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Lo sguardo maschile oggettivante: male gaze

Il male gaze è quello sguardo maschile sulle donne che le identifica come oggetti sessuali. È il tipo di sguardo che troviamo nel cinema, in tv e nelle pubblicità. È la ragione per cui nel cinema, in tv e nelle pubblicità le donne sono spesso nude, seminude, provocanti, belle, perfette.

Il male gaze è quell’ingrediente che rende una pellicola, una serie o un programma televisivo più pruriginoso, più invitante, più seducente perché introduce, anche se il contesto non lo richiede affatto (vedi la pubblicità di un’automobile o un film d’azione), una gratificazione, una solleticazione del desiderio. C’è un particolare però, e cioè questa gratificazione e questo desiderio riguardano solo i maschi. In particolare i maschi etero.

Le donne (eterosessuali) non trovano nessun piacere in questa riproposizione in tutte le salse di donne bellissime e invitanti. In compenso, per loro, questo male gaze introduce un problema, che è quello del continuo rapportarsi, confrontarsi e domandarsi se e quanto possono fare per avvicinarsi il più possibile ai modelli costantemente riproposti.

Il male gaze invoca la politica sessuale dello sguardo e suggerisce un modo di guardare sessualizzato che autorizza gli uomini e oggettiva le donne. Nello sguardo maschile, la donna è visivamente posizionata come un “oggetto” del desiderio maschile eterosessuale. I suoi sentimenti, pensieri e le sue pulsioni sessuali sono meno importanti del suo essere “incorniciata” dal desiderio maschile.

Idea chiave della teoria del cinema femminista, il concetto di sguardo maschile è stato introdotto dalla studiosa e regista Laura Mulvey nel suo ormai famoso saggio del 1975, Visual Pleasure and Narrative Cinema.

Adottando il linguaggio della psicoanalisi, Mulvey ha sostenuto che i film tradizionali di Hollywood rispondono a una pulsione radicata nota come “scopofilia”: il piacere sessuale coinvolto nel guardare. Mulvey ha sostenuto che i film più popolari sono girati in modi che soddisfano la scopofilia maschile.

Sebbene a volte sia descritto come lo “sguardo maschile”, il concetto di Mulvey è descritto più accuratamente come uno sguardo eterosessuale e maschile.

I media visivi che rispondono al voyeurismo maschile tendono a sessualizzare le donne per uno spettatore maschio. Come ha scritto Mulvey, le donne sono caratterizzate dal loro “essere guardate” nel cinema. La donna è “spettacolo”, e l’uomo è “il portatore dello sguardo”.

Il postino suona sempre due volte (1946) offre un famoso esempio dello sguardo maschile. Il pubblico viene presentato a Cora Smith, la protagonista femminile del film. Usando i primi piani, la telecamera costringe lo spettatore a fissare il corpo di Cora. Crea un modo di guardare che è sessuale, voyeuristico e associato al punto di vista del protagonista maschile.

Stabilisce anche alcuni punti importanti della trama: che l’eroe desidera Cora e che Cora riconosce la sua lussuria. Ma il messaggio più forte è che Cora è sexy. In effetti, lo spettatore scopre che Cora è sexy prima ancora di sapere il suo nome. Anche se uno spettatore non è attratto dalle donne nella “vita reale”, la scena ha comunque un senso. Una vita passata a vedere donne sessualizzate in televisione, video musicali e pubblicità ci ha fatto sentire molto a nostro agio nell’assumere lo sguardo maschile.

Lo sguardo maschile assume molte forme, ma può essere identificato da situazioni in cui i personaggi femminili sono controllati e per lo più esistono in termini di ciò che rappresentano per l’eroe. Come Budd Boetticher, che ha diretto classici western nel corso del 1950, mettendola sul:

“Ciò che conta è ciò che provoca l’eroina, o meglio ciò che rappresenta. È lei, o meglio l’amore o la paura che ispira all’eroe, o la preoccupazione che prova per lei, che lo fa agire come fa. In se stessa la donna non ha la minima importanza.”

Questo può essere visto nei diversi modi in cui la telecamera ci posiziona ripetutamente per guardare i corpi delle donne. Pensiamo a La finestra sul cortile (1954), per un’inquadratura letterale dei corpi delle donne, o a She’s All That (1999), che ruota attorno a un restyling. Per un esempio moderno, la serie di film Transformers (2006-2014) presenta le donne come oggetti sessuali desiderabili.

I registi spesso cercano di evitare di presentare i personaggi femminili come “semplici” oggetti sessuali dando loro storie complesse, forti motivazioni e un ruolo attivo nella trama della loro storia. Eppure lo sguardo maschile è ancora all’ordine del giorno. Catwoman in The Dark Knight Rises (2012) ha motivazioni personali significative, ma è ancora chiaramente lì per essere guardata.

Nonostante sia stato scritto 40 anni fa, il saggio di Mulvey suscita ancora forti reazioni . Una risposta comune è che sia le donne che gli uomini sono oggettivati nel cinema.

The Hawkeye Initiative è un progetto che attira l’attenzione sui diversi modi in cui i supereroi maschili e femminili vengono posati nei fumetti e nei film. Prendiamo come esempio questa illustrazione, che pone gli eroi maschi di The Avengers nella stessa posizione iper-sessualizzata dell’unica protagonista femminile del film, Black Widow.

C’è uno sguardo femminile?


Molti film che rappresentano il desiderio delle donne lo fanno in modi “non legati allo sguardo”. The Piano (1993) di Jane Campion esprime la natura appassionata dell’eroina attraverso la famosa colonna sonora del film.

The Virgin Suicides (1999) di Sofia Coppola trasmette l’esperienza femminile attraverso l’estetica sonora e visiva, ritraendo la vita interiore delle protagoniste adolescenti. Questa scena utilizza toni caldi (giallo, salmone), simboli femminili (fiori, unicorni) e musica per esprimere l’adolescenza femminile.

Coppola utilizza una strategia simile in Marie Antoinette (2006), utilizzando scenografie floride per comunicare la vita claustrofobica delle donne a Versailles.

L’argomento secondo cui il desiderio delle donne si esprime al meglio attraverso la sensazione piuttosto che uno sguardo può evocare il cliché che il desiderio maschile è “visivo” mentre quello femminile è “sensoriale”. Ma la vita interiore degli uomini è sempre stata trasmessa attraverso suoni e sensazioni. Film d’azione come Rambo (2008) o Casino Royale (2006), ad esempio, bombardano i sensi con l’angoscia e l’aggressività maschili.

Quindi c’è uno sguardo femminile? Certamente, gli uomini belli abbondano nel cinema. Ma direi che non esiste un equivalente femminile diretto dello sguardo maschile. Lo sguardo maschile crea uno squilibrio di potere. Supporta uno status quo patriarcale, perpetuando l’oggettivazione sessuale della vita reale delle donne.

Per questo motivo lo sguardo femminile non può essere “come” lo sguardo maschile.

Invece, i film che mettono al centro le esperienze delle donne sono profondamente sovversivi. Pensa a Fish Tank (2009), una storia di formazione sulla vulnerabilità di una ragazza svantaggiata, o In the Cut (2003), una storia sulla scoperta sessuale di una donna.

I film sulla sessualità femminile spesso affrontano modi di censura che dimostrano la loro sovversività. Ad esempio, i creatori di The Cooler (2003), Boys Don’t Cry (1999) e Blue Valentine (2010) affermano che i loro film sono stati classificati come R o NC-17 per la rappresentazione del cunnilingus. Tali scene si concentrano sul piacere femminile e minano il “essere guardati” delle donne. Gli organismi di censura come la Motion Picture Association of America, tuttavia, sembrano trattare il cunnilingus come “più grafico” rispetto ad altre forme di sesso.

Film come The Piano, In The Cut o Marie Antoinette mostrano che il cinema può usare la musica, le scene erotiche e l’estetica visiva per esprimere un punto di vista femminile. Così facendo, tali film contrastano lo sguardo, raffigurando le donne come soggetti piuttosto che come oggetti “da guardare”. Pur non replicando esattamente lo sguardo maschile, sfidano il dominio duraturo delle visioni del mondo maschili nei film e nei media.

Un esempio lampante che Alex Law propone a riprova della sua teoria è anche la figura della donna utilizzata all’interno della pubblicità che, ancora una volta, presuppone il dominio del maschio. Donne di bella presenza, infatti, vengono utilizzate per pubblicizzare prodotti rivolti a una clientela sia maschile che femminile. Nel primo caso sono l’esempio di quello che l’uomo può conquistare dopo l’acquisto, nel secondo caso rappresentano il modello che la donna può raggiungere agli occhi dell’uomo.

Parliamo adesso, nello specifico, della concezione di male gaze nei videogames. Partiamo da un presupposto fondamentale: in un videogioco il player ha la possibilità di identificarsi con un determinato personaggio. In Half Life, per esempio, il giocatore non si limita a vivere le avventure di Gordon Freeman, ma diventa lui, protagonista maschile. In Final Fantasy si gioca con diversi personaggi e quindi avviene una sorta di separazione del gamer. In entrambi i non avviene l’identificazione con un personaggio femminile e di esempi come questi ce ne sono a bizzeffe. Da qui una conseguenza facilmente intuibile: i giocatori maschi non possono e non hanno assolutamente la necessità di doversi identificare con un personaggio femminile. Le donne, invece, devono obbligatoriamente e sono quindi capaci di assumere un punto di vista maschile. Questo è chiaramente un fattore commerciale visibilmente noto ai maggiori creatori e publisher del mondo, che sanno benissimo che il pubblico del panorama dei videogiochi è prettamente maschile e invasato dal Male Gaze, ma può essere questa una giustificazione?

Il videogioco Remember Me ha trovato moltissime difficoltà nella distribuzione perché la protagonista è una donna e in certi momenti bacia un uomo. Jean-Maxime Moris crede che se in un videogioco una donna bacia un uomo, va a costituire una situazione scomoda, imbarazzante (awkward).

In altre parole è inaccettabile identificarsi con una donna eterosessuale perché si cade, di conseguenza, in quello che poi verrebbe definito female gaze. Qualcuno di voi, in questo momento, potrebbe facilmente pensare a Tomb Raider, invece è proprio il creatore stesso, Ron Rosenberg, ad affermare che il giocatore non deve identificarsi con lei ma deve piuttosto proteggerla. In altre parole, quando giochi non devi essere Lara Croft, ma solo un suo aiutante (evidentemente maschio, perché lei è una donna, non può farcela da sola, giusto?). Questo è un altro esempio di separazione del giocatore dal personaggio e un’ulteriore prova dell’esistenza del male gaze.

Un altro esempio lampante è quello di Mass Effect, un gioco in cui si ha la possibilità di scegliere tra un personaggio maschile o femminile. Sono ammesse, inoltre, relazioni amorose, ma solo se eterosessuali o lesbiche, quelle tra due uomini non sono state permesse fino al 2012, anno

dell’uscita di Mass Effect 3. Adesso, secondo voi, il gioco è stato sviluppato per un pubblico di ragazze lesbiche o per un pubblico maschile presumibilmente eterosessuale che avrebbe trovato interessanti le relazioni tra due personaggi femminili? La domanda non può che essere retorica.

In Italia l’oggettivazione della donna attraverso lo sguardo maschile senza dubbio è stata messa in evidenza con l’attivista scrittrice documentarista femminista Lorella Zanardo nel 2009 con il corto- documentario “Il Corpo delle Donne”, dove evidenziava la sessualizzazione delle donne nei media e nella tv italiana attraverso filmati di programmi televisivi della tv generalista in Italia.

Nel 2018 Cristina Comencini con Sex Story analizza ancor più lo sguardo maschile dagli anni ’60 fino agli anni 2000 con l’archivio video della Rai.

Su Facebook “La pubblicità sessista offende tutti” da anni raccoglie costantemente segnalazioni da tutto il paese sulle insegne che discriminano le donne, sempre attraverso la sguardo maschile appunto il male gaze.

Antro della Femminista è un progetto nato il 10 marzo 2015 e si basa su 3 parole fondamentali: informazione, attivismo, resistenza. Si occupa di diritti umani, perlopiù sui diritti delle donne, ma anche di antifascismo, antirazzismo e tematiche LGBT+. Non accetta separatismi e divisioni, specialmente in tempi come questi fatti di odio fascista bisogna rimanere tutt* unit* per il bene dei diritti di tutte le classi discriminate. Femminista intersezionale, contro lo sfruttamento e l'oggettificazione della donna, abolizionista in tutte le sue forme derivanti dal patriarcato e dal capitalismo, pro-choice per l'aborto.

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