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Lunadigas

“Non sono madre perché non voglio”: intervista a Lunàdigas, ovvero delle donne senza figlə.

Mi chiamo Benedetta La Penna, sono una blogger, attivista femminista, speaker radiofonica e libraia di Pescara.

Ho 31 anni e si, non voglio avere figli/e.

No, non cambierò idea solo perchè ho 31 anni ed ho “tutta la vita davanti”.

Non sono madre, e non lo diventerò, perchè non voglio, non voglio dedicare tutta la mia vita ad un bambino/a.

Non odio i/le bambini/e, semplicemente non ne voglio di miei.

Ad alcuni, quando lo dico, fa strano. Anzi, do fastidio.

Quando, parlando di prole con amici o conoscenti, dico la mia opinione a riguardo, noto subito e sempre uno sguardo antipatico, a volte incredulo. Come è possibile che una donna non abbia l’istinto materno?

No, non voglio non avere figli/e perchè sono una femminista arrabbiata. C’è molto altro.

Ricordo perfettamente quando a 11 anni dissi a mia madre, in lacrime, che non avrei mai voluto sposarmi e avere figli/e. Mia madre, rassicurandomi, mi disse che non era obbligatorio (anche se oggi un po’ di presse me le fa, vabbè).

Leggendo articoli sul web, sui blog femministi, nei contenuti social e divulgatuvi, noto che molto spesso si parla di maternità, come il welfare delle madri single, delle interruzioni di gravidanza, contraccezione e così via, ma molto poco della coscienza e consapevolezza delle donne, anche molto giovani, che decidono di non volere figli/e. Non si concede la parola a quelle donne e persone con utero che fa questa scelta ben specifica.

Come già scritto nel mio scorso articolo, il 17,18 e 19 Settembre si è tenuto il primo festival femminista a Parma. Un festival pieno di incontri e approfondimenti sui vari aspetti del femminismo intersezionale, quali il razzismo, il sex work, il linguaggio, la violenza di genere e così via, ed ho avuto la fortuna di guardare il docu-film Lunàdigas, ovvero una documentazione video di una serie di donne, famose e non, che per scelta non hanno avuto o non vogliono avere prole.

Guardandolo ho sentito come caldo abbraccio che mi ha fatto sentire al sicuro e in buona compagnia. Così mi sono fatta coraggio ed ho contattao le registe, le vulcaniche Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, con cui ho avuto il piacere e l’onore di farci una bella chiacchierata su meet.

Nicoletta Nesler,  Marilisa Piga

Classica domanda di rito e introduttiva: come vi siete incontrate e come è nato il vostro progetto, poi diventato un vero e proprio movimento, Lunàdigas?

Marilisa: Il primissimo nostro incontro risale ai primi anni 90 e da lì è nata anche una collaborazione, uno scambio di idee e di scelte, ad esempio quello di occuparci prima con la radio e poi attraverso le telecamere di argomenti che non venivano trattati molto spesso. All’inizio infatti c’è stato un grande interesse per le persone disabili e poi ci siamo interessate nella ricerca di un modo non pietistico di trattare questo argomento e delle persone stesse.

Poi, successivamente, prima del 2010, abbiamo iniziato a trattare la tematica delle donne senza figli/e. Da lì è apparsa questa idea e noi stesse, essendo donne senza figli/e, ne abbiamo parlato con enorme consapevolezza.

Perchè il nome Lunàdigas? Come siete giunte a questo nome e da cosa deriva?

Nicoletta: All’inizio di questa intenzione di proporre un racconto corale sul tema della maternità e della scelta di non maternità, ci siamo rese conto che dovevamo assolutamente trovare un titolo a questo nostro lavoro. Abbiamo sottoposto la questione a tantissimi circoli di donne a noi vicine, e un’ipotesi che era venuta in mente in principio era “Rami Secchi”, ovviamente con un senso autoironico. Questo per dire che da subito ci siamo interstardite moltissimo sul fatto che ci serviva un nome, ci occorreva riconoscerci senza una perifrasi che conteneva una negazione. Quindi con grande facilità e con la rete delle nostre amicizie, abbiamo infine accolto il suggerimento di un’artista sarda che trovandosi in un tema limitrofo a quello che stavamo trattando noi, aveva interrogato un pastore sardo che le aveva suggerito questa parola, ovvero Lunàdigas, che sarebbero le pecore che non figliano. Chiaramente questa parola ci è piaciuta tantissimo, ed è stata accolta subito positivamente. E la cosa straordinaria è che sotto questo nome ci si riconoscono sempre più persone e non solo in Italia, ma anche a livello internazionale.

Come hai giustamente detto tu Nicoletta, era importante dare un nome al vostro lavoro e a questa condizione delle donne che non vogliono avere figli/e, una perifrasi che non abbia al suo interno una negazione. E ci siete riuscite. Vi chiedo quindi, più in generale, quanto sia importante per voi dare un nome ad un fenomeno, ad una “categoria”, se possiamo dire così, di donne? Dà una mano nel riconoscimento delle stesse e magari nel non sentirsi sole?

Marilisa: Sì, ed è successo la maggior parte delle volte che il nome Lunàdigas abbia entusiasmato e attirato, e tutte lo abbiano poi imparato. Ma non sono mancate le critiche: infatti alcune persone hanno definito il nome Lunàdigas come un etichetta e questo, a loro detta, non stava bene.

Ma per voi il senso di etichetta può avere una concezione positiva? Lo vediamo anche nell’acronimo LGBTQI, che continua a crescere per la necessità di dare un nome e quindi rendere reale nel loro caso ad un orientamento sessuale, ma anche un fenomeno, una condizione. Per voi è importante dare alle donne senza figli/e un’etichetta?

Marilisa: Etichetta direi di no, anche perché il significato di Lunàdigas che abbiamo diffuso e che tutte conoscono è quello relativo agli animali, alle pecore in particolare, che non vogliano figliare. Quindi è implicito che ci sia dell’ironia. La maggior parte delle persone hanno intuito questa ironia, ma non tutti e tutte.

Nicoletta: Per me ha un significato affermativo ed ha avuto una ragion d’essere, una forza, una presa e anche oggi una riconoscibilità che significa che esiste questa specie ovvero un donna che pur potendo non vuole figliare

Siete ancora consapevoli che c’è ancora tanto bisogno di parlare di questo stigma? Anzi, considerate l’approccio a questo tema con una dinamica di stigmatizzazione o di invisibilizzazione?

Marilisa: io direi entrambe le cose. Stigma c’è ancora, eccome, invisibilità non saprei. Sicuramente le donne che non vogliono avere figli/e danno fastidio, un senso di negatività, quello sempre.

Parlavo di invisibilità perché è fattuale che ad oggi una donna senza figli/e non viene considerata come una donna che invece di figli/e ne ha, anche in politica in effetti ci sono dei provvedimenti più per le madri che per le donne. Una donna senza prole ha in effetti meno valore di una madre in questa società patriarcale, figuriamoci un uomo che non è padre. Voi che dite?

Marilisa: Sicuramente con gli uomini questo stigma non c’è. Un uomo che non è padre non viene considerata degno di attenzione come lo è con una donna.

Nicoletta: E non solo. Come le nostre amiche sudamericane hanno osservato, un uomo senza figli/e viene considerato un uomo che sa vivere.

Secondo voi cosa spinge una donna a non avere figli/e?

Marilisa: questo lo stiamo cercando di capire da ormai decenni e continueremo a farlo. Perchè è impossibile etichettare una donna con ragioni specifiche. Ogni donna è diversa con ogni sfumatura diversa. E’ impossibile dire il perchè. Sicuramente ognuna ha il suo motivo.

Nicoletta: Tu prima parlavi di stigma, calcola che stai parlando con due persone che sono ostinate su questo tema ormai da molti anni e dobbiamo dire che quando abbiamo iniziato questo percorso era davvero difficile individuare le persone che avessero fatto questa scelta e che volessero partecipare a questo progetto così pubblicamente.

Oggi ogni rivista almeno una volta al mese circa pubblica un articolo su questo argomento quindi se ne parla sicuramente di più.

Ma il nostro lavoro è certamente anche quello di far capire ad ogni donna il perché prende questa decisione di non volere figli/e. E all’interno di Lunàdigas le donne cercano di capirlo insieme ad altre donne, che hanno opinioni, punti di partenza,etnie e latitudini completamente diverse e tutte riconoscono il fatto che c’è questa difficoltà comune nell’essere Lunàdigas.

Colgo la palla al balzo e vi chiedo come avete fatto ad individuare le testimonianze del docufilm, che è uscito nel 2016 ed ultimato proprio il giorno del fertility day (che tra l’altro è il 22 settembre, giorno dell’intervista. L’ho trovata una strana coincidenza). Molte sono voci conosciute nel mondo del giornalismo, della scienza, dello spettacolo e non solo.

Nicoletta: all’inizio è stato molto difficile mettere insieme questo lavoro. Abbiamo passato molto tempo a parlare tra di noi, in un gruppo di donne ristretto, che erano le nostre amicizie. E intanto più passava il tempo e più noi prendevamo forza e convinzione, e i temi pian piano si si modificavano.

D’un tratto però tutto è diventato più semplice, soprattutto quando delle celebrità, come tu hai citato, si sono esposte per il progetto, a partire da Margherita Hack, insieme a Maria Lai, artista sarda che è stata con noi dal principio, all’origine, perchè è stata la prima a cui abbiamo fatto questa domanda. Poi le cose sono andate a grappolo, e le 80 persone che tu vedi parlare nel film sono solo una parte delle testimonianze che abbiamo raccolto, decidendo dunque di crearne un archivio.

Potreste parlarmi meglio di questo archivio?

Nicoletta: Stiamo lavorando a questa ciclopica impresa. Ovvero, stiamo cercando di non buttare file, cassette, registrazioni, carte, robe che abbiamo nei cassetti per renderle pubbliche, organizzate. Un lavoro che non stiamo facendo solo noi, ma un piccolo gruppo di persone che ci stanno aiutando a sistemare le testimonianze, a titolo gratuito, con l’obiettivo di creare una documentazione utile ad una giovane donna che magari fra 100 anni abbia voglia di capire com’era la situazione nei giorni nostri. E’ un archivio molto professionale, in lingua inglese per una buona parte, con tutte le sue chiavi di ricerca utili per la consultazione. E siamo solo all’inizio!

Interessante che l’archivio non sia solo in lingua italiana. Deduco che questo lavoro che state portando avanti sia considerato e coinvolga anche delle realtà fuori dall’Italia…

Nicoletta: E’ successo questo. Il film che tu hai visto a Parma, ha avuto la fortuna di avere una grandissima distribuzione internazionale. E quindi il film e tutto il suo pensiero politico e creativo ha potuto incontrare anche delle realtà estere. Noi infatti abbiamo girato moltissimo all’estero per presentare il film: dalla Tunisia all’Ecuador, dalla Turchia a Washington, si è potuto scambiare notizie e informazioni con donne in tutto il mondo, invitate da donne che organizzano festival. Ad oggi abbiamo partecipato a ben 27 festival.

Per farlo abbiamo dovuto spostarci molto, prenotare aerei e a volte stavamo davvero poche ore in quei luoghi, anche solo per un dibattito. L’unica cosa che chiedevamo in cambio era quello di creare un gruppo di donne sul posto che potessero occuparsi della tematica, pronte ad intervenire. Ecco perchè dopo aver concluso l’archivio nazionale, ne abbiamo un altro da costruire, molto sugoso, ovvero quello internazionale.

Quindi diciamo che tra i progetti futuri c’è la costruzione di questo prezioso archivio…

Nicoletta: Creare l’archivio e continuare a raccontare questa storia che cambia negli anni, rappresentata anche da persone molto giovani… e per noi è importantissimo incontrarle ed arricchire questa narrazione nell’attualità. E’ un pensiero che si muove!

Marilisa: E questa è anche la nostra eredità. Tutto quello che abbiamo fatto sin qui noi vorremmo che continuasse attraverso nuove generazioni, nuove energie, perchè è un discorso che non può finire e non si può concludere. Così come per il momento sembra che si riproduca l’umanità, bisogna continuare anche questo discorso, evidentemente.

Come ben sappiamo le donne hanno sulle spalle una mole di lavoro non retribuito maggiore rispetto all’uomo, che è il lavoro di cura. La non-maternità può alleggerire questo carico in una donna o lo appesantisce?

Marilisa: Il punto è che non avendo figli/e automaticamente si pensa che tu abbia più tempo per dedicarti ai genitori, ai parenti anziani ecc. Se hai un figlio/a non puoi sottrargli il tuo tempo, quindi il tutto si riversa sulle donne che di figli/e non ne hanno. Quindi la non-maternità non salva le donne dal lavoro di cura, anzi.

Nicoletta: nel film infatti c’è quella simpatica donna Bolognese che racconta di essersi dovuta inventare una madre malata perchè sennò a lavoro le capitavano dei turni in più.

Vi siete fatte un’idea circa il legamento delle tube? Per un periodo c’è stata una piccola disputa social a riguardo, scoppiata proprio perché si andava a toccare la scelta di non-maternità delle donne…

Marilisa:Io non ho nessuna difficoltà nel pensare che qualcuna che non abbia voglia di fare figli/e utilizzi i metodi migliori per non averne. Purtroppo però non sono così disponibili come dovrebbero esserlo: la pratica lo si fa chiaramente attraverso un medico e se trovi un medico obiettore, come per la prescrizione della pillola del giorno dopo, è chiaro che non hai accesso all’operazione. Non sono tutti pronti a farlo, perché ci sono un sacco di questioni morali che vengono prima della scelta della donna che non vuole avere una gravidanza.

Ultimissima domanda. Ma perché ce l’hanno tanto con le donne senza figli/e?!

Marilisa: l’autonomia è sempre stata vista con sospetto e grande paura, ed è tutta lì la questione. Poi l’essenza della femminilità secondo la società è la maternità. Una donna senza figli/e è troppo fuori dalle regole.

Nicoletta: le lunàdigas non sono rassicuranti. Questo è certo!

Per maggiori informazioni: https://www.lunadigas.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/lunadigas/

Sostieni l’archivio vivo delle Lunàdigas: https://www.lunadigas.com/news/lunadigas-archivio-vivo-raccolta-fondi-crowdfunding/

Benedetta La Penna è una scrittrice, speaker radiofonica e attivista femminista di Pescara. Collabora con diverse testate nazionali come BL magazine, dove cura la rubrica sul femminismo intersezionale e Pressenza, dove racconta della situazione dei diritti umani e civili in zona Pescara e dintorni. È autrice e speaker del programma “Stand up! Voci di resistenza” su Radio Città Pescara Popolare Network”.

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