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Intersezionale

DDL ZAN: Non sarà una legge a negarci le esistenze

Quella ola che ha destato indignazione rappresenta una parte della società che ha tifato per l’affossamento del ddl Zan in questi mesi. É pesante come un macigno scrivere nero su bianco queste parole ma è la realtà. La politica è lo specchio riflesso della società, checché se ne dica: abbiamo letto, visto e vissuto sulla nostra pelle l’odio e l’omolesbobitransfobia  sin dall’inizio della gestazione del ddl Zan.

Un ddl di 7 articoli che sono stati un travaglio, una legge già basata su compromessi. Nonostante contenesse il minimo sindacale, a pochi mesi dalla votazione c’ è stata la rimessa in discussione degli articoli, di tutto quello che riguardava le identità di genere nello specifico.

É su questo che da un anno si è incentrato il dibattito, sulle identità di genere e su come escludessero altre persone. Abbiamo assistito ad un match colpo su colpo fatto di articoli sui giornali al vetriolo, su disquisizioni sul biologicismo anatomico.

Quella che ha trionfato è una rappresentanza politica che ha avuto la sua legittimazione da più parti: culturale, giornalistica, e da un femminismo trans escludente.Il clima pesante di questo anno vede l’Italia essere uno dei paesi agli ultimi posti per i diritti dellepersone lgbtqia+, donne, persone razzializzate e persone con disabilità: è degli ultimi giorni la notizia di togliere l’assegno di invalidità per chi ha un piccolo lavoro, le persone che hanno un‘invalidità dovranno aspettare la carità di un assegno di 287 € al mese e starsene a casa o lavorare, anche se lo stipendio del piccolo lavoro non consente la sopravvivenza.Sono 82 i femminicidi del 2021 ed ancora continuiamo ad assolvere gli uomini che uccidono le donne, e basta leggere le cronache per capire il livello di linguaggio tossico che si usa in tema di violenza di genere.

Il razzismo è un problema sistemico che regge l’economia e foraggia le politiche securitarie. Ogni tre giorni abbiamo un’aggressione omolesbobitransfobica.In un paese al collasso sotto ogni aspetto il problema sono le identità di genere e come affossare una legge che sin dall’inizio è stata fortemente problematica soprattutto per chi ne era coinvolto.La nostra è una società che ancora non riesce a fare i conti con i cambiamenti già in atto nelle nuove generazioni che corrono più velocemente degli iter di legge.

C’è una generazione di adolescenti e giovani a cui stiamo negando di esistere in nome del patriarcato e c’è un piccolo mondo antico che si chiude nel suo fortino e che vede in un’identità al di là di quella maschile o di quella femminile un pericolo. A quella generazione resa apolide chi ha votato per la tagliola e quella parte della società che trovandosi nella posizione di poter escludere l’ha fatto deve rispondere.


Non sarà una legge a legittimare le nostre esistenze: il cambiamento deve arrivare dalla società se vuole definirsi civile.

Il focus della giornata di ieri non è la politica istituzionale ma ciò che ha contribuito a questo risultato: è il vicino di casa omofobo, gli uomini che uccidono e perpetrano violenza sulle donne, il giornalista transfobico, la scuola che nega l’educazione di genere, il collega sessista, la famiglia lesbofobica, la cancellazione delle persone bisessuali, il razzismo verso la compagna di scuola, le persone disabili a cui viene negato il diritto di lavorare dignitosamente. L’odio verso le minoranze viene legittimato quotidianamente.

É su questo che le destre avanzano e si alimentano.Abbiamo perso tutt3 ma non è detta l’ultima parola e non dobbiamo starci zitt3.Ieri ha votato un Senato a maggioranza maschile, bianco, cis e abile. Il messaggio è chiaro per tutt3: il patriarcato deve continuare a reggere questa società. 


Non sarà una legge a negarci le esistenze perché continueremo ad attraversare le strade senza lasciare indietro nessunə.Esistiamo da sempre, e la nostra visibilità è ciò che fa più paura, per questo scenderemo in piazza. Non ci riporterete nell’oblio cancellandoci.Siamo sempre soppravvissutə.


Scendiamo in piazza 

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