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Premiare chi difende l’umanità: il Front Line Defenders Award 2021.

Scritto da: Alessandro Mattei e Francesca Ferrone

“Viviamo in tempi bui. Benvenuta la celebrazione del coraggio di coloro che portano luce e amore nel nostro mondo”. Con queste parole Andrew Anderson, direttore esecutivo della ONG Front Line Defenders, presenta il premio annuale assegnato da quest’ultima a quei difensori e difensore dei diritti umani impegnati nel salvaguardare le libertà e i diritti di intere comunità, consapevoli di mettere a repentaglio la propria sicurezza.

Front Line Defenders è una ONG irlandese fondata nel 2001 a Dublino con l’obiettivo specifico di proteggere e supportare l’azione dei difensori/e dei diritti umani. Il Front Line Defenders Award è stato istituito per la prima volta nel 2005 per dare merito al fondamentale lavoro che i difensori/e portano avanti, in contesti dove spesso la libertà di espressione e di mobilitazione è minacciata da attori statali e non statali. Fino al 2017 l’ONG assegnava un singolo premio al difensore/a meritevole.

A partire dal 2018 vengono invece identificati diversi vincitori per aree geografiche. Hanno ricevuto il premio, nell’edizione 2021,  Aminata Fabba per l’Africa, Camila Moradia per le Americhe, Aleh Hrableuski e Siarhei Drazdouski per l’Europa e l’Asia Centrale, Mamadou Ba ancora per l’Europa e l’Asia Centrale, Sami e Sameeha Huraini per il Medio Oriente e il Nord Africa, infine l’organizzazione Mother Nature Cambodia per la regione Asia-Pacifico. Lungi dal voler rappresentare il premio come apice di una competizione, piuttosto come una forma di riconoscenza e di supporto verso chi quotidianamente si mette al servizio dell’umanità, vogliamo ora raccontarvi in breve le loro storie per restituirne il valore e farle brillare nell’oscurità a cui spesso rischiamo di abituarci.

Aminata Fabba è una difensora della terra che vive in Sierra Leone, nel distretto di Pujehun. Il suo attivismo nasce nel 2011 quando la Socfin Agricultural Company (SAC) ottiene dal governo e dai capi tribù locali ben 6500 ettari di terreno, espropriandolo a centinaia di contadini. Aminata e molti di questi fondano così MALOA (Malen Affected Land Owners and Users Association), cominciando a levare le proprie voci contro la multinazionale dell’agrobusiness e le istituzioni, motivo per il quale viene arrestata, per poi venire liberata su cauzione. Nonostante il rilascio, Aminata è indagata per aver istigato le donne a difendere le proprie terre, venendo giudicata però innocente. Ad oggi, a causa delle intimidazioni da parte dell’azienda, così come delle autorità nazionali e tribali, è costretta a vivere lontano dal proprio villaggio per preservare la propria sicurezza e quella della sua famiglia. 

Camila Moradia è cresciuta nelle favela di Grota, ad Alemão, Brasile. Sua madre lotta per i diritti delle donne, così lei si trova sin da bambina al suo fianco, ereditando l’idea che le donne possano essere attrici di grandi trasformazioni sociali. Nel 2004 inizia a lavorare per progetti a sfondo sociale. Nel 2010 la favela di Skol viene smantellata con una decisione unilaterale: questo fatto spinge Camila a battersi per il diritto alla casa delle oltre 1300 famiglie sfrattate. Nel frattempo, continua ad impegnarsi contro la violenza sulle donne, con un percorso che culminerà nel 2015 nella nascita del collettivo Donne in Azione Alemão (MEAA) oggi in campo per l’empowerment e l’autonomia femminile, supportando oltre 400 donne nella zona settentrionale di Rio de Janeiro. 

Per l’area dell’Asia-Pacifico, sono stati premiati gli attivisti di Mother Nature Cambodia. Quella che è iniziata come una piccola campagna per l’empowerment delle comunità indigene locali e la mobilitazione contro la costruzione di una diga idroelettrica, si è trasformata in un vasto movimento di difensori/e dei diritti umani. Si tratta in maggioranza di giovani studenti universitari cambogiani, che si battono per la protezione dell’ambiente e lo smascheramento della corruzione tra le istituzioni. Il lavoro degli attivisti di Mother Nature Cambodia porta loro ad essere costantemente sotto l’attacco del governo. Il co-fondatore Alex Gonzales Davidson è stato espulso dal paese, mentre coloro che continuano a vivere in Cambogia, sono esposti a minacce, violenze e arresti arbitrari. Nonostante questa dura repressione, Mother Nature Cambodia continua a combattere e le sue campagne sono sempre più di ispirazione per giovani cambogiani e cambogiane che decidono di esporsi in prima persona per sostenere i diritti di tutti.

I difensori dei diritti umani Siarhei Drazdouski, fondatore e direttore di Office for the Rights of Persons with Disabilities e l’avvocato Aleh Hrableuski, si battono in Bielorussia per la tutela e l’empowerment delle persone con disabilità. Nel contesto delle ondate di protesta che a partire dall’estate del 2020 hanno attraversato la Bielorussia, Siarhei e Aleh hanno lavorato intensamente per denunciare le violazioni generalizzate dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza e di polizia e per fornire assistenza legale a coloro che le avevano subite. Come conseguenza, entrambi sono stati sottoposti ad una vera e propria persecuzione giudiziaria, nel tentativo del governo di paralizzare le attività dell’ufficio. Nonostante questo, e dopo un duro periodo di detenzione, Siarhei e Aleh non si fermano e continuano a battersi senza sosta per la difesa dei diritti umani in Bielorussia.  

A ricevere l’importante riconoscimento, è stato anche Mamadou Ba, membro del movimento SOS Racismo e fondatore di diverse organizzazioni per la difesa dei diritti dei migranti. Nato in Senegal, si trasferisce in Portogallo, dove dedica la sua vita alla lotta contro il razzismo. Oggi Mamadou è un punto di riferimento della lotta antirazzista e allo stesso tempo, il facile bersaglio delle violenze dei movimenti neonazisti e di estrema destra del paese. Nonostante le minacce e gli attacchi, Mamadou continua ad esporsi in prima persona per l’antirazzismo, che lui stesso definisce un atto di amore nei confronti dell’umanità intera.

Sami e Sameeha Huraini sono attivisti del movimento Youth of Sumud. Entrambi lavorano per la difesa dei diritti umani nei territori di Masafer Yatta, nel Governatorato di Hebron in Cisgiordania. Si tratta di un’area in cui il conflitto arabo-israeliano assume contorni particolarmente drammatici, con le comunità palestinesi esposte alla sistematica violenza e alla negazione dei diritti fondamentali. L’azione di resistenza nonviolenta di Sami e Sameeha, ha posto i due attivisti sotto costante attacco, nelle forme della persecuzione giudiziaria e spesso della violenza armata. 

Difensori e difensore dei diritti umani, che combattono battaglie diverse, in angoli opposti della terra, ma che con lo stesso coraggio fanno sentire la propria voce contro chi vorrebbe imporre loro il silenzio. 

"In Difesa Di", per i Diritti Umani e chi li difende, è rete italiana di oltre 40 organizzazioni, associazioni, realtà che lavorano in sostegno ai difensori ed alle difensore dei diritti umani. (www.indifesadi.org).

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