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Plant Based

ANIMAL SAVE: PIANTIAMOLA!

Di Arianna Fraccon per Animal Save Italia

Attraverso il percorso fatto insieme negli ultimi mesi, in tutti i nostri articoli abbiamo cercato di ricostruire le connessioni profonde e intricate tra diverse forme di oppressione e le crisi da esse generate.

La crisi climatica che stiamo iniziando a conoscere e ci prepariamo ad affrontare è anche essa frutto della continua procrastinazione che le istituzioni, i governi e tutti i soggetti economici coinvolti hanno messo in atto di fronte alla necessità di soluzioni radicali. Soluzioni che dovranno necessariamente passare attraverso la riconversione dei sistemi produttivi in atto. 

Perché la riconversione fa così paura? 

Non c’è un’altra soluzione che possa veramente assicurarci un futuro su questo pianeta. 

C’è una campagna globale in atto per chiedere la trasformazione dell’attuale sistema di produzione e consumo alimentare fondato sul sistema allevamenti e pesca, che sappiamo avere precise responsabilità nei confronti della crisi climatica.

Attivisti ed attiviste di tutto il mondo sono scesә in piazza per la prima volta il 31 agosto 2021 per chiedere alle istituzioni di mettere i sistemi alimentari in prima linea nella lotta contro la crisi climatica. 

Ispirandosi alle modalità della celebre iniziativa popolare Fossil Fuel Treaty, l’obiettivo del Plant Based Treaty è quello di combattere la crisi climatico-ecologica promuovendo soluzioni concrete e positive, facendo pressione per la trasformazione dell’attuale sistema di produzione alimentare in un sistema più giusto e sostenibile a base vegetale. 

Le manifestazioni di lancio della campagna si sono finora svolte di fronte a centinaia di municipi in tutto il mondo, tra cui Manchester, Bristol, Amsterdam, Lisbona, Los Angeles, Mexico City, Toronto, Seoul, Mumbai, Ankara. In Italia attivisti ed attiviste hanno manifestato a Como, Milano, Napoli, Salerno e Catania, rivolgendosi alle istituzioni locali ed invitandole a sostenere Plant Based Treaty. 

A livello globale, la campagna mira a coinvolgere 10 milioni di individuә, 10.000 organizzazioni, 10.000 imprese e 50 città entro il 2023 per avere un impatto positivo sull’Accordo di Parigi. L’obiettivo di lungo periodo dellAccordo di Parigi è quello di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli pre-industriali, e di limitare tale incremento a 1,5 °C, poiché questo ridurrebbe sostanzialmente i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Ma sappiamo che le cose stanno andando molto peggio del previsto.  Con l’accordo di Parigi del 2015, i paesi hanno sottoscritto un patto per limitare il riscaldamento globale sotto i 2°C – preferibilmente 1,5°C – sopra i livelli preindustriali. L’eliminazione dei combustibili fossili è importante per ridurre le emissioni di gas serra, ma non è sufficiente per raggiungere questo obiettivo. Plant Based Treaty mette l’attenzione sugli effetti dell’industria zootecnica che è responsabile delle emissioni di tre potenti gas serra: anidride carbonica, metano e protossido d’azoto. La scienza mostra che la riduzione delle emissioni di metano è probabilmente l’unica strada percorribile per evitare che la temperatura superi i 1,5°C di surriscaldamento globale, ed è anche la più grande opportunità per rallentare il riscaldamento da qui al 2040.

LE RICHIESTE DI PLANT BASED TREATY

Il trattato esorta i governi a negoziare un accordo globale secondo le seguenti tre richieste:

  1. ABBANDONARE – No ad ulteriori cambi di utilizzo delle terre, distruzione degli ecosistemi e deforestazione ai fini dell’industria zootecnica e della pesca
  2. RIDIREZIONARE – Transizione attiva dai sistemi di produzione alimentare basati sull’uso di animali a sistemi di produzione alimentari a base vegetale
  3. RIPRISTINARE – Ripristino degli ecosistemi e riforestazione della Terra

Si tratta di una campagna complessa ed ambiziosa: a partire dalle istituzioni locali l’obiettivo è quello di arrivare a fare pressione sulle istituzioni nazionali ed internazionali. Per questo Plant Based treaty intende coinvolgere non solo associazioni ed organizzazioni che hanno dichiaratamente a cura il futuro del Pianeta, ma anche giornalisti, personaggi pubblici, intellettuali, scienziati, esponenti del mondo accademico, aziende e singoli individui, che possono aderire direttamente attraverso la piattaforma www.plantbasedtreaty.org e partecipare attivamente alle iniziative ricorrenti in tutto il mondo.  

Già in fase di pre-lancio, sono stati molte le adesioni da tutto il mondo. 

Ad oggi, per citarne solo alcuni ed alcune, hanno già aderito quattro europarlamentarә (Eleonora Evi, Anja Hazekamp, Tilly Metz, Sylwia Spurek); Peter Carter del Climate Emergency Institute (reviewer IPCC), Dale Vince di Ecotricity, l’azienda LUSH, Pro Veg International, Social Compassion in Legislation, il musicista Moby  e moltә altrә. 

In Italia, la campagna ha già ricevuto il sostegno ufficiale dә onorevolә Stefano Fassina, Nicola Fratoianni, Daniele Diaco e Luigi Felaco; SinistraxRoma, Giovani Comunisti/e, Rifondazione Comunista, Fairwatch, Extinction Rebellion Roma, Fridays for Future Roma, Fridays For Future Napoli, Teachers For Future Italia,  Ecologisti Confederati nonché l’appoggio dә giornalistә Sabrina Giannini e Mario Tozzi.

C’è bisogno di tuttә per ottenere e mettere in pratica questa transizione costruendo un futuro di giustizia per tutte le specie viventi. 

È essenziale che tutte le soggettività vengano finalmente rappresentate, e quindi che sempre più persone partecipino a questo processo, che è culturale, sociale, politico e produttivo. 

Ci riguarda tuttә. E tutta la vita che ci circonda. 

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