TOP

Intersezionale

Stati uniti a Haiti

Haiti e le violenze statunitensi

“L’amministrazione Biden sta facendo tutto quanto in suo potere per negare alle persone l’accesso ad un rifugio sicuro”


Cercano asilo, viaggiano verso il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Sono le migliaia di haitiani protagonisti di una tragedia nella tragedia. Uomini, donne, bambini al centro di una situazione sotto gli occhi di tutti e fortemente denunciata dall’Unicef: “nei primi otto mesi del 2021 il numero di bambini e donne colpiti dalla violenza e rapiti a scopo di riscatto ha superato quello dello scorso anno”. I numeri parlano di 71 donne e 30 rapiti nel periodo che va da gennaio ad agosto del 2021, contro le 59 donne e i 37 bambini dello scorso anno.
Il contesto – A seguito del devastante terremoto che ha colpito la parte sud-occidentale del paese ad agosto, Haiti sta facendo i conti con una gravissima crisi umanitaria: 130.000 le case danneggiate o completamente distrutte, senza contare le oltre 1.000 scuole e almeno 90 centri sanitari. L’appello dell’UNICEF è stato chiaro: “la crescente violenza, i saccheggi, i blocchi stradali e la presenza costante di bande armate rappresentano tutti ostacoli per l’aiuto umanitario a seguito del terremoto”.


L’UNICEF e i partner stanno percorrendo strade alternative per portare gli aiuti di emergenza alle comunità più colpite, con ulteriori costi di trasporto, poiché la strada nazionale che porta alle zone colpite nel sud-ovest risulta essere troppo pericolosa. Jean Gough, Direttore regionale UNICEF per l’America Latina e i Caraibi, ha dichiarato che “Nessun posto è sicuro per i bambini ad Haiti”. Dalla strada per andare a scuola, a casa o anche in chiesa “le ragazze e i ragazzi rischiano di essere rapiti ovunque e ad ogni ora del giorno e della notte”. Il rapimento di bambini è diventato una vera e propria “attività lucrativa”. Le conseguenze per i genitori e i bambini rapiti, sono gravi traumi a seguito di umiliazioni, minacce e violenza vissuti durante la prigionia.

La denuncia di Amnesty – A destare preoccupazione non è soltanto la situazione interna, ma anche la risposta del governo degli Stati Uniti, come denunciato da Amnesty International: “Il governo degli Stati Uniti sta rispondendo con violazioni dei diritti umani e violenze, incluse espulsioni di migliaia di haitiani. Queste espulsioni mettono gli haitiani a rischio di violenza, di rimanere senza casa, e anche a rischio di morte. In questo momento Haiti si trova nel mezzo di una crisi politica, economica e ambientale senza precedenti. I media hanno documentato le autorità di frontiera degli Stati Uniti mentre sfruttano e scherniscono gli haitiani, andando a cavallo e brandendo fruste”.


Cosa sta avvenendo – “Le proteste e l’uso diffuso della violenza sono in corso ad Haiti dal 2019, come Amnesty International ha documentato in precedenza. Nel caos che circonda l’uccisione del Presidente Jovenel Moise all’inizio di luglio e con il dilagare di crimini violenti e la crisi dei diritti umani che affligge il paese, giornalisti e difensori dei diritti umani sono stati sempre più attaccati. Il governo haitiano è stato accusato di complicità negli attacchi su larga scala condotti da bande che prendono di mira quartieri poveri, attacchi eseguiti tra il 2018 e il 2020. In un rapporto dell’inizio di quest’anno, l’ONU ha evidenziato l’incremento delle violazioni dei diritti umani.

Amnesty denuncia con forza la condotta statunitense: “I media hanno mostrato un filmato di un ufficiale della US Customs and Border Protection (CBP – Dogana per proteggere delle frontiere degli Stati Uniti) a cavallo caricare in mezzo alla folla di richiedenti asilo haitiani, disperdendoli violentemente, schernendoli e cacciandoli via per sicurezza. L’escalation del trattamento violento va di pari passo con un aumento dei voli di espulsione per richiedenti asilo haitiani. L’amministrazione Biden sta facendo tutto quanto in suo potere per negare alle persone l’accesso ad un rifugio sicuro, molte delle quali hanno cercato rifugio mentre Haiti continua a vacillare dall’instabilità politica al disastro umanitario, dal catastrofico terremoto del 2013 un altro devastante terremoto appena un mese fa, generalizzata violenza e repressione, e l’assassinio del Presidente di Haiti all’inizio dell’estate”.

Original public domain image from Flickr


L’appello di Amnesty – “Da quando il Presidente Biden è entrato in carica, la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha preso alcune misure necessarie, ma lontane dall’essere sufficienti a ripristinare l’accesso all’asilo al confine tra Stati Uniti e Messico. Eppure, l’amministrazione Biden ha vergognosamente continuato la politicadell’amministrazione Trump, abusando del Titolo 42 da parte dell’autorità sanitaria pubblica per bloccare ed espellere persone alla frontiera, avventatamente mettendo in pericolo vite usando la “sanità pubblica” come giustificazione. Tra marzo 2020 e maggio 2021, il governo ha sommariamente espulso circa 875.000 persone, espulsioni che hanno colpito in particolare gli immigrati neri e i richiedenti asilo che si trovano in condizioni pericolose in Messico, dove i richiedenti asilo hanno subito gravi violenze.


L’amministrazione Biden ha espulso oltre 400.000 di queste persone. Le misure previste dal Titolo 42 continuano, nonostante le obiezioni dei funzionari del CDC e contro le raccomandazioni degli esperti di salute pubblica. Tutto questo è inutile e viola gli obblighi degli Stati Uniti di sostenere il diritto all’asilo e di non rimpatriare individui verso paesi dove
sarebbero a rischio di serie violazioni dei diritti umani. Non esiste una ragione di salute pubblica per curare i migranti e i richiedenti asilo in maniera diversa. Questo atteggiamento sta causando un danno irreparabile”.

Le soluzioni – “Ripristinare l’accesso all’asilo richiede il rispetto del giusto processo. I richiedenti asilo dovrebbero essere ammessi nel paese, non espulsi o detenuti, dove potrebbero perseguire le loro richieste di asilo in comunità assistite da associazioni. L’uso dell’espediente della rimozione del processo per prendere in considerazione le richieste d’asilo dovrebbe essere rigettato, mentre la pianificazione accelerata delle udienze presso le Corti per l’immigrazione costituisce motivo di preoccupazione. La riforma confezionata come giusto processo basato sull’efficienza giudiziaria non fornisce garanzie a nessuno”.

Post a Comment