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Three Figures in Water (1916) painting in high resolution by Charles Demuth. Original from The Barnes Foundation. Digitally enhanced by rawpixel.

Straight Passing Privilege: cos’è e perché non esiste

Sì, è accaduto: il DDL Zan è stato affossato, anche se ci siamo adoperat3 per non farlo accadere. Personalmente, ricordo com’era prima di questa batosta. Nei primi mesi di quest’anno ho partecipato ad alcune discussioni in cui si è sottolineata l’importanza dell’estensione della legge Mancino per punire i reati omobitransfobici, afobici, intersexfobici e lesbofobici. Solidale e d’accordo con altre persone queer, forti della stessa voglia di farci sentire, mi sono data da fare ad argomentare e supportare le mie affermazioni con fonti affidabili ed esperienze personali, farmi coraggio grazie a quelle di altr3, e ho imparato un sacco di cose nuove sulla mia comunità. In una di queste discussioni, però, mi è capitata una cosa diversa, e su questa voglio basare il mio articolo

Una donna lesbica, che apprezzavo moltissimo per altre ragioni, dimenticò di parlare della bifobia, e quando glielo feci notare con gentilezza rispose che le discriminazioni per le persone bisessuali si manifestavano solo quando avevano “relazioni omosessuali” (intendeva saffiche o achillee). Aveva torto e provai a spiegarglielo, ma avendo subito parecchio lo sguardo morboso degli uomini cis etero quando era in coppia con un’altra donna non volle sentire ragioni o rivedere la sua granitica certezza: che una donna bisessuale – quale lei non era – avrebbe avuto esattamente la sua stessa esperienza, che sarebbe stata lasciata in pace e ascritta all’eterosessualità se fosse stata con un uomo, e sarebbe stata bersagliata come lei e la cosa avrebbe fatto un’enorme differenza se fosse stata con una donna. Di fatto, sebbene forse non lo sapesse e non le importasse granché di usare una terminologia corretta, stava parlando di Straight Passing Privilege

Anche se l’occasione di parlarle ormai è sfumata, vediamo perché questa cazzata non regge. 

Tanto per cominciare, che cos’è lo Straight Passing Privilege? 

Letteralmente è “il privilegio di passare per eterosessuale” – ossia, l’idea preconcetta che quando una persona bi sia in una relazione monogama con una persona che all’esterno la fa apparire etero (per esempio, un uomo cisgender bi in coppia con una donna cisgender etero), la persona bi sia protetta da ostilità, violenza, emarginazione, molestie, sfottò e crimini d’odio. A braccetto con questa convinzione, ahinoi, arriva la convinzione di alcune persone gay e lesbiche cisgender di avere la vita più dura in un mondo ciseteronormato. Questi discorsi tossici e polarizzanti, che purtroppo fanno solo il gioco della società discriminatoria, quella che vorrebbe le persone LGBTQIA+ divise tra di loro, possono assumere molte forme, ma tanto il discorso sottointeso è sempre questo: 

“Noi omosessuali non possiamo scegliere di essere invisibili o nell’armadio, ci piace solo il genere percepito come sbagliato dalla società eteronormata! Dev’essere comodo, invece, che voi bisessuali possiate fare la bella vita potendo stare anche col genere percepito come giusto! Chissà com’è riuscire a nascondersi, mentre noi dobbiamo controllare in continuazione se possiamo tenerci per mano in pubblico o rischiamo l’osso del collo!” 

Immagine da: Straight Passing Privilege

La conseguenza di questo modo di vedere è che la bifobia sia solo la versione annacquata dell’omofobia – e, in modo simile, che la bisessualità sia solo la versione annacquata dell’omosessualità. Tutto meno radicale, meno rivoluzionario, e a metà. 

Sfortunatamente la lista di persone omosessuali che hanno avallato posizioni simili è lunga. Un po’ tirando in mezzo il classico “Dove eravate voi persone bi quando noi gay e lesbiche marciavamo per i nostri diritti negli anni Settanta?ignorando le motivazioni storiche dietro quella scelta (con tutta la bicancellazione dei decenni a venire), un po’ basando la discriminazione verso le persone queer solo su gesti eclatanti e stereotipati come pestaggi in strada,un po’ rivelando tutto il dolore derivato dall’oppressione omofoba che c’è dietro questa incapacità di autoriflessione, purtroppo confermano soltanto il proprio privilegio di potersi disinteressare della realtà. Perché la realtà, per chi se ne interessa e vuole approfondirla, racconta cose ben diverse: 

  • Le statistiche del 2014 Movement Advanced Project report e di Rainbow Health Ontario dimostrano che gli uomini bisessuali siano 6.3 volte più inclini di quelli etero a pensare al suicidio, mentre gli uomini gay lo sono 4.1 volte in più. Le stesse mostrano che le persone bi siano meno inclini di gay e lesbiche a fare coming out con il personale sanitario, la famiglia, l3 dator3 di lavoro e le loro amicizie. Mostrano anche che le persone bisessuali abbiano, come risultato di traumi subiti, una percentuale di abusi di sostanze più elevata di gay e lesbiche. Nel caso in cui le persone bisessuali siano anche transgender, il servizio sanitario viene loro negato più facilmente a causa della loro bisessualità. Le persone bisessuali intervistate hanno riportato percentuali più elevate anche di disturbi d’ansia, depressione e disturbi mentali delle loro controparti gay e lesbiche, e infine, come ciliegina sulla torta di questa storia di cancellazione e dolore, viene devoluto ai programmi specifici per aiutare le persone bisessuali solo lo 0.3% dei fondi dati a gruppi di supporto denominati “gay e lesbici”, ma di fatto afferenti a tutta la comunità di orientamenti marginalizzati
  • Sempre nel 2014, i dati dell’Australian Bureau of Statistic hanno riportato che almeno il 50% di tutt3 l3 australian3 che si identificavano come non eterosessuali fosse in effetti bisessuale o monosessuale. Dunque le persone bisessuali o non monosessuali rappresentavano una porzione più che significativa delle persone non etero del Paese. Tuttavia, il numero di persone bisessuali che dichiaravano di avere un disturbo legato alla salute mentale era del 38%, contro il 29% delle persone gay e lesbiche e il 18% delle persone etero
  • L’inchiesta pubblicata nel febbraio del 2015 sul Journal of Public Health ad opera dell’ente di beneficenza britannico Stonewall ha intervistato un campione di 4769 donne che si definivano lesbiche e 937 che si definivano bisessuali. È emerso che in media le donne bisessuali fossero più giovani, più povere, più inclini a identificarsi anche come trans e appartenenti a qualche minoranza etnica, e più inclini a fare uso di marijuana paragonate alle donne lesbiche. È emerso inoltre che la salute mentale delle donne bisessuali fosse significativamente peggiore di quella delle donne lesbiche, tra percentuali di disordini alimentari, autolesionismo, depressione e ansia. Meno donne bisessuali si sono dette inclini a partecipare a eventi in teoria destinati uniformemente a donne bi e lesbiche, e meno bisessuali avevano fatto coming out e in conseguenza di ciò subito discriminazioni relative al proprio orientamento sessuale, se paragonate alla percentuale quelle lesbiche. Se ne è concluso che le donne bisessuali subissero una stigmatizzazione sociale peggiore a causa della doppia discriminazione data da omofobia e bifobia, e che lo stress derivato, tradottosi principalmente come stigma interiorizzato, conducesse a rischi peggiori per la salute rispetto alle donne omosessuali
  • Lo studio del 2017 di Brian A. Feinstein e Christina Dyar sulla bisessualità, sul Minority Stress e sulla salute, disponibile su Pubmed, ha evidenziato maggiori rischi per le persone non monosessuali di sviluppare patologie legate alla salute mentale. 
  • La Corte di Strasburgo, a maggio del 2021, ha condannato l’Italia a risarcire la ragazza bisessuale vittima dello stupro di Fortezza, i cui sette aguzzini furono assolti nel 2015 dalla Corte d’Appello di Firenze anche in virtù della bisessualità della vittima, assurta dalla giuria come prova del suo comportamento licenzioso, esibizionista e corresponsabile

Molto strano se ci si beve la storiella della bisessualità come “privilegiata” a causa del sembrare etero, vero? 

Quindi lo Straight Passing Privilege non esiste? 

No, non più di quanto esista il privilegio di “sembrare etero” quando passeggiamo da sol3 per strada, a prescindere dal nostro orientamento sessuale e romantico. 

Provocazioni a parte, possiamo dire che la negazione della propria prospettiva, la propria esperienza di vita e relazionale, e una parte cruciale della propria identità, è un sopruso e non un privilegio. I frutti di questo sopruso li conosciamo bene, tra i succitati studi sulla salute mentale a rischio e il monosessismo, la bicancellazione e l’invisibilizzazione costante a cui la comunità bi è sottoposta

Si potrebbero scrivere articoli che mettano in luce gli effetti nefasti anche di ognuna di queste cose, e arriveremmo a Natale dell’anno prossimo. 

Già me li figuro, ad esempio, che parlano del fatto che sia una forma di bicancellazione in più che esistano denominazioni specifiche per le coppie o polecole di donne (“saffiche”) e di uomini (“achillee”), ma che non ne esista nessuna per le coppie di un uomo e una donna che eterosessuali non sono. (Questo nei casi illuminati: poi c’è chi dice semplicisticamente “coppia/polecola omosessuale” e “coppia etero” anche se chi ne fa parte fosse bi!) 

Oppure che andare dal medico, spiegare di aver avuto rapporti sessuali con uomini in passato e sentirsi rispondere che dovresti dirlo alla tua attuale compagna perché in realtà sei gay sia una forma di violenza esperita solo dagli uomini bisessuali e bicancellati, non da quelli etero o gay. 

Oppure che, nella comunità poliamorosa, lo Unicorn Hunting (al maschile il Pegasus Hunting) siano una deplorevole prerogativa riservata alle persone bisessuali, e non eterosessuali o gay. 

Oppure che essere trascinato in tribunale per un risarcimento di 10.000 euro dalla propria ex moglie, che ha scoperto che sei stato con uomini ben prima del matrimonio e quindi ha dato per scontato che fossi gay e con lei fingessi, e vedere pure un giudice che le dà ragione, anche se la tua difesa ha riportato che sei un uomo bi, sia qualcosa che le persone non bisessuali non potranno mai provare.  

Oppure che l’assenza di modelli di riferimento bisessuali, in quanto o vengono quasi tutti bicancellati come etero/come gay oppure si dichiarano “privi di etichette, fluidi, innamorati dell’anima” più spesso che no nel tentativo di essere presi più seriamente, sia una difficoltà delle persone bi in particolare. 

Oppure che sia altamente tossico, e a lungo termine pericolosissimo, essere additat3 sempre come infedeli, inaffidabili, immorali, ambigu3 e indecis3 sia dal mondo ciseteronormato sia dal mondo gay e lesbico, sentirsi difettos3 anche quando non lo si è (nessun essere umano dovrebbe sentirsi tale!), e vedersi scacciare e da un lato e dall’altro a seconda del genere dell3 propri3 partner.  

Ma restando in tema, inutile trovare giustificazioni per imbellire una narrazione mendace ai danni della comunità bi definendola “il privilegio di sembrare etero.” 

Un uomo bi potrebbe essere percepito come etero, sia quando è con la sua partner sia quando è solo? Anche un uomo gay che non è accompagnato dal suo/dai suoi partner potrebbe. Come ho detto, fino a prova contraria, a causa dell’eterosessismo qualunque uomo single sembra eterosessuale!  

Una donna bi può reprimersi se è in coppia con un uomo e dichiararsi etero? Lo stesso può fare una donna lesbica in coppia con un uomo, se si reprime. La strada per l’accettazione di sé può essere lunga e tortuosa per qualunque donna che non abbia il coraggio di fare chiarezza con se stessa e l’ambiente circostante, oppure che viva in un clima pernicioso per la sua incolumità. 

Una persona omosessuale riceve approcci molesti e domande morbose da parte delle persone cis etero? Li ricevono anche le persone bisessuali, con tanto di assunto che saranno per forza disponibili per una threesome o che si farebbero tutto ciò che respira. 

Una coppia gay o lesbica ha più probabilità di essere picchiata per strada di una coppia bisessuale formata da un uomo e una donna? Solo se le persone in questione sono tutte cisgender e percepite dal mondo esterno come tali. Esistono coppie di uomini in cui uno dei due è trans e non medicalizzato, e possono venire percepite come eterosessuali, e coppie di donne in cui una delle due è trans e non medicalizzata, e sono ascritte all’eterosessualità in modo acritico allo stesso modo. 

E quando ci sono persone non binarie di mezzo, la questione si complica ancora di più: come le vedranno coloro che stanno attorno? In che modo reagiranno? Quali altre verità verranno ignorate, in che modo le loro identità saranno appiattite in rigidi confini polarizzanti, quali altre violenze subiranno? 

Inutile girarci attorno: stare nell’armadio è doloroso, ed è ancora più doloroso essere out and proud ma a seconda dell’apertura mentale di chi hai di fronte o delle tue frequentazioni romantiche e/o sessuali del momento veder messo ancora e ancora in discussione chi dichiari che tu sia. 

La retorica del “Love is Love” non può applicarsi alle persone bisessuali, visto che le relazioni che intrecciano possono a loro volta essere terreno di discriminazioni. L’esperienza bi è diversa da quella gay e lesbica da questo punto di vista, ed è per questo che molte persone bi hanno difficoltà a fare coming out anche con coloro che amano e dovrebbero riamarle. C’è chi chiede addirittura che bisogno abbiano di dichiararsi bi quando stanno con persone etero: mah, chissà, per sport o perché chi ci ama dovrebbe conoscerci per come siamo davvero?!? 

E sapete una cosa? Non è manco finita qua. 

In nessuno dei discorsi che provano ad avallare un privilegio che non esiste si menziona il fatto che, se scegliamo di rivelare la nostra personale verità attraverso un coming out, lo stiamo facendo in prima istanza per noi stess3, e solo dopo per chiunque romanticamente o sessualmente ci accompagnerà in questo cammino

In ultima analisi, è questo uno dei più grandi doni che la comunità LGBTQIA+ ci ha fatto: la responsabilizzazione che deriva dal diritto di autodeterminarci, con le difficoltà e le gioie che ne derivano. 

E quindi, reclamiamolo, questo diritto, a prescindere dallo sguardo inquisitorio di chi è fuori. 

Meritiamo relazioni profonde e significative all’interno del mondo LGBTQIA+. 

Meritiamo relazioni profonde e significative anche all’esterno del mondo LGBTQIA+. 

Ma soprattutto, meritiamo una relazione profonda e significativa anche con la persona che ogni giorno vediamo allo specchio. 

Se perdessimo lei, nulla di tutto ciò sarebbe possibile. 

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