Fabrizio De André

Eppure, in mezzo a questo dolore e in tutto questo rumore c’è chi ha il coraggio di cantare un mondo che non c’è, e di condividerlo con chiunque abbia il desiderio di ascoltare.

Io sono legatə al mondo dell’eSport, che all’apparenza è molto inclusivo, ma che in realtà è ancora estremamente maschilista e tradizionalista. Ho incominciato a lavorarci grazie all’università, perché facevo parte di un’associazione di gaming online. Da lì, ho avuto la possibilità di partecipare e organizzare vari eventi; il nostro gruppo aveva una Carta dei Valori, che condannava ogni tipo di discriminazione. Nel concreto, però, si interfacciava con gruppi esterni estremamente chiusi e omobitransfobici. I commenti non erano rivolti direttamente a me, ma affermazioni come “sei un frocio, lo prendi dietro, per essere frocio tuo padre deve proprio aver sbagliato qualcosa” c’erano sempre. Non ti dico come trattavano una collega transgender: “però, sei uscita bene, Ho sempre voluto fare sesso con una donna con il cazzo “. In compenso, soprattutto nella tradizione erotica giapponese, il fetish dell’idea di una ragazza con i genitali maschili è molto popolare, e anche in Italia il cosiddetto hentai è estremamente apprezzato. Nessuno lo dice, tuttз lo guardano. Penso ci siano molte persone che reprimono i loro reali gusti sessuali, e pretendono che anche il resto del mondo lo faccia. Pensiamo che tra gli elettori di Fratelli d’Italia o di CL non ci siano persone bisessuali, pansessuali, intrasessuali, transgender? Certo che ci sono, ma non riescono a vivere in sintonia con loro stessi. Non sono stati educati ad amarsi così come sono. Metà delle persone che ho conosciuto di Casa Pound erano omosessuali repressi. Il culturismo, la morbosità dei legami con “i camerati”, l’ossessività con cui si ricerca uno scontro fisico con l’uomo.

Sono tutte sublimazioni di identità sessuali represse e confuse, discriminanti in primis con se stesse. Ma anche il fascismo conteneva e contiene tutt’ora una forte omosessualità repressa, e tutti gli ambienti conservatori hanno delle componenti sadomasochiste. E questi contesti di creano dei legami di appartenenza che sono ti tipo familiare patriarcale: stretti e immodificabili. Non c’è spazio per la riflessione sociale e civile, soltanto la missione del partito conta, qualunque essa sia, ed è difficile uscire da questi schemi.

Io, personalmente, sono pansessuale e non-binary. I miei genitori, quando gliel’ho detto, mi hanno soltanto ripetuto le basi di una relazione sana: protezione, consenso e sicurezza. Tutto ciò che sta all’interno di questi confini, è amore. Non è stato un problema capire di essere pansessuale, però è stata una sorpresa, questo sì. Per un po’di tempo ho pensato di essere confusə, perché la mia identità sessuale non era riconosciuta praticamente nemmeno nella comunità LGBTQ+. Sono stato definito un represso, un etero che si finge gay o un bicurioso. Per anni ho scambiato per imbarazzo ciò che imbarazzo non era; poi, dopo aver cominciato una relazione con un ragazzo, ho capito che avevo verso di lui dei fortissimi desideri sentimentali e romantici, ma non sessuali. Ero innamoratə di lui, ma la parte sessuale in quella relazione non mi interessava. Lì ho compreso la mia identità. Con ogni persona è diverso, ci sono vari piani relazionali. Posso avere una relazione esclusiva come una aperta, dipende molto dalla natura dei sentimenti che nascono.

Io non mi ritengo uomo per l’idea di maschio che c’è nella nostra società. Non è una questione biologica, non provo disforia di genere: io provo disgusto culturale e non mi riconosco nei valori dell’uomo moderno occidentale. Non mi identifico con la forza bruta e la repressione emotiva. A soffrire degli stigmi preservati dalla cultura patriarcale non sono solo le donne. Tantissimi uomini, anche eterosessuali, che non si riconoscono nei valori del machismo contemporaneo soffrono in silenzio, ogni giorno. Ma la figura dell’uomo e della donna non sono state sempre così. Nell’antico Egitto, uomini e donne avevano gli stessi diritti, e a livello di pratiche sessuali erano incredibilmente aperti. Il travestitismo era accettato ed era nella norma, proprio come l’omosessualità. C’era anche il divorzio, e la donna poteva vivere come madre single, avere la propria indipendenza economica.

Erano un popolo spiritualista: per loro il corpo era un mezzo, non il contenuto. Il modello dell’uomo ottocentesco, nonostante fosse cisdenger, eterosessuale e patriarcale, non era quello di un uomo che fa catcalling, non era quello di un uomo sessualmente problematico che si appropria della donna, in svariati modi, senza porsi il problema del consenso. I secoli precedenti hanno avuto tanti lati oscuri, ma avevano anche molta meno consapevolezza e cultura di noi. Più andiamo avanti, più regrediamo umanamente. È un paradosso spaventoso, se pensi che il progresso al giorno d’oggi è inarrestabile. Speriamo che l’arretratezza civile e sociale invece possa intraprendere un veloce cambio di rotta, e l’approvazione del Ddl Zan deve essere il primo passo. Però, punire e proteggere non basta, perché significa fare un lavoro incompleto. Mi sento protettə in Italia? Dipende. Dipende dai luoghi e dai contesti. In realtà, dipende anche dalla specifica città in cui mi trovo. A Milano, per esempio, tendenzialmente mi sento protettə, in particolare in una zona come Porta Venezia. Non basta però poter essere se stessi solo da qualche parte. La culturalizzazione delle persone è un processo lungo, che richiede tempo, comprensione e dedizione. Però, il tempo dello Stato è scaduto. Bisogna finirla con le stronzate, bisogna riconoscere che in Italia l’approvazione del Ddl Zan deve essere una priorità per tutti.” (Simone)

Simone lə conosco da tanti anni eppure, il giorno dell’intervista, l’ho scopertə per la prima volta. Simone ha fatto fatica a comprendere se stessə, ma mai ad accettarsi. Il suo è un esempio meraviglioso. Nessuno chiede che chiunque, da domani, abbandoni la propria visione dell’esistenza, i propri valori, i propri dubbi. Il mondo è bello perché è vario. Ma uno Stato democratico deve essere capace di ergersi al di sopra del pensiero e delle paure del singolo, riconoscendo l’esistenza di tutte le sue minoranze, o maggioranze. La politica italiana non può più permettersi di giocare a battaglia navale con la vita dei cittadinз. L’Italia non può più aderire ad una struttura di pensiero monoculturale. Perché, se per i cittadini la democrazia è un diritto, per uno Stato democratico il preservarla è un dovere imprescindibile. Altrimenti, non può più definirsi tale.

E se credete ora

Che tutto sia come prima

Perché avete votato ancora

La sicurezza, la disciplina

Convinti di allontanare

La paura di cambiare

Verremo ancora alle vostre porte

E grideremo ancora più forte

Per quanto voi vi crediate assolti

Siete per sempre coinvolti

Per quanto voi vi crediate assolti

Siete per sempre coinvolti

-Canzone del Maggio, Fabrizio De André

P.S: volevo ricordare a tutte le vittime di eterofobia, contrarie al disegno di legge, che l’approvazione del Ddl Zan servirebbe anche a tutelare loro.

BIBLIOGRAFIA

Anolli, L. (2011). La sfida della mente multiculturale. Nuove forme di convivenza. Milano: Raffaello Cortina

Anolli, L. (2006a). La mente multiculturale. Laterza: Roma-Bari

Post a Comment