TOP

Intersezionale

Woman legs up in the air social advertisement template

Scoprire le mestruazioni

La palestra per me ora è un luogo molto accogliente, un luogo di cui conosco ogni spazio e odore, in cui mi sento a mio agio.

Per moltissimo tempo però non è stato così. Da piccola era un luogo che non capivo bene, non ne capivo orari e tempi e lo spogliatoio mi pareva lo spazio della fretta. E freddo, con le partite di pallavolo alle 9 del mattino la domenica.

Da adolescente non solo non capivo lo spazio della palestra ma è diventato addirittura ostile.

Le ore di ginnastica, più formalmente Scienze Motorie, erano uno momento che non aveva nulla di confortevole, che poco aveva a che fare col benessere psicofisico, e in cui mi sentivo a disagio. Questo accadeva principalmente perché dovevo confrontarmi col mio corpo. Un corpo che stava cambiando e non capivo in che modo, di cui il segnale più evidente erano le mestruazioni: un evento molto atteso ma che allo stesso tempo avevano deluso le mie aspettative.

Ero stata una delle ultime della mia classe ad avere le mestruazioni e in qualche modo mi sentivo esclusa da quel club che si stava creando, oltre alla segreta paranoia di avere qualcosa di strano, di non riuscire a rispettare le tappe sociali dettate dalla biologia.

Le mestruazioni, infatti, sono uno strano fenomeno che, come gran parte delle cose che riguardano il corpo, si sviluppano all’incrocio tra il biologico e sociale. Se è vero infatti che è indubbiamente un fenomeno biologico che avviene in determinati corpi con determinate funzioni, è tutta la costruzione sociale che ci sta attorno che nei secoli e nelle diverse culture ha determinato il significato di questo evento. Ha costruito un soggetto attorno a questo evento, pratiche, credenze e soprattutto limitazioni ed esclusioni.

Ora l’allontanamento, l’esclusione o il non poter toccare le piante ci sembrano cose fortunatamente molto lontane da noi, tuttavia questo non significa che non ci siano altri meccanismi che determinano in modo più sottile l’esclusione da certi ambiti o che comunque presuppongono l’adattamento dei corpi mestruanti ad uno standard basato su corpi maschili pensati come universali e neutri.

La frase “culture of concealment”, ovvero cultura del nascondere, è stata coniata una ventina di anni fa da Karen Houppert (1999) proprio per spiegare come tutti i tabù e gli stigmi che ancora persistono riguardo le mestruazioni condizionino a diversi livelli la vita delle donne e delle ragazze attraverso la costruzione di un senso di vergogna e imbarazzo a riguardo. Come accennavo, questo avviene anche in modo sottile e che paradossalmente sembrerebbe fatto per aiutarti! Ad esempio attraverso i prodotti per l’igiene mestruale, la cui mercificazione promette sempre di più modi per sentirsi pulite di modo che nessuno se ne accorga e poter fare tutto, dal lavoro al tempo libero, agli antidolorifici che ti permettono comunque di andare a lavorare.

Quello che Jill M. Wood chiama “the menstrual concealment imperative”, ovvero l’imperativo a nascondere le mestruazioni, serve a spiegare come le donne e le ragazze abbiano interiorizzato nei secoli le mestruazioni come una malattia, come un tabù, come qualcosa di sporco e da nascondere.

Inoltre questo, che con terminologia foucaultiana possiamo definire un dispositivo, diventa una forma di auto-sorveglianza creata dai processi di medicalizzazione che si delineano attorno ai corpi mestruati e, più in generale, dall’insieme delle norme sociali e culturali che nel tempo, chiaramente mutandosi, hanno costruito le mestruazioni come qualcosa che va al di là della loro mera funzione biologica. Questo dispositivo si innesta in un più ampio intreccio di norme che riguardano il corpo sessuato e in particolare il corpo riproduttivo della donna.

Wood definisce tutto questo, naturalmente sempre con riferimento alle teorie foucaultiane, “menstrual discourse”, un discorso che costruisce gran parte dei comportamenti che ancora abbiamo riguardanti le mestruazioni e che condizionano i nostri comportamenti anche a riguardo del nostro stesso corpo.

Sono questi gli stessi meccanismi che definiscono cosa un corpo mestruato può/deve fare e dove può stare.

Uno studio un po’ datato in realtà (Roberts et al., 2002) ma che non credo abbia perso il suo senso, ci dice che molte donne modificano le loro attività durante le mestruazioni e che semplicemente avere degli assorbenti visibili in borsa fa percepire la donna come meno attraente e competente.

Certamente ora in occidente non c’è nessun divieto esplicito a fare delle specifiche attività, anzi sempre di più l’industria che si occupa di assorbenti è occupata a dirci quanto comodamente possiamo fare ogni cosa senza che nessuno se ne accorga, non veda macchie e non senta odori, ed è proprio questo il punto.

Il tabù delle mestruazioni è uscito dalla porta e rientrato dalla finestra!

Se in altri tempi e in altri luoghi dovevamo isolarci dalla comunità quando i nostri corpi sanguinavano, ora dobbiamo starci senza però che nessuno percepisca la differenza.

Ora torniamo all’inizio di questa storia. Tutti questi discorsi, sviluppandosi ai confini tra corpi e società, possono essere applicati anche al mondo dello sport, anzi mi pare un ambito in cui sono particolarmente visibili.

Ancor di più in quel particolare spazio sportivo che sono le ore di Scienze Motorie nelle scuole.

In quello spazio le mestruazioni rimangono nello spogliatoio, le ragazze ne parlano con le compagne, si scambiano gli assorbenti e cercano di capire cosa fare una volta entrate in palestra e come dirlo all’insegnante.

Ho avuto l’occasione di indagare alcuni aspetti di questo argomento attraverso il progetto Corpi che sanguinano che, con l’aiuto di Codici Ricerca e Intervento sta entrando e uscendo dalle scuole

Durante questa ricerca ho potuto parlare con ragazze, ragazzi e insegnanti, scoprendo con loro quanto e come ancora si nascondono le mestruazioni.

Fortunatamente le cose negli ultimi vent’anni sembrano cambiate (il dato di partenza è banalmente quando io ero al liceo!). Innanzitutto ho trovato molta disponibilità a parlare dell’argomento da parte di tutte le persone intervistate.

Una disponibilità che dal lato degli insegnanti di Scienze motorie si traduce in curiosità e voglia di portare dei cambiamenti all’interno delle proprie modalità di insegnamento.

Ancora infatti la differenza dei corpi non è un argomento trattato in modo strutturale durante il percorso formativo di chi intraprende la strada per l’insegnamento delle Scienze Motorie e nemmeno nei percorsi che portano a diventare tecnic* o allenatori e allenatrici nelle diverse discipline sportive, anche se sempre di più qualcosa si sta muovendo in questo senso. Questo accade probabilmente grazie alla sempre maggior presenza delle donne e delle ragazze nelle attività sportive, sia a livello agonistico che amatoriale. A questo corrispondono i conseguenti investimenti economici a cui sono legati i primi interessi per il miglioramenti delle prestazioni sportive in relazione al corpo femminile.

Magenta pink fluid patterned background

Anche da parte dei ragazzi e delle ragazze la disponibilità e la voglia di parlare di questo argomento sembra essere legata alla necessità di un cambiamento delle pratiche esistenti ma anche alla necessità di una maggior conoscenza di quel che accade nei e attorno ai propri corpi. Che le ragazze ne parlino con maggior disinvoltura, che i ragazzi comincino a mettersi in dialogo pur non percependo ancora la questione come “loro”, non significa infatti che ci sia un’approfondita consapevolezza dei propri corpi e di tutto quello che ruota attorno alle mestruazioni: come comunicare all’esterno, come gestire il dolore, quali alimenti ti potrebbero aiutare e come fare o meno le attività che vorresti svolgere compreso lo sport, in che modo lo sport posso diventare un aiuto invece che un ostacolo.

La maggior parte della conoscenza legata alle mestruazioni proviene ancora da famiglia e amiche, la scuola dedica qualche ora solitamente all’interno delle lezioni di biologia ma pochissime scuole prevedono uno specifico focus di educazione sessuale e affettiva e ancor meno attenzione a cosa succede ai corpi delle ragazze proprio nel momento in cui cambiano maggiormente e a come il cambiamento dei corpi non sia “semplicemente” un cambiamento biologico.

Questo sapere informale ha due dirette conseguenze: la prima è che le ragazze avranno delle informazioni frammentarie, parziali e totalmente dipendenti dal contesto familiare e sociale di provenienza. La seconda è che questa formazione è ancora una cosa da ragazze, raramente in questi discorsi vengono coinvolti i fratelli maschi o gli amici.

Sembra che le ragazze ne parlino molto a scuola, ma solo con le compagne, e anche nel momento in cui c’è la necessità di comunicare all’insegnante di Scienze Motorie che non si può/vuole partecipare alla lezione fa ancora molta differenza se l’insegnante sia un uomo o una donna. Da un lato le ragazze affermano che non c’è bisogno di parlarne con compagni e insegnanti, che basta giustificarsi in modo generico se non si può/vuole partecipare alla lezione, allo stesso tempo però affermano di parlarne continuamente con le compagne nello spogliatoio, di confrontarsi con loro senza tabù e pudori.

Con chi allora si devono nascondere le mestruazioni? Non sarebbe forse più efficace se questo discorso si facesse tutt* assieme in modo che assieme si possa comprendere la diversità dei corpi e cominciare a pensare le ore di Scienze Motorie e più in generale lo sport come qualcosa che parte dai corpi e si modifica di volta in volta e non come dei corpi che devono aderire ad uno standard maschile considerato come universale.

Scoprire le mestruazioni significa allora non nasconderle, liberarsi da tabù e senso di vergogna e, proprio attraverso la condivisione pubblica di una delle cose private per eccellenza, cambiare la conoscenza che abbiamo a riguardo, perché non si può conoscere quello che rimane nascosto e non si può cambiare quello che non si conosce.

Bibliografia:

Houppert, Karen. 1999. The Curse: Confronting the Last Unmentionable Taboo: Menstruation. New York: Farrar, Strauss, and Giroux.

Roberts, Tomi-Ann, Jamie Goldenberg, Cathleen Power, and Tom Pyszczynski. 2002. “’Feminine Protection’: The Effects of Menstruation on Attitudes towards Women.” Psychology of Women Quarterly 26: 131–39.

Wood J.M. 2020. (In)Visible Bleeding: The Menstrual Concealment Imperative. In: Bobel C., Winkler I.T., Fahs B., Hasson K.A., Kissling E.A., Roberts TA. (eds) The Palgrave Handbook of Critical Menstruation Studies. Palgrave Macmillan, Singapore. https://doi.org/10.1007/978-981-15-0614-7_25

—2014. “Foucault, Femininity, and the Modernization of Patriarchal Power.” In The Politics of Women’s Bodies: Sexuality, Appearance, and Behavior, 4th ed., edited by Ruth Weitz and Kwan, Samantha, 64–85. Oxford: Oxford University Press.

Post a Comment