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Intersezionale

Ultima Generazione incontra Cingolani: “Continueremo a fare pressione politica”

Giovedì 3 Marzo, intorno alle ore 18, si è svolto presso l’Auditorium del Ministero della Transizione Ecologica l’incontro fra il Ministro Cingolani e le persone della campagna “Ultima Generazione” (UG) organizzata da Extinction Rebellion (XR).

L’incontro è stato ottenuto dopo più di due mesi di azioni di disobbedienza civile e 11 giorni di sciopero della fame. La richiesta iniziale di UG, però, era un incontro coperto dai media nazionali, e non solo con Cingolani ma anche con altre 4 figure del governo. L’incontro, inoltre, è stato rimandato di un giorno con pochissimo preavviso, e il luogo è stato spostato tre volte. Anche con queste grigie premesse, la speranza era che il dibattito avvenisse almeno nel rispetto e nell’ascolto reciproco.

Il Ministro ha purtroppo disatteso questa speranza: non ha mancato di dare del tu alle persone con cui parlava o di paragonarle ai suoi figli, né di accusarle velatamente di non riconoscere la complessità del problema.

Il primo punto dell’incontro era: “siamo l’ultima generazione a poter fare qualcosa per contrastare la crisi eco-climatica?”.

L’intervento di UG è partito dalla testimonianza di Beatrice Costantino, che ha raccontato della devastazione del suo paesaggio natio, il Canavese, e del terrore che si prova davanti a cambiamenti tanto gravi quanto rapidi.

La risposta del Ministro alla domanda è stata un deciso “no”. La sua argomentazione è stata che, ferma restando l’evidenza dei fatti riportati da Beatrice, è più corretto parlare di “prima generazione” consapevole del problema da affrontare. Ad una persona del pubblico che notava che si parla di crisi eco-climatica dagli anni ’60, Cingolani ha risposto che in quegli anni i movimenti ambientalisti non avevano il supporto degli Stati, lasciando intendere che adesso questo supporto esista. Ma qualunque sia, se c’è, la direzione che stanno prendendo gli Stati nel contrasto alla crisi eco-climatica, è molto diversa da quella indicata dai movimenti dal basso.

Il Ministro ha poi affermato, come se fosse una cosa positiva, che l’Italia è fortunatamente in quella parte di mondo a cui è richiesto l’adattamento alla crisi eco-climatica, e non la mitigazione dei suoi danni. Le persone che hanno perso la casa, o gli agricoltori che hanno perso i raccolti, negli eventi climatici estremi sempre più frequenti in tutta Italia avrebbero da ridire.

Il secondo punto era: “qual è la reale entità della crisi in Italia? Lo Stato sta facendo davvero tutto il possibile per affrontarla?”

Il Ministro, pur riconoscendo la gravità della situazione, ha comunque definito “catastrofista” lo studio citato da Aldo Riboni sulla necessità di un taglio massiccio delle emissioni di CO2 prodotte in Italia. Spiegando poi l’agenda attuale del governo contro la crisi, ha usato ancora come argomentazione il contrasto fra la sostenibilità ambientale delle politiche e quella sociale, che il dibattito sulla giustizia climatica da tempo propone di risolvere con decisioni non subite dalle parti sociali, ma elaborate collettivamente. Interrogato da Aldo sugli obiettivi già troppo bassi che i governi di tutto il mondo hanno mancato negli ultimi anni, Cingolani ha risposto sottolineando la complessità della questione, e che l’Italia ha raggiunto, o quasi, gli obiettivi che si era fissata. Ha evitato di esprimersi, però, sull’adeguatezza di questi obiettivi, mostrandosi parzialmente d’accordo sul fatto che sia necessaria un’ulteriore accelerazione ma scaricando la responsabilità su altri Paesi, come se il contrasto alla crisi eco-climatica fosse questione di primi e ultimi della classe.

Qui è emersa comunque la principale, o forse l’unica, nota positiva della discussione: il Ministro si è impegnato a portare avanti una campagna, anche in dialogo con UG, per informare in maniera più diffusa e accessibile i cittadini sulla realtà dell’emergenza climatica, senza però dare molte speranze sulla possibilità di dedicarvi un budget.

Il terzo e ultimo punto dell’incontro era: “quali misure democratiche per affrontare la crisi eco-climatica in Italia? L’esempio delle Assemblee Cittadine.”

Il ministro, specificando di parlare da cittadino e non da parlamentare quale non è, ha suggerito una possibile incostituzionalità di un’Assemblea Cittadina vincolante sulla crisi eco-climatica, perché scavalcherebbe il Parlamento, e ha proposto invece di raccogliere firme per una proposta di legge. Aldo e Beatrice, dopo aver ricordato che una raccolta firme esiste già – quella promossa dal Comitato Politici per Caso a cui XR aderisce – ma proprio riguardo all’istituzione dell’Assemblea Cittadina sulla crisi eco-climatica, hanno ribadito che i tempi d’emergenza hanno bisogno di essere gestiti con processi più agili di quelli parlamentari, come ci ha insegnato un’emergenza pandemica gestita quasi del tutto per decreti. Hanno ricordato anche che la Costituzione, per quanto giuridicamente rigida, è stata scritta con un atto politico, e che con un analogo atto di volontà politica, ammesso che questa ci sia, è anche possibile integrarla.

In conclusione, l’incontro ha lasciato le persone di UG amareggiate per la difficoltà di comunicare col Ministro. Che, probabilmente, non è da imputare a lui, ma ad una più profonda incompatibilità fra le istanze di trasparenza e democrazia diretta di UG e XR e l’impossibilità di assumersi le responsabilità degli errori commessi, ormai tipica delle istituzioni.

Beatrice, in seguito all’incontro, ha dichiarato: “Sono frustrata perché non c’è stato nemmeno accordo rispetto a quali siano le responsabilità del governo italiano. Continueremo quindi a fare pressione politica, a disobbedire a ribellarci.

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