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Intersezionale

Bombe che diventano gioielli: due italian*, un viaggio, l’impegno e l’idea

Vi raccontiamo una storia di riscatto e di speranza, la storia di No War Factory

Cosa succede quando uno sguardo nuovo si poggia su qualcosa che era lì da sempre? Cosa succede quando la vita fatta ogni giorno, percorsa allo stesso modo, all’improvviso ti trascina dentro ad una deviazione che cambia il corso della tua vita e quella degli altri? Prendiamo una parrucchiera, Serena Bacherotti, stanca e insoddisfatta del suo lavoro; prendiamo un bagnino, Massimo Moriconi, che faceva le stagioni – entrambi di Viareggio – e immaginiamo il loro istinto a condurli verso una direzione senza recinzione. Il primo viaggio insieme, destinazione sud-est asiatico, via dall’Italia per tre mesi, a vivere una vacanza diversa da quella delle pagine patinate, rivolta all’anima autentica dei luoghi, il vero senso del visitare, quando la popolazione locale, le problematiche, le abitudini, tenti di viverle, quanto più possibile, sulla tua pelle.

La Cambogia colpisce e affonda nel cuore di entrambi, con la sua bellezza e con la sua complessità:

Ci siamo resi conto delle difficoltà di questo popolo ed abbiamo deciso di dedicare parte del nostro tempo al volontariato collaborando con associazioni umanitarieÈ così che Serena e Massimo iniziano a sondare le necessità dei vari luoghi e in base alle risorse prendono la direzione associazionistica che più si avvicina al loro impegno: per due anni collaborano con l’associazione di Rimini “Una Goccia per il Mondo, sostenendo i loro progetti proprio in Cambogia.

Successivamente si spostano nel Laos, dove insieme a Claudio Pardini, fondano l’associazione di volontariato internazionale “INK for Charity”, ora chiusa, ma non prima di aver collaborato con “Adopt a Village in Laos”, associazione canadese per lo sviluppo di progetti umanitari nei villaggi rurali: “Abbiamo deciso di concentrarci principalmente su progetti di approvvigionamento di acqua potabile utilizzando filtri in ceramica che purificano l’acqua fino al 99,9%. Inoltre, doniamo regolarmente ogni anno parte dei fondi all’associazione MAG che si occupa dello sminamento del territorio”.

Nel 2017, riescono a distribuire 69 filtri per depurare l’acqua, alle famiglie del villaggio di Ban Naphia, nella zona denominata “Piana delle Giare”. È qui che “la popolazione del villaggio realizza, da anni, utensili di uso comune e bracciali, riciclando l’alluminio ricavato da scarti di ordigni bellici”. Questa Piana del Laos, infatti, cosparsa di bombe inesplose, paga ancora le conseguenze del conflitto in Vietnam: grazie all’associazione di sminamento MAG (Mine Advisory Group), le zone vengono bonificate in modo da consentire agli artigiani di raccogliere i frammenti e gli scarti di ordigni bellici in totale sicurezza.

Serena e Massimo osservano e assorbono le necessità del luogo e decidono ancora una volta di intervenire, senza interferire, ma potenziando l’economia locale. Nasce così il progetto No War Factory, grazie al quale acquistano i manufatti, direttamente dagli artigiani laotiani, contribuendo allo sviluppo dei villaggi, manufatti che, a loro volta, vengono trasportati in Italia, dove sono rifiniti e infine trasformati in gioielli: “Inizialmente non è stato semplice interagire con le persone locali, ma grazie ad un nostro collaboratore siamo riusciti a instaurare un ottimo rapporto con le famiglie del villaggio. Abbiamo realizzato svariati progetti per loro, a partire dalla distribuzione dei filtri per tutte le famiglie del villaggio, oltre che la fornitura di sedie per la scuola e la cancelleria. Per quanto riguarda gli accordi presi con le famiglie che realizzano i nostri monili ci accordiamo sui prezzi imposti da loro a seconda dei lotti”.

Ma passiamo ai dettagli raccontati dalle parole dei protagonisti: “I nostri gioielli sono realizzati in Laos da artigiani locali e ricavati prevalentemente dall’alluminio di ordigni bellici risalenti alla guerra del Vietnam, a seconda della disponibilità dei materiali e dal contesto geopolitico. Gli artigiani laotiani realizzano questi manufatti con una tecnica chiamata a staffa, ovvero per mezzo di semplici stampi in argilla entro cui viene colato l’alluminio fuso. I pezzi grezzi così ottenuti sono importati in Italia, dove vengono modificati ed impreziositi”. I rapporti con i politici del luogo sono ottimi: “Non ci hanno mai ostacolato anzi hanno apprezzato i progetti di sviluppo e miglioramento sia dell’economia, sia della salute del villaggio”.

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Parliamo di numeri: Per sminare il Laos ci vorranno almeno 100 anni, e abbiamo donato circa 4000$ allassociazione MAGMassimo durante l’intervista definisce questa esperienza una fantastica avventura” e le foto con i sorrisi che illuminano i loro volti e quelli dei bambini sono una riprova di ciò che racconta poco dopo: “Il senso di condivisione che abbiamo provato nei villaggi rurali e le persone incontrate con le quali abbiamo collaborato sono state il punto di forza che ci ha motivato.

Due anni fa, al duo si aggiunge un nuovo socio, Riccardo Biagioni, che spiega i motivi della sua scelta:

“Conosco Serena e Massimo da molti anni, con loro ho in comune da sempre la passione per i viaggi e in particolare per l’Oriente. Il primo motivo è stato la possibilità di lavorare nell’ambito di questa area geografica, il secondo è stato il risvolto sociale di ciò che facciamo e poi la possibilità di lavorare in un gruppo composto da amici prima che da soci”.

Bombe che diventano gioielli, dolore che si trasforma, lascia traccia del suo passaggio, ma non diventa condanna: “NWF è alla continua ricerca di nuovi prodotti che siano attinenti al progetto e abbiano come minimo comune denominatore il riciclo in ogni sua forma. Essendo questo un mercato in evoluzione, soprattutto nel sud del mondo, anche la nostra ricerca non si ferma mai”.

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