TOP

Intersezionale

Woman amidst green field. Original public domain image from Wikimedia Commons

Transizione ecologica e resilienza: due parole usate da mesi nel linguaggio pubblico

Parole che promettono cambiamenti, che sintetizzano una svolta che si vorrebbe epocale.

Ma si può cambiare facendo restare le cose come sono e non c’è bisogno di scomodare il “Gattopardo” per rendersene conto.

Quella che stiamo vivendo è una gigantesca fase di ristrutturazione in cui il capitalismo si sta giocando le sue carte per uscire da una crisi in cui ha trascinato un intero pianeta e l’ancora a cui si sta aggrappando è, appunto, la green economy.

In una recente intervista Daniel Tanuro- autore di un libro anticipatore come “L’impossibile capitalismo verde”e recentemente di “E’ troppo tardi per essere pessimisti”- dice infatti:” Il capitalismo verde è un ossimoro, un’invenzione. Esistono dei “capitalismi verdi” e delle opportunità volte a valorizzare questi capitali”.

Il Pnrr stanzia circa 59 miliardi per quella che definisce “rivoluzione verde e transizione ecologica” . Il piano fa grandi promesse in tema di energie rinnovabili e trasporto eco sostenibile ma le critiche arrivate dai tanti settori che compongono la galassia ambientalista vanno tutte più o meno nella stessa direzione: nel piano non c’è proprio nulla di rivoluzionario, l’impatto sarà oltretutto poco rilevante.

Agricoltura, ciclo dei rifiuti, biometano occupano l’11,5% del Pnrr ma riducono le emissioni di Co2 di appena lo 0,43%; lo sviluppo delle rinnovabili prevede un’espansione della capacità di 4,2 gigawatt quando l’obiettivo in sede europea è di 5/6gigawatt

I movimenti ecologisti – da Friday For Future a moltissime associazioni – giudicano tutto questo una colossale operazione di greenwashing che copre i regali fatti alle solite lobby del fossile: 20 miliardi a favore delle multinazionali del gas e del petrolio. A beneficiare dei finanziamenti saranno ancora , ad esempio, due giganti come Eni e Snam. E un’altra delle critiche alle politiche vendute per ambientaliste è indirizzata proprio all’estrattivismo e alle trivellazioni,

Per questo tema c’è infatti un apposito documento che è si chiama Pitesai (acronimo che sta per Piano per transizione energetica sostenibile delle aree idonee): sarà quella la base per decidere dove si potrà continuare a “fare ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi”.

Un equilibrio impossibile tra estrattivismo, interessi economici e sbandierate ambizioni green.

Il risultato sarà che soprattutto la zona dell’alto Adriatico sarà soggetta a sfruttamento intensivo .

Ad accorgersi delle intenzioni del piano di Cingolani anche qualche Regione forse perché altre trivellazioni sono partite nella zona del delta del Po. Ma critiche e timori per questo documento governativo sono partite anche da parecchie altre zone del nostro paese: dal nord est della Sardegna alla Basilicata alla val d’Agri. L’Adriatico resta comunque nell’occhio del ciclone: lì sono attive ben 77 delle 138 piattaforme estrattive presenti nel nostro paese. Ma Eni, e altre compagnie, ritengono il metano necessario proprio per la transizione ecologica e Cingolani, con questo piano e in genere con la sua azione, le asseconda sorvolando sul fatto che il metano è un gas serra 70 volte più potente della Co2.

In una intervista Vincenzo Balzani. Professore emerito all’università di Bologna e coordinatore di energieperlitalia.it. – oltre a diffondere un appello contro le trivellazioni, ci ricorda che: “ Uno studio dell’università di Stanford si interessa della specifica situazione italiana e dimostra che entro il 2050 l’Italia potrebbe affrancarsi completamente dall’uso dei combustibili fossili e produrre tutta l’energia di cui ha bisogno con fotovoltaico, eolico. solare a concentrazione e idroelettrico aumentando i posti di lavoro e ottenendo pure un consistente risparmio nelle spese”.

Ma la direzione continua ad essere un’altra: i sussidi dannosi per l’ambiente concessi nel 2020 per energia, trasporti, agricoltura ed edilizia sono stati 34,6 miliardi. Industria automobilistica e petrolieri ovviamente ringraziano.

Ma torniamo al Pnrr. Ai tempi del disatteso referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua si è discusso molto dello stato di salute della nostra rete idrica. Le sue condizioni infatti sono pessime tra buchi e perdite consistenti di una risorsa vitale e tutt’altro che infinita come l’acqua.

Il Pnrr poteva essere l’occasione per sistemarla ma invece gli investimenti sulle reti idriche saranno decisamente scarsi, 900 milioni appena, a fronte di perdite stimate intorno al 41%.

Sulla rete fognaria e sulla depurazione delle acque poi ci sarà ancora meno, 600 milioni.

E un altro tema, anche questo fondamentale, come le bonifiche sui siti inquinati è stato completamente dimenticato dal piano anche se riguarda aree del nostro paese come Taranto, la terra dei fuochi, Priolo, Gela, Brescia,per la qualità dell’aria, e cioè tra i 5 ed i 6 milioni di persone.

Come si sono ignorati- ma a questo punto non è più una sorpresa- tutti i progetti alternativi ed a zero emissioni che, tra l’altro, garantiscono una gestione molto più democratica per privilegiare invece politiche che favoriscono gasdotti, centrali a turbo gas, trivellazioni non tralasciando nemmeno le recenti nostalgie per il nucleare.

Un esempio di transizione ecologica e di come questa sia la prosecuzione delle stesse logiche che hanno portato a livelli drammatici crisi ambientale e crisi climatica è la questione della negatività dell’impatto delle batterie per le auto elettriche spinte anche dalla politica degli incentivi.

L’impatto sociale ed ambientale è infatti devastante. Le materie prime- cobalto, rame, litio, terre rare- sono distribuite in poche regioni. Nella repubblica del Congo l’estrazione del cobalto- di cui quel paese è ricchissimo- avviene nelle disumane condizioni con cui viene raccolto anche il coltan, con violazioni palesi dei diritti umani e grazie al lavoro e al criminale sfruttamento minorile. Le grandi case automobilistiche parlano di sostenibilità, di controlli rigorosi e di trasparenza quando la realtà è molto distante dagli spot e dalle rassicurazioni . Le auto elettriche sono fortemente energivore e consumano grandi quantità di materie prime i cui prezzi salgono e saliranno ancora.

E quella che sta succedendo in questi giorni ed in questi mesi sembra esattamente una tempesta perfetta.

Il petrolio ha superato gli 80 dollari, e proprio quelle materie hanno visto schizzare in alto i prezzi: il rame è arrivato a costare il 115% in più. Ma è una crescita cha ha toccato molte altre materie: il grano duro arrivato a 500 euro , il legname raddoppiato. Aumenti che si ripercuotono poi sulle nostre vite che dimostrano come i cambiamenti climatici impattino sui meccanismi economici come su quelli finanziari

Crisi climatica, e anche la pandemia, altro non sono che la spia dell’insostenibilità di un sistema che infatti è in crisi, La gigantesca operazione di greenwashing del Pnrr denunciata dai movimenti per la giustizia climatica e ambientale e da tanti settori ambientalisti fa tornare alla mente un termine usato da Dario Paccino che è anche il titolo del suo libro- tra l’altro recentemente ristampato- forse più importante e sicuramente anticipatore, “l’imbroglio ecologico”.

Paccino aveva capito diversi anni fa alcuni dei temi oggi al centro del dibattito e delle scelte politiche e strategiche in una fase di passaggio come quella che stiamo vivendo.

“Per lo più si tende ad identificare inquinamento ed ecologia mentre in realtà quello degli inquinamenti è solo l’aspetto più appariscente, anche se uno dei più tragici, dal momento che la media della vita umana potrebbe allungarsi da 3 a 5 anni se si riducesse del 50% l’attuale tasso di inquinamento atmosferico nelle zone di più alto sviluppo industriale. La città continua ad essere priva del verde necessario, la campagna continua a trasformarsi in fedele immagine della città (in senso lato comprese anche le spiagge)”.

E più avanti un’analisi, quasi una conclusione che parla direttamente ai tempi che stiamo vivendo: “ E’ il processo in corso, caratterizzato dal sacrificio di ogni risorsa la profitto che, tecnocrazia aiutando, porterà alla catastrofe; catastrofe che l’industria anti inquinamento potrà solo ritardare restando intatte, con la sopravvivenza del padrone, le cause dell’inquinamento”.

Paccino scriveva tutto questo nel 1972,

Post a Comment