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Intersezionale

Può una scultura muovere un pensiero? Era, per una transumanza umana

Secondo il rapporto “Climate Change 2021: The Physical Science”, presentato il 9 agosto dal Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), dobbiamo agire subito e con determinazione per azzerare le emissioni climalteranti e cambiare il nostro stile di vita, o il pianeta inizierà a mutare irrimediabilmente, diventando un ambiente sempre più ostile per la nostra specie e per le specie animali e vegetali che lo abitano. 

Il G20 Clima di Napoli è finito in un fallimento. Ci aspetta il COP26 di Glasgow a novembre, ma sono le ultime opportunità di prendere globalmente una decisione e assumerci una responsabilità sula crisi climatica.

Dal diario di un cammino:

Premessa, ovvero chi ha scritto il diario, che potete saltare se andate di fretta, 

Io che non sono nessuna, sono Marta, ho deciso da tempo di essere quello che volevo essere: autodeterminata, senza sé e con mille ma. 

Non ho paura dei fallimenti, so che non sono colpa mia come di nessunə.  

Vengo da un ceto basso, culturale ed economico, da una famiglia patriarcale, so cosa voglia dire fallire pur avendoci provato; sto imparando a riconoscere i miei privilegi e i privilegi altrui che invece subisco. Scelgo di ribellarmi e pago per questo, perché è sempre economico lo scotto di una scelta nella struttura sociale in cui viviamo, ma sono consapevole che c’è anche chi non ha scelta. Metto in dubbio tutto. Studio ciò che mi stimola curiosità, sbaglio e mi correggo, continuamente. Alcune cose corrono e io le sto dietro, ma non è il capitalismo che inseguo, io corro dietro alle rivoluzioni culturali perché è li che vorrei essere. Sono un po’ naïf perché non mi interessa complicare la complessità o renderla illeggibile a chi sta ancora più in dietro di me. Provo a spiegare tutto ciò che ho capito, per condividerlo, abbracciando ciò che è troppo complesso per me e che spero altrə mi spieghino. Faccio fatica con le sigle, con l’inglese, con le mille nuove definizioni per non essere definitə, ma autodeterminatə e ne comprendo l’assoluta necessità. Non accetto l’arte che parla di sé, i gruppi che non includono, l’avidità, il carcere, l’egocentrismo, le corporazioni che spezzettano la complessità della realtà in piccole verità. Quindi, sono veramente e decisamente imperfetta, una persona come tante, così nessuna da poter essere un po’ tuttə. Starei volentieri un passo dietro a ciò che faccio, ma ora e qui non posso esimermi da metterci la faccia, il corpo e le parole balbettate e strascicate, la risata emotiva. Volevo tenere dietro il mio corpo di donna, che rimane comunque sotto giudizio e lo sento e so che è un problema sociale, che avrei lasciato fuori dal discorso. Ma ce lo metto, perché è parte della crisi che dobbiamo affrontare, perché non è solo, sono tanti i corpi che vengono giudicati. Vorrei che questo mio mostrarmi, anche scrivendo, renda tutto più fluido, quasi per affetto. Non sono una grande artista, non ho fama né fame di averla, sono fortunata, sono vittima di discriminazione e violenza meno di altrə e più di altrə. Ho conosciuto la povertà, ma in un sistema che mi ha aiutata e che ho visto sgretolarsi. Un sistema che non potrà aiutare chi verrà, e non avrei voluto finisse così.

Sono solo Marta. Ho paura delle medicine, di accamparmi nei boschi da sola come invece vorrei fare, della guerra. Ma non ho paura di affrontare la crisi climatica. So che potremmo non farcela, che globale è una parola che spaventa, ma so che potremmo perdere i diritti fino a qui conquistati e non poter andare avanti con quelli ancora da conquistare e tanto mi basta per non temere. 

Ho intessuto i racconti, i dati scientifici, ho chiesto e intuito. E ho trovato un nesso tra questa crisi climatica e quella umana. 

In questo legame c’è il problema ma anche la soluzione. La cultura dello sfruttamento è trasversale, si sfruttano le risorse, le persone e le altre specie. Un vero piano contro la crisi climatica sarà un piano contro lo sfruttamento, o non sarà. 

Questa è l’idea che mi sono fatta ponendomi in ascolto. Facendo arte che trasforma, ricicla, ripensa e ridisegna, ma soprattutto immagina. So che è possibile tirare fuori anche da mille errori un’immagine nuova di umanità. E questo è il momento per farlo.

Il cammino

Così, l’11 settembre, ho iniziato un nuovo cammino insieme a una scultura di nome ERA.

ERA, rappresenta una femmina di Uro, l’antenata selvatica dei bovini moderni che popolava le foreste di Europa, Caucaso e Siberia. L’ultimo Uro, una femmina, morì nel 1627 in Polonia.

Ho attraversato la città di Roma, diventando io stessa transumanza. Non ero sola, ma con un piccolo gruppo di persone amiche, pronte anche al fallimento. 

Poteva non riuscire, si poteva rompere tutto, abbiamo osato per fantasia, facendo un po’ di fatica. Con la giusta elasticità strutturale della scultura ma forse anche nostra, ci siamo riuscitə.

Quasi 8 km a piedi per portare sulle strade della nostra quotidianità la crisi in atto.

Abbiamo affrontato una città, Roma, che non è a misura di persona, proprio come non lo è nemmeno la nostra società. Disabilità, lentezza, poca o nessuna produttività sono negate e ostacolate dal sistema economico e quindi sociale. 

La chiave per aprire prospettive future è nel mettere in discussione tutto il sistema, ridistribuire e ripensare. È la più grande opportunità che una crisi ci possa mostrare.

Dentro ERA c’è tutta la simbologia totemica dei bovini che nei secoli e nelle differenti culture gli abbiamo assegnato: rappresenta la fecondità, la forza, la rinascita, la rigenerazione e la trasformazione, il femminile e il maschile, il sole e la luna insieme. 

La rappresentazione dell’Uro è presente nelle prime gallerie della creatività umana: 

le grotte di Lascaux, Altamira e la grotta del Romito in Calabria. 

Negli anni ’30, i nazisti tentarono di ricreare l’Uro in laboratorio per realizzare una fantomatica razza “ariana” di bovino. Ancora oggi i tentativi di riprodurre l’Uro proseguono, nella speranza di ricostruire alcuni ecosistemi distrutti. 

Gli strati di carta di cui è composta ERA sono pagine di libri, opere d’arte, pubblicità e articoli comuni, spartiti, etc etc. La nostra cultura, che diventa scarto del consumo quotidiano. Ha un’anima di cartone e spago, quelli del mio ultimo trasloco. 

ERA è transfemminismo e contrasto al patriarcato, la noncultura che ci ha portatə su questo baratro.

ERA è caverna in cui è stato incisa la nostra capacità di creare e immaginare. 

ERA è antispecismo e il concetto di estinzione con cui dobbiamo rapportarci.

ERA è il contrasto al capitalismo che sfrutta gli esseri viventi per creare 

vite in scatola, vendute come normalità.

ERA è transumanza, migrazione per vivere a ritmo con la Terra.

ERA è l’epoca che dobbiamo affrontare, è la crisi e la possibilità di ribaltare le prospettive. 

La prima tappa della transumanza di ERA è stata la comunità. 

Siamo arrivatə alla galleria SpazioCima per diventare collettiva artistica:

Uro/boro tra crisi climatica e umana

ERA è diventata parte di Uro/boro. Il serpente che si morde la coda, il ciclo infinito tra nascita, morte e trasformazione. La crisi climatica sta interrompendo questo ciclo, lo spezza in Uro/boro, non per la Terra, che si rigenererà, ma per la nostra specie e gran parte delle specie vegetali e animali che la abitano oggi. 

Decidere di non decidere o ignorare il problema avrà conseguenze certe.

Lo scatto evolutivo che la nostra specie deve fare può passare soltanto attraverso un’azione collettiva. 

L’arte può contribuire a innescarla, smuovendoci dall’immobilismo e dalla negazione. 

Proprio per questo, un progetto individuale è diventato invece un’occasione per fare insieme.

Nella collettiva Uro/Boro, dal 15 al 24 settembre, saranno esposte le opere di Marta Alonso, Cristina Archinto, Alessandro Arrigo, Alessandra Carloni, Marta Cavicchioni, Nick Disaster, Maria Teresa Gallo, Marco Giacobbe, Carlo Gori, Giusy Lauriola, Debora Malis, Mìles, Alessandra Pirelli, Re Barbus, Micaela Serino, Daniele Tenca, Nicoletta Vicenzi, ZeitWille.

Ho raccolto le testimonianze di chi parla di crisi climatica e umana in vari ambiti e ne ho fatto video per mostrarvi quello che vedo e sento io, con le mie possibilità (Emanuele di Fridays for future Roma, Luca di Greenpeace Italia, Nicoletta di Simple Steps for all, Marcella di MinervaLab, Raffaella Bullo divulgatrice scientifica, Roberto di Pensare Migrante). Li troverete sulla pagina Facebook “ERA per una transumanza umana”.

Sono gli ultimi anni per parlare di diritti senza affrontare la mancanza di acqua, di cibo o di riparo. Anche in Occidente, anche nel nostro spicchio di mondo privilegiato.  

Poi, la natura si trasformerà senza di noi. 

Continuerà il suo ciclo a cui abbiamo dedicato opere, ricerca e assegnato nomi e immagini.

Da una parte mi rattrista, perché potremmo evitarlo, dall’altra so che sarà comunque bellissimo anche senza di noi lì a dare nomi alle cose. 

Ma finché ci sarà la possibilità di agire, di provarci, di evitare sofferenze ci proverò, non ho nulla da perdere, ho solo un’occasione: vivere in un mondo equo e a ritmo con la Terra.

Vogliamo continuarla insieme questa transumanza?

ERA e la collettiva Uro/boro cercano la prossima tappa.

Intanto, il 24 settembre ci sarà il Global Strike For Future sulle strade di tutto il mondo, potremmo incontrarci lì. 

Un abbraccio a tuttə

Marta

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