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Bambin correndo

L’Ucraina e le ripercussioni sui bambini

Dopo più di cento giorni di guerra in Ucraina i bambini uccisi sono stati 263, quelli feriti 491, sono stati colpiti dai missili e dai bombardamenti anche gli asili e gli orfanotrofi e 194 scuole sono state distrutte.

Ma ci sono anche bambini scomparsi, bambini che scappano con la propria famiglia, o bambini che fuggono da soli, perché la famiglia l’hanno persa sotto i bombardamenti: tutti quanti coinvolti quindi nel più grande e più veloce esodo di massa successo in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Le cifre parlano di 5 milioni di profughi dall’inizio del conflitto che ha completamente cambiato l’atteggiamento di molti paesi a riguardo dell’accoglienza: pensiamo soltanto alla Polonia che un anno fa si rifiutava di accogliere qualche centinaio di profughi afgani e africani schierando i militari contro di loro che poi li inseguivano nei boschi al confine con la Bielorussia.

Oggi la Polonia ha mutato completamente atteggiamento come hanno fatto un po’ tutti i paesi del blocco di Visegrad da sempre ostili ai migranti tanto da costruire chilometri e chilometri di muri e di filo spinato alle frontiere.

E Varsavia, in particolare, si sta dimostrando il partner più vicino all’Ucraina anche nel grande gioco diplomatico e politico: ha sostenuto la richiesta di no fly zone nei primi mesi del conflitto, ha fornito e continua a fornire armi e ha stretto anche accordi bilaterali che riguardano la cittadinanza con il governo di Kiev.

Tanto che c’è chi parla addirittura di un progetto di federazione tra i sue paesi per portare più velocemente l’Ucraina nella Unione Europea ma anche nella Nato.

Di tutto questo però ai profughi probabilmente interessa poco.

Men che meno ai bambini.

Save the Children stima in 7 milioni i minori che hanno abbandonato le loro case, mentre il presidente ucraino Zelensky ha denunciato che 200 mila bambini sono stati portati in Russia con la forza: l’Ucraina li rivorrebbe indietro e parla di trasferimenti forzati e di deportazione.

Il timore è che con il trasferimento in Russia ci siano adozioni in condizioni illegali e illegittime anche secondo quanto prescrive la Convenzione dei diritti dell’infanzia dell’Onu peraltro ratificata anche dalla Russia.

Catherine Russell. direttrice dell’ Unicef denuncia: “ Stimiamo che fuggano dall’Ucraina ogni minuto 55 bambini . La minaccia della tratta è reale e crescente soprattutto per i piccoli che sono separati dalla famiglia”

In un contesto sempre più difficile, sempre più drammatico- pensiamo alla questione del grano e alle concreta possibilità di una crisi alimentare globale, aumentata ulteriormente con il blocco dei porti e con la incapacità di trovare un accordo- in mezzo ad una guerra che tutti vedono ancora purtroppo ancora lunga e senza al momento sbocchi diplomatici e trattative che possano avere un qualche esito, dal primo giorno dell’invasione russa sono nati più 60 mila bambini.

Per i bambini nascere e crescere in un contesto simile provocherà traumi e ripercussioni fortissime, traumi che saranno vissuti ovviamente anche dalle loro madri.

I medici osservano infatti alcuni fenomeni verificati in questi mesi: l’interruzione della capacità di produrre latte materno per l’enorme tensione, le paure e le angosce accumulate per i bombardamenti e la crescita notevole di nascite premature.

A proposito di traumi gli aneddoti che si possono ritrovare sulla stampa e nei resoconti giornalistici a questo proposito sono molti: dal caso raccontato da un medico infantile di Zapohrizha di un bambino di 9 anni arrivato in ospedale dopo essere stato gravemente colpito dalle schegge alle gambe dopo una esplosione e talmente impaurito da impedire ai medici di poterlo visitare.

O quello della bambina che riesce a tranquillizzare , ribaltando completamente i ruoli, la propria madre che avendo perso il telefono e non potendo più comunicare con nessuno, era nel panico più assoluto.

La condizione dei bambini ucraini è efficacemente sintetizzata dalla consigliera per i diritti dell’infanzia del governo: “ I nostri bambini non subiscono solo ferite fisiche- dice Darya Herasymchuck – il loro stato psicologico, il loro mondo interiore non saranno più gli stessi di prima del conflitto anche se non hanno riportato ferite”.

Ma in una guerra che- a dispetto della tecnologia, dei missili, dei droni- è anche una guerra classica in cui si scavano e si combatte nelle trincee, ci sono anche bambini che vengono addestrati per finire direttamente sul teatro di guerra, bambini-soldato.

Diego Ibarra Sanchez è un fotografo veterano di situazioni di guerra che è stato nel Donbass dove la guerra era iniziata ben prima di quest’anno.

Ha visitato alcuni campi di addestramento tra cui uno, vicino a Kiev, dove ad addestrarsi c’erano bambini di 7/8 anni fino a ragazzi più grandi, adolescenti di 16/17 anni.

L’addestramento era approfondito e toccava tutti i rudimenti della vita militare e cosa deve saper fare un soldato in guerra: come muoversi nelle trincee, come si smonta e si rimonta una fucile, come si spara.

I racconti e le testimonianze che ha raccolto insieme alle foto- finite su National Geographic- sono quasi disarmanti per come riescono a mischiare candore infantile, desiderio di normalità ma anche voglia di combattere.

Yelena, una bambina di 9 anni, dice infatti: “A me piace andare in piscina, ma anche a sparare al poligono”. Mykhailo invece non nasconde i suoi timori nonostante il patriottismo: “E’ importante difendere la patria ma il mio sogno è che non ci siano più guerre. Diventare un soldato mi fa paura”

In Russia è sempre il nazionalismo a spingere i giovani cadetti delle accademie militari a combattere nelle formazioni militari delle repubbliche separatiste del Donbass: il liceo militare della repubblica popolare di Donetsk ha diplomato più di 300 studenti per prepararli alla guerra spingendo sul nazionalismo, sul patriottismo, costruendo passo dopo passo l’odio verso quello che è poi diventato il proprio nemico.

Ma se ci sono bambini che imbracciano le armi, ci sono anche bambini e bambine che partecipano alle proteste pacifiste, anche in Russia.

Alcuni di loro- come magari i loro genitori- sono stati fermati , conoscendo così la violenza poliziesca perché in mano non avevano armi ma soltanto un cartello con la scritta “No to war”.

Comments (1)

  • Walter

    L’avevo dimenticato, grazie Cristiano sempre di spaventosa realta’

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