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Gli Occhi del Covid: Richard Robert Benson, la primavera araba e i delfini morti.

Foto presa da Instagram

Infine è successo. Niente più canfore e fichi sacri, restano solo le ossa dei morti, senza più nessun nemico su cui buttarle. Tremenda tragedia. Richard Philip Henry John Benson si è spento in un’anonima mattina del 10 maggio, dell’anno di nostro Signore 2022. I motivi non sono stati resi noti, forse un peggiorare dei mali che lo affliggevano da tempo. Presunti problemi cardiovascolari o qualcosa del genere. Ma di questo ci importa il giusto. La cosa importante qua è che è morto un simbolo, un profeta di un mondo che si sta estinguendo. Lo sappiamo tutti, a grandi linee, chi fosse Richard. L’inglese più fiero di essere romano de Roma che sia mai esistito. E allo stesso tempo il romano meno british di sempre.

La sua biografia parla chiaro, mista tra mito e storia. Richard nacque a Woking nel 1955, da madre italiana e da padre inglese. La storia delle sue origini mi ha colpito molto, dato che ho sempre pensato che fossero inventate. E invece ce stanno le prove. Nel 1994, in un’intervista sull’Unità, il padre di Benson, Richard Robert Benson, raccontò che era il figlio di un pittore inglese che soggiornò a…. Anticoli Corrado. Quanto cazzo è piccolo il mondo. Vi chiederete chi è Anticoli Corrado. E fate male. Perché Anticoli Corrado non è nessuno, è un paese situato lungo la via sublacense, vicino Roma, che se chiama come una persona. Così è chiamata in onore di Corrado di Antiochia, nipote di Federico II di Svevia (l’avrete senz’altro sentito nominare). Sappiamo che Corrado fu conte di Anticoli nel 1301, e il paese decise di aggiungere il nome del suo signore più prestigioso…vabbè sticazzi, non so perché sto a raccontà sta roba in un momento particolarmente triste come questo. L’unica cosa che volevo dire è che ogni volta che passo vicino ad Anticoli Corrado me spacco de risate perché me fa ride, come un cojone.

Torniamo a Richard. Ad Anticoli Corrado il nonno di Richard soggiornò, e sposò una donna del paese (pare che le “corradine” siano note per la loro bellezza, dovrò assolutamente fare un sopraluogo per controllare, per amor di verità). E da qui nasce la leggendaria storia di Richard Benson, musicista e soprattutto personaggio.

Leggenda. Screenshot video Youtube.

https://archivio.unita.news/assets/main/1994/09/18/page_012.pdf

È tutto vero. Della sua gioventù c’è poco da dire. Nel senso che suonicchiò in svariati gruppi dell’underground romano, senza mai trovare il successo. Iniziò anche a lavorare per varie radio ed emittenti televisive, dove la sua fama iniziò a circolare. Il più noto dei programmi che condusse fu “L’Ottava Nota”, in cui parlava delle nuove uscite musicali del periodo, in particolare riguardo il rock e il metal. Sul programma non ho molto da aggiungere, se non che su You Tube si trova l’iradiddio di materiale.

Pian piano iniziarono a divenire famosi anche i suoi concerti, in cui alla musica si affiancava la follia e la trasgressione. Anche in questo caso You Tube è in grado di sfamare un esercito di ignoranti in materia.Ma Richard fu nella sua vita persino attore. Tra i vari film in cui recitò segnalo “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, di Carlo Verdone, del 1992. Nel film Richard interpreta semplicemente sé stesso. Ospita nel suo finto programma, “Jukebox all’Idrogeno”, Verdone e disquisiscono di Jimi Hendrix. Per finire poi con uno dei suoi strepitosi assoli infernali.

https://youtu.be/bosKnmG82Zc

Polivalente.

Risale al 1999 il suo primo lavoro solista, “Madre Tortura”. Opera leggendaria e visionaria, che, come tutte le cose visionarie, non fu capita e anzi disprezzata. Critici del cazzo, provate voi a suonare come Richard Benson. A onor del vero il disco non è esente da difetti. Ma bisogna tener conto che è stato registrato in soli tre giorni, e in particolare la title-track al primo tentativo. E infatti ne è uscita fuori una traccia che va oltre ogni possibile tentativo di misurarne la qualità. È mistica superiore questa, non sto scherzando.

Il disco è composto di sette tracce, di cui una parlata e tre strumentali dei primi tre pezzi, che a dire di Richard servono per invogliare l’ascoltatore appassionato a imparare a suonare i suoi brani. L’indole del maestro, una volta che la prendi, è difficile da perdere. Uno come Richard lo sa, e certo non voleva tenere per sé i suoi segreti chitarristici. Ovviamente il pezzo forte del cd è la traccia omonima, 9.36 minuti di testi ermetici e virtuosismi. Una perla che trascende qualsiasi giudizio qualitativo.

https://www.youtube.com/watch?v=-8NBdYTPnbk

Tramite questo pezzo poi ho scoperto una storia interessante, che ignoravo. Il testo, un pochino criptico, è ispirato alla figura di Mamma Ebe. Costei fu una mistica italiana (morta l’anno scorso). Fondò la «Pia Unione di Gesù Misericordioso» negli anni 80, attraverso la quale operò il bene verso i più bisognosi. Certo, è capitato più volte che venisse condannata per truffa, abuso della professione medica, associazione a delinquere e altre robe simili. Persino ai vescovi era invisa la santa, tanto che quello di Pistoia invitò i fedeli a diffidare della donna e della sua organizzazione e proibì ai preti di averci a che fare. E di solito se stai sul cazzo ai vescovi stai simpatico a me. Ma a volte, e questo è il caso, è meglio stare dalla parte del nemico di sempre, almeno lo conosci, che parteggiare per pseudo santoni-guaritori-benefattori. Se Gesù Cristo deve esse, che sia quello ufficiale, codificato e meno pericoloso. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Mamma_Ebe

Le vicende di Mamma Ebe ispirarono Richard per Madre Tortura

Ma, proprio all’apice della sua carriera da chitarrista, ecco che successe il fattaccio. Il 15 settembre del 2000 Richard ebbe un grave incidente. Da quest’episodio nacque il noto slogan popolare “A Richard, manco er Tevere t’ha voluto!”. I fatti sono avvolti nel mistero, l’unica cosa certa è che Richard cadde da Ponte Sisto, a Roma, e si ruppe una gamba. Lo stesso Richard ha raccontato più volte diverse versioni dell’accaduto, da vero storyteller consumato. Perché quello che conta in una storia non è la verità, ma la narrazione. Non è il cosa, ma il come. Dapprima Richard disse che fu aggredito sul ponte da tre ignoti, che nella colluttazione lo sollevarono e lo gettarono di sotto (forse creditori arrabbiati, un utile e piccolo dettaglio per colorare la storia).  Cambiò in seguito versione, affermando che non fu vittima di nessuna aggressione, ma bensì fu vittima di un incidente mentre era in sella alla sua moto, la sua Harley Davidson, sicuramente infernale, e finì così oltre il parapetto del ponte (da notare che Ponte Sisto è interamente pedonale). Inguaribile romantico cazzaro, come solo Roma ne sforna. Io da parte mia credo alla narrazione più popolare della vicenda, quella per cui il povero Richard abbia cercato di suicidarsi, senza riuscirci. Da qui “A Richard, manco er Tevere t’ha voluto”. I motivi di un simile gesto sono insondabili. Io so solo che il talento o ce l’hai o non ce l’hai. E a volte il suo peso può diventare insostenibile. Richard mi sembra indiscutibilmente munito di talento, di quale tipo non è chiaro.

L’insostenibile peso di un grande talento. (Screenshot video Youtube)

Gli anni successivi sono quelli dei live al limite dell’umano. Quelli dei polli e del tiro al bersaglio, degli ultimi e degli schifosi. Degli insulti. Della follia alimentata da sé stesso e dai “fan”.

Immagini di grande potenza evocativa. (Screenshot da Video Youtube)

Fino a che non giunse la luce anche per Richard. Il 7 aprile 2013 sposò l’amore della sua vita, dopo sedici anni di legame. Il matrimonio con Ester Esposito, che a questo punto non esiterei a definire infernale (il matrimonio, non Ester), si tenne in Campidoglio, nella sala rossa. Io c’ero, Richard aveva invitato tutti. E quando dico tutti, dico tutti, l’invito era aperto.

https://youtu.be/S5oiePUl_fw (il video invito).

Giorno di festa, gioia e giubilo per Richard e la sua consorte. I polli c’erano, non potevano mancare, ma non sono stati tirati. Solo riso per i novelli sposi. Pure il funzionario del comune era tutto allegro. Non je pareva vero di stare a celebrare un evento simile (rispetto ai soliti matrimoni…). Oddio forse sul fatto che stava preso bene esagero, i miei ricordi potrebbero essere offuscati dal sentimento, ma tanto la verità conta un cazzo se la storia è raccontata bene, quindi famo che era felice pure lui.

Immagine che contiene persona, interni, cena, barra

Descrizione generata automaticamente
(Screenshot you tube/video del matrimonio)

https://www.youtube.com/watch?v=BJW4r8VwGnU (il video del matrimonio)

Stando alle parole di Richard, Ester gli ha salvato la vita. Non stento a crederlo. Dal matrimonio infatti Richard ha vissuto una rinascita creativa, culminata nel 2015 con la pubblicazione di un nuovo cd, “L’inferno dei vivi”. Singolone di lancio “I Nani”. Altro pezzo profetico e palindromo. Altra piccola gemma. Il disco è stato prodotto e pubblicato dai Tiromancino.

https://www.youtube.com/watch?v=znD8tXq6edg

Ma gli anni e la scelleratezza iniziano a farsi sentire sul groppone. Nel 2016 Richard ed Ester pubblicano un video in cui affermano di trovarsi in cattive acque finanziarie, e che la salute di Richard è piuttosto precaria, per usare un eufemismo.

https://www.youtube.com/watch?v=zKtuYMEUHtk

Sta rovinato Richard. Ma Roma sa prendersi cura dei suoi figli (anche adottivi), almeno ogni tanto. Furono organizzati una raccolta fondi e una serie di piccoli live, se fece na colletta insomma, e tutto il ricavato fu donato a Richard. Grazie a questa iniziativa, per quanto acciaccato, riuscì a rimettersi in sesto e a proseguire con i suoi progetti. Come ho già scritto in passato, nel primo numero di questa rubrica (già stamo al ventiduesimo), Richard ha lasciato perdere la velocità infernale e tutte quelle diavolerie là, per imbracciare l’acustica e mostrare il suo lato più intimista. Ritira fuori o’bluse, il pop, il rock sinfonico. Dapprima una serie di video su You Tube, lui e la sua chitarra acustica.

I video piacciono, e viene offerta a Richard la possibilità di registrare i pezzi in maniera degna e con tutto l’aiuto di cui necessita. Si sente il dovere morale di risarcire Richard per tutto ciò che ci ha donato. Quindi inizia a prendere forma la nuova opera di rock sinfonico di Richard Benson. Un uomo che non finisce mai di stupire. Ma la vita è infame, e proprio durante le registrazioni del disco Richard viene meno. Per ora è stato pubblicato un singolo postumo, “Processione” … e sapete na cosa? Non è male per niente, lento e malinconico, niente infernale. Veramente un bel pezzo. Che mostra un’altra qualità di Richard: i testi infatti non sono opera sua, ma di Cinzia Colibazzi, l’operatrice che si è presa cura di Richard negli ultimi anni (almeno credo, in caso mi scuso per l’errore…anzi no, la storia prima di tutto). Come dicevo prima, quando uno è maestro, il talento intorno a sé lo vede subito.

https://youtu.be/klIb-APGdWQ

Processione”, il degno testamento spirituale di Richard. Chissà se en usciranno altri.

I funerali si sono svolti nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma. Momenti forti e sentiti, al punto che è stata intonata Madre Tortura in chiesa. Da pelle d’oca. Io purtroppo non sono riuscito ad andarci, causa lavoro infame. Cazzo Richard, t’avevo accompagnato all’altare, non sono riuscito a scortarti nell’oltretomba. Vorrà dire che dovrò compiere un pellegrinaggio sulla tua tomba, appena scopro ndo sta. Anzi, se qualcuno lo sa, è pregato di comunicarmelo.

Ma non era solo musicista e personaggio Richard, era pure filosofo. Famose sono le sue massime dispensate alla plebaglia, perle di saggezza e realismo. Su tutte mi è sempre piaciuto molto il detto:” Lavora tu vecchiaccia che c’hai la pelle dura, io so creatura, non posso lavorà”. Un chiaro slogan contro il conformismo e il capitalismo. Rivolto alla madre, rea di averlo rimproverato di stare ancora appresso alle musicassette invece di andare a lavorare.

https://www.youtube.com/watch?v=NjcqTPohCLI

Perle ai porci. Oppure “Anche la merda avrebbe valore, se l’uomo nascesse senza culo”. Che sembrano tutte fregnacce, ma che nascondono sotto la locura apparente delle solide verità, valide universalmente.

https://www.youtube.com/watch?v=30MztdnO_gM

O anche la celebre “Teoria del coglione”, una bordata contro il consumatore ignorante che spende i suoi soldi per non giovare di alcun che, riempiendo le tasche dell’oggetto del suo astio.

https://www.youtube.com/watch?v=bbZ-AV0GNVc

Era tante cose Richard. Un chitarrista poco più che mediocre, un buon conoscitore di musica, un discreto conduttore radiofonico e televisivo, un attore genuino, un pazzo mitomane e autodistruttivo, un cazzaro, un profeta, un sopravvissuto di un’era che non esiste più, un semidio figlio di una scappatella di Zeus ad Anticoli Corrado. Ma più di tutti Richard era un essere umano, con tutti i problemi che ciò comporta.

Addio Richard. Finalmente hai riposto la lama che uccide nella guaina, hai posato il bastone infernale. Se vedemo sulle rive del fiume…

Poco prima di morire aveva partecipato a “Una pezza di Lundini”. La puntata è andata in onda il giorno dopo la sua morte.

Ahimè Richard non è l’unico idolo a essere scomparso recentemente. Il cinema infatti ha perso due pezzi da novanta. Ci ha lasciato infatti, a 67 anni, Ray Liotta, attore noto per svariati film, ma soprattutto Goodfellas, di Martin Scorsese.

Insegna agli angeli a scalare le gerarchie mafiose.

Oltre a Liotta, è morto anche Fred Ward, 79 anni. Noto principalmente per aver partecipato a quel fottuto capolavoro che è Tremors. Non ne fanno più di film del genere.

Che la terra possa tremare sotto di te un’ultima volta.

Uff, è stata tosta a sto giro. Dichiaro ufficialmente chiusa la sezione necrologi di oggi, possiamo procedere con le solite notizie.

L’altra volta parlavo di delfini. Di delfini russi per la precisione. Fonti autorevoli affermavano che i russi si stessero servendo dei cetacei per le loro operazioni militari speciali nel Mar Nero.

 Oggi invece pare che sia in corso una moria di delfini altamente sospetta.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/05/10/guerra-russia-ucraina-moria-di-delfini-nel-mar-nero-traumi-acustici-probabilmente-causati-dai-sonar-delle-navi-da-combattimento/6586679/

Sulle coste della Turchia infatti sono stati trovati almeno 80 delfini morti. Di cui la metà morti nelle reti da pesca. Ma di quelli sti cazzi. Stupidi loro che si avvicinano alle coste. A fare scalpore è il fatto che buona metà di questi delfini non si è capito come è morta. Si ipotizza che la causa siano stati gravi traumi acustici, che spaventano e disturbano gli animali. E forse causano anche il morbo della morte istantanea. Non si sa. Fatto sta che la colpa ovviamente è dei russi e dei loro radar, sonar e altre strumentazioni malvagie usate dalla loro flotta nel Mar Nero.

Ma a me pare tutto troppo semplice. La spiegazione mi è un po’ banalotta. Io dico che i delfini erano soldati russi, e in quanto tali, anche loro si sono rivelati delle pippe al sugo buone a niente. Buoni solo a incagliarsi sulle reti e arenarsi in spiaggia. Ennesimo fallimento targato Putin.  Anzi, rilancio, la sparo grossa. Perché dovete sapere che ultimamente c’ho na fissa strana, un sogno che non è facile da avverarsi. Voglio assolutamente finire anche io sulla prima pagina del Corriere della Sera, con l’accusa di essere un nemico della patria. Lo voglio pure io un cazzo di dossier dei servizi segreti su di me. Me lo merito. In quanto spacciatore di cazzate in rete, sono pericoloso e posso influenzare quelle tre persone che mi leggono con le mie fake news. E quindi rilancio. I delfini trovati morti in realtà sono delfini civili ucraini, innocenti e disarmati, barbaramente assassinati dai delfini russi. I quali, da bravi russi stupidi, hanno pensato che nessuno avrebbe scoperto le loro atrocità in fondo al mar. Ma la verità viene sempre a galla, e i delfini sono stati trovati nelle spiagge comuni… vabbè basta co sto delirio. Merito il mio cazzo di dossier e la maledetta prima pagina.

Immagine che contiene testo, quotidiano

Descrizione generata automaticamente

È venuto il momento di ritirar fuori dalla scatola dei ricordi un personaggio di cui si erano perse un po’ le tracce.

(fonte Picryl/Keith Wright)

George Dabliu. Durante un discorso in cui si stava scagliando contro i russi e la brutale invasione dell’Ucraina, l’ex presidente è stato vittima di un attacco di verità improvvisa imbarazzante. 

https://youtu.be/lrnaqpkBmOA

Ha affermato che le finte elezioni che si fanno in Russia hanno permesso che al potere ci sia un uomo solo, cosa che ha consentito a quest’uomo di lanciare un’invasione brutale e ingiustificata dell’…Iraq.

Che figura demmerda. Un lapsus ha portato George Dabliu a scambiare l’Ucraina con l’Iraq. Tra l’altro il parallelismo è impietosamente calzante. In sala c’è stato un attimo di silenzio gelido e poi giù a ridere tutti come matti, con il povero George Dabliu, il quale si è corretto subito, scherzando sul fatto di avere 75 anni e di essersi rincoglionito. 

George Dabliu. Saranno stati forse i sensi di colpa a fargli avere questo lapsus veritiero. Io non ce l’ho con George Dabliu. Secondo me è un inetto incapace capace di fare solo casini da sé. Ma ritengo che nella sua presidenza non ci fu niente del suo sacco. Alla fine, era solo un bambinone, figlio di una dinastia politica, e la cosa che bramava più di tutte era compiacere il padre, e imitarlo. È evidente che il modello paterno per lui sia stato fondamentale. Un figlio che vuole rendere fiero il padre, e basta.  È una cosa nobile in fondo. Peccato che lo fece mentre era presidente degli Stati Uniti, e quindi era, in teoria, l’uomo più potente del mondo. In realtà un mezzo fesso alcolizzato circondato da serpi che lo portarono a fare i disastri che fece. Ma ehi, nessuno è perfetto, capita di sbagliare, anche mentre si è il presidente.

L’Iraq a sti due proprio non piaceva. Comunque si volevano bene, si vede. (fonte White House photo/ Eric Draper).

PREMIO COVID 19 LE COLPE DEI PADRI RICADRANNO SUI FIGLI.

Ultimamente il mondo del giornalismo in Occidente (si fa per dire) sta subendo scossoni niente male. Ricorderete di Shireen Abu Akleh, la giornalista mezza palestinese mezza americana uccisa nel campo profughi di Jenin, durante scontri tra palestinesi e israeliani. La faccenda, oltre a suscitare la naturale ira dei palestinesi, aveva sollevato più di una polemica nella comunità internazionale. A patire dagli Stati Uniti stessi. A sto giro a morire infatti è stata una cittadina americana, non si scherza.

Le proteste palestinesi durante il funerale (fonte Wikimedia Commons/שי קנדלר)

Al funerale, immancabilmente, sono partiti gli schiaffi tra le migliaia di palestinesi che hanno partecipato al corteo funebre e la polizia israeliana. Tanto che Al-Jazeera ha criticato l’uso della forza da parte della polizia, che ha caricato il corteo non appena uscito dall’ospedale, con tanto di bara in spalla. Che infatti è finita per terra. Purtroppo le foto in questione sono protette da tutti i copyright possibili e immaginabili, ma sono abbastanza inequivocabili. 

https://it.euronews.com/2022/05/13/shireen-abu-akleh-indagine-israeliana-non-e-possibile-stabilire-provenienza-del-proiettile

Ovviamente sdegno dell’UE e degli Stati Uniti. L’ONU ha avviato un’indagine che proprio qualche giorno fa ha raggiunto la sua conclusione. Il verdetto era scontato: a uccidere la giornalista, e ferirne un altro, sono state le forze israeliane. Inoltre sembrerebbe che non ci fossero attività palestinesi ostili in quel momento, e che i proiettili siano stati sparati con cura verso i giornalisti, che ovviamente avevano indosso il classico giubbotto antiproiettile con su scritto “PRESS”. Infatti alla giornalista hanno sparato in testa. Il rapporto ONU lamenta il fatto che gli israeliani non abbiano avviato nessun’indagine per far luce sull’accaduto, cosa che viene definita inquietante. Gli israeliani hanno subito smentito, affermando che non ci stanno prove concrete e bla bla bla shabba shabba sticazzi, famo come ce pare.

Non so se è chiaro, ma a sto giro nessuno gli para il culo agli israeliani, almeno mediaticamente parlando. Non che cambi qualcosa ovviamente, l’attuale stato delle cose così rimarrà. Mo va bene condannare Israele per un singolo episodio, pure mezzo insignificante all’interno del grande disegno, ma dubito che si andrà oltre a una condanna formale. E poi l’ONU basta ignorarlo e non succede niente.

Farei notare che “ultimamente” Israele c’ha il grilletto stuzzicherello sui giornalisti. Ricorderete infatti che durante l’ultima “operazione militare speciale” (non vorrete mica parlare di guerra) degli israeliani a Gaza, quest’ultimi bombardarono e tirarono giù la torre dei media della città, affermando che è da lì che Hamas tirava i suoi razzi contro Iron Dome. Vero o non vero non lo sapremo mai. Fatto sta che se spari ai giornalisti scomodi, qualche dubbio me viene. 

PREMIO COVID 19 SE LEGGI PRESS, SPARA.

Sono contento che finalmente si possa mettere il punto finale su uno degli ultimi capitoli di storia contemporanea. Si intitola “Primavere arabe e come evitarle”. Fresco fresco di stampa. Breve riassunto. Nel 2010 in Tunisia uno si bruciò vivo per protesta contro le guardie. Nacque così la Rivoluzione dei Gelsomini (nome molto carino), e in breve i venti della rivoluzione si propagarono in tutto il Nord Africa e il Medio Oriente. I principali paesi coinvolti sono stati la Tunisia, la Libia, l’Egitto, la Siria e lo Yemen. Dopo 12 anni, non serve un analista geopolitico per vedere come sono andate. Malissimo. Partiamo dallo Yemen. Uno dei paesi più poveri del mondo, nel 2011 scoppiò la rivolta contro il presidente ‘Ali ‘Abd Allah Saleh, in carica dal 1990. I motivi sono i soliti: povertà, corruzione ecc. Da notare che in Yemen era in corso una duplice guerra civile, una che vedeva Al Qaida vs Yemen appoggiato dagli Stati Uniti, e l’altra vedeva milizie sciite zaidite Huthi, appoggiate dall’Iran, contro il governo. In mezzo a questo casino scoppiarono le rivolte, che dureranno un anno e mezzo e porteranno nel giugno 2012 a nuove elezioni. ‘Ali ‘Abd Allah Saleh rimase ferito in un attentato in moschea, e riparò in Arabia Saudita. Ma acconsentì a nuove elezioni, a patto di mantenere un ruolo onorifico.

‘Ali ‘Abd Allah Saleh (fonte Wikimedia Commons/ http://en.kremlin.ru/events/president/news/30697)

E cazzo, lo Yemen ci ha dato vera prova di democrazia, con la lotta si può raggiungere molto. Le elezioni furono vinte da ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī, già braccio destro del presidente uscente, nonché unico candidato nelle prime elezioni a suffragio universale della storia dello Yemen, eletto Presidente della Repubblica col 99,8 % dei voti. Quanto cazzo è fica la democrazia oh. Godetevela, poveri amici del deserto, ve la siete meritata… nel 2015 gli Huthi presero con un colpo di stato la capitale Sana’a, e da allora Hādī si ritrova a essere un presidente democraticamente eletto senza capitale, e pure senza stato praticamente. Saleh invece fu ammazzato sempre dagli Huthi nel 2017. A oggi l’Arabia Saudita è impegnata in Yemen per riprendere il controllo contro gli Huthi, ma di questo avevo già accennato qualche numero fa. Per fare una quadra in Yemen c’era la guerra civile, c’è stata la rivoluzione “democratica”, nel mentre continuava la guerra civile, e oggi c’è ancora la guerra civile. Se non bocciati, gli yemeniti li rimandiamo almeno a settembre.

ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī (fonte Wikimedia Commons/ Glenn Fawcett)

La Siria, terra meravigliosa, ahimè fatta a pezzi dalle contingenze. La faccenda siriana è veramente un casino, non la si può certo ridurre a poche righe, necessiterebbe di un articolo tutto suo. Ma non si può fare, quindi siamo costretti a liquidarla in poche parole. Anche qui nel 2011 divamparono le proteste contro il regime di Bashar al-Assad, anche noto come il piccolo Fazio d’oriente. Ma, a differenza dello Yemen, la Siria è un paese un attimo più rilevante, per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare. Fatto sta che la comunità internazionale si immischiò nella faccenda. Russi e iraniani appoggiarono Assad (che è sciita, non scordiamolo, da quelle parti è importante), Usa e sauditi i ribelli, finanziandoli.

Peccato che i ribelli erano decisamente eterogenei, e gli estremisti islamici finirono per prendere il sopravvento (con il benestare dei sauditi, gli americani evidentemente erano distratti). Questa è la storia di come nacque l’ISIS. Ad ogni modo l’ISIS venne sconfitto, principalmente a opera dei curdi (che stiamo ampiamente ringraziando oggi…), Assad rimase in piedi grazie al sostegno militare dei russi e a oggi ha ripreso il controllo di buona parte del paese. Quindi si può affermare, che tra tutte le primavere arabe, è quella che non ha nemmeno raggiunto l’obiettivo minimo di un cambio di governo. Ma vanno tenute in conto tutte le difficoltà del caso. Ma siccome la storia qui è ancora in corso, sospendiamo il giudizio. Ribadisco che la faccenda meriterebbe di essere trattata in maniera più approfondita (non necessariamente seria), perciò lo scritto ha solo funzione di panoramica.

In foto un pericoloso assassino e sanguinario dittatore, e Assad.

È il turno dell’Egitto. Anche qui nel 2011 scoppiò l rivolta contro il governo/regime di Mubarak, quello delle nipotine sexy, in carica dal 1981. Inizialmente gli Stati Uniti, per voce dell’allora Segretario di Stato Hilary Clinton, appoggiarono Mubarak (l’Egitto è uno dei paesi maggiormente finanziati dagli americani nell’area). Ma ben presto le proteste si aggravarono, il regime divenne sempre più instabile, le proteste di piazza sempre più dure.

Quindi, preso atto della volontà popolare, anche Obama decise di togliere il suo appoggio a Mubarak. Anche l’esercito egiziano, anch’esso finanziato dagli USA, tolse il suo appoggio al grande capo, spingendolo così alle dimissioni. Il potere passò in via transitoria all’esercito quindi, che assunse il compito di traghettare il paese verso la democrazia. Cosa potrà mai andare storto… il 19 marzo 2011 si tenne un referendum sugli emendamenti alla Costituzione della Repubblica araba d’Egitto, che prevedono anche elezioni parlamentari e presidenziali. Nel 2012 quindi si tennero le elezioni presidenziali, che videro vincitore Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, per i quali politica e Islam sono la stessa cosa.

Non c’è niente di meglio che sostituire un dittatore militare con dei folgorati estremisti in fissa con Maometto. Però oh, è la democrazia, funziona così, vince la maggioranza. Morsi però disse di non voler fare una teocrazia, per quanto la via da seguire sarebbe stata quella della Sharīʿa. A onor del vero, ci si impegnò pure per migliorare il ruolo delle donne nella società. Ma ahimè non tutti gli estremisti sono svegli, politicamente parlando. Ovviamente in quegli anni l’Egitto perse tutte le sue entrate derivanti dal turismo, l’economia del paese andava sempre più affanculo. E pure i copti, il 10% della popolazione, non erano mica tanto contenti dell’islamizzazione del paese. Che Mubarak c’aveva un sacco de difetti, ma almeno era laico. Inoltre il caro Morsi accentrò su di sé tutti i poteri giudiziari, e silurò il Ministro della Difesa e generale Moḥammed Ḥoseyn Ṭanṭāwī, colui che aveva traghettato il paese dopo la caduta di Mubarak. Al suo posto il generale Abdel Fattah al-Sisi. Risultato? Scontato.

Rivolte dappertutto. Nel 2013 nacque il movimento Tamàrrud, contro il governo, che raccolse vasta adesione popolare, sedi dei Fratelli Musulmani vengono date alle fiamme. Morsi fu destituito dall’esercito, che applicò la volontà popolare, e con il benestare delle principali autorità religiose del paese, sia musulmane che copte. Morsi marcirà in galera fino al 2015, anno della sua morte, dopo un solo anno di mandato in cui era riuscito a scontentare tutti. Susseguirono scontri tra i Fratelli Musulmani e gli oppositori, che durarono diversi giorni, mentre si cercava di trovare un nuovo governo ad interim. In tutto ciò al-Sisi aveva deposto Morsi. Nel 2014 si dimette dall’esercito e si candita alle nuove elezioni, in cui vince con il 96,91% dei voti. Da noi sti numeri non se so mai visti, da quelle parti invece sono convintissimi gli elettori su chi votare. Con al-Sisi al potere l’Egitto torna a essere un baluardo contro il fondamentalismo islamico. Nel 2018 viene nuovamente rieletto. Certo, alcuni dei candidati furono arrestati prima delle elezioni, ma niente di cui preoccuparsi, avranno fatto qualcosa di brutto. Nel 2019 una nuova costituzione, che garantisce ad al-Sisi di rimanere in carica fino al 2030. Giustamente sottolineo, non è che se possono fa elezioni ogni quattro anni, spendendo soldi inutilmente, per poi vedere sempre vincere la stessa persona con percentuali ogni volta oltre il 90%. Perdita di tempo.

Nel mentre, dal 2013, al-Sisi si è impegnato in una repressione spietata dei Fratelli Musulmani, classificati come terroristi e contro i quali sono state inflitte migliaia di pene capitali. Io quando è così mi trovo sempre in difficoltà. Essere dispiaciuto perché degli stronzi vengono maciullati da uno stronzo? È na gara a chi fa lo stronzo più grosso? Non so mai per chi tifare. Se non che alla fine, come prevedibile, gli è sfuggita la mano e la repressione ha iniziato a colpire critici del regime, giornalisti e dissidenti e comportando sparizioni di oppositori, detenzioni arbitrarie e interrogatori sotto tortura. Giulio Regeni ne sa qualcosa. Allo stesso tempo però il nuovo regime (gettiamo la maschera va…) ha tra i suoi punti cardine la libertà e armonia tra le religioni. È un tipo strano Sisetta.

Tripletta egiziana (fonte Wikimedia Commons)

L’Egitto è sicuramente l’allievo peggiore di tutti. Non è bravo e non si applica. Sono partiti da una dittatura militare, per passare agli integralisti islamici e tornare di nuovo alla dittatura militare. Bocciati senza possibilità di appello.

E ora una delle mie preferite, la Libia. Sempre 2011, qui le proteste iniziano a Bengasi. Era dal 1969 che Muʿammar Gheddafi era al potere. La Libia però, sotto tutta quella sabbia, nasconde il trabocchetto. Gheddafi nei suoi 40 anni di governo, era riuscito a mantenere l’unità nazionale, anche se con metodi sicuramente discutibili. Ma va tenuto conto che la Libia conta circa 140 tribù, molte delle quali ostili tra loro e che non hanno nessuna intenzione di cooperare per l’unità nazionale. Aggiungiamoci i soliti problemi di miseria, mancanza di libertà e altre solite robe e la bomba esplode pure qua. Il regime di Gheddafi chiaramente reagisce male alle rivolte, attuando una durissima repressione, che al solito rende solo le proteste più aspre. La parte del paese in cui si concentrano la maggior parte delle rivolte è la Cirenaica, tradizionalmente ostile a Gheddafi. Ben presto i disordini si allargano pure a Tripoli, capitale del paese e centro nevralgico di potere. Il governo, messo alle strette, inizia a bombardare i rivoltosi tramite l’aviazione. Sempre più tribù si uniscono al fronte anti-Gheddafi, così come molti suoi ex sostenitori. Insomma, scoppia una guerra civile della madonna.

C’è anche la minaccia, da parte di Gheddafi, di chiudere i pozzi petroliferi. Ed è a questo punto che la NATO, inizia a meditare un intervento militare a scopo umanitario, chiaramente di carattere difensivo, come da statuto. C’è chi, tipo Fidel Castro, accusa la NATO di voler intervenire militarmente in Libia per difendere i propri interessi. Ma te pare che damo retta a un comunista vecchio e rincoglionito? Ma che vole mo questo? Fatto sta che le cose per Gheddafi buttano male. I rivoltosi avanzano, la NATO li aiuta, il fronte arretra e le città cadono una dopo l’altra. A ottobre 2011, la stragrande maggioranza della Libia è sotto il controllo del Consiglio nazionale di transizione. Caduta Sirte, Gheddafi prende la via del deserto, per continuare da qui la lotta. E qui delle sue vecchie conoscenze si riaffacciano. Il suo convoglio viene bombardato dall’aviazione francese, che avevano Gheddafi sul gargarozzo da tempo immemore e non aspettavano altro. Avevano sbagliato quella volta a Ustica… a sto giro no. Ghedda viene quindi catturato e ucciso dai ribelli. Io personalmente ricordo che si diceva che fosse morto violentato nel culo. Ma potrebbe essere la mia fantasia malata a farmi ricordare questo. In ogni caso i ribelli fanno scempio di lui, comprensibile.

L’apporto delle Nazioni Unite si dimostrò fondamentale. Ho scoperto una cosa molto divertente. In quel 2011, un giovane vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, volò a Mosca per cercare di persuadere un certo Vladimir Putin della necessità di istituire una no-fly zone sulla Libia, evenienza a cui i russi erano contrari. Guarda te come ritornano le cose. I francesi spinsero molto per la no-fly zone, come detto sopra erano almeno 40 anni che volevano fare la pelle a Gheddafi. E così francesi, inglesi e americani cominciano a bombardare la Libia, o meglio la Libia filo-Gheddafi.

Dite quello che ve pare, ma Gheddafi a me stava simpatico, aveva stile da vendere. (fonte Wikimedia Commons/U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Jesse B. Awalt/Released)

Quindi finalmente uno studente che ce la fa. Certo ci sono volute le ripetizioni impartite dall’Occidente, ma sono state efficaci. Oggi la Libia è un paese democratico, in pace, all’avanguardia sui dirit…ah no aspetta. Perché il risultato di questa primavera araba è stato che la Libia è divisa in due, ed è in guerra civile da allora. Una parte della Libia è sotto il controllo del governo di Tobruk, in Cirenaica, e controlla la maggior parte del paese. L’altra del governo di Tripoli, ufficialmente riconosciuto come governo libico. Nel 2016 si è aggiunto l’ISIS, che controllava la zona di Sirte. In questo casino, i diversi attori internazionali appoggiano questo o quel governo. Insomma, la fine dell’era Gheddafi ha portato solo ulteriore caos e distruzione in Libia. La democrazia non credo sia tanto pervenuta.

Infine, andiamo là dove tutto è partito. Tunisia. Come già detto, qui le si prese il nome di “Rivoluzione dei Gelsomini”. Anche qui, dopo mesi di proteste, il presidente Zine El-Abidine Ben Ali, dopo 23 anni di mandato si è ritirato, dando il via alla democraticizzatine del paese. Alle elezioni trionfarono i partiti che più si erano opposti al vecchio presidente. Finalmente, almeno qualcuno ce l’ha fatta, iniziavo a pensare che ste primavere arabe fossero una fregatura. 

Stacco, 2021.  

Il presidente tunisino Kais Saied è alle prese con una grave crisi interna. Il paese è spaccato, la crisi economica e alimentare è sempre più pressante. A luglio del 2021 una serie di misure volte a contenere la crisi: il premier e i ministri sono rimossi, il parlamento è sospeso, viene istituito il coprifuoco notturno. Tutto a norma di costituzione. E siccome la crisi non si placa, un nuovo pacchetto di misure nel giugno del 2022, fresche fresche. Siccome che la Tunisia è un paese corrotto, vengono epurate tutte le più alte cariche della magistratura, con 57 giudici liquidati, con accuse di cospirazione e favoreggiamento del terrorismo. E visto che tutte le forze politiche sono state esautorate, il parlamento non potrà mettere bocca sulla nuova costituzione che sta venendo scritta. Anzi, per sicurezza è arrestato l’ex primo ministro Hamadi Jebali, ex segretario generale del partito islamista Ennahdha, con l’accusa di riciclaggio di denaro. Jebali oltretutto è stato uno dei volti della carinissima “Rivoluzione dei Gelsomini”, essendo uno dei principali promotori della transizione democratica, e avendo guidato il paese dal 2011 al 2013, durante il periodo in cui è stata scritta la nuova costituzione democratica. La sua attuale ubicazione è sconosciuta. E pure il principale sindacato tunisino ha cessato la sua collaborazione con Saied, in quanto contrario al prestito di quattro miliardi di dollari da parte del Fondo monetario internazionale, il quale in cambio chiede politiche di austerity e privatizzazioni. Ne sappiamo qualcosa di come funziona sta roba.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/25/tunisia-arrestato-lex-premier-jebali-guido-il-paese-dopo-la-rivoluzione-il-presidente-saied-vara-la-bozza-della-sua-nuova-costituzione/6639117/

E insomma, i gelsomini sono morti da un pezzo, e pure in Tunisia si è fatto un passo avanti solo per scoprire di essere tornati indietro.

Kaïs Saïed (Wikimedia Commons/Houcemmzoughi)

Quindi, alla luce della recente situazione tunisina, possiamo chiudere il capitolo di storia contemporanea dedicato alle primavere arabe, con la consapevolezza che è stato solo tempo perso. Ci si può fare anche un manuale su come auto sabotarsi, o su come non si usano certi strumenti cosiddetti democratici. Oppure sul non fidarsi di chi ti dà una mano, avrà sicuramente i suoi interessi e tu non sei tra quelli (vero, Ucraina?!). Manco uno dei paesi coinvolti si salva, nemmeno una sufficienza.  Una vera delusione.

PREMIO COVID 19 PRIMAVERE ARABE: COSA NON FARE PER AVERE UNA RIVOLUZIONE DI SUCCESSO.

Spero che comprerete il libro quando uscirà, la rivoluzione è importante e non si può certo improvvisare come hanno fatto nel mondo islamico. Studiate. 

Torniamo in Egitto, che paradossalmente si è rivelato essere paese progressista. Per la prima volta da quando Maometto è entrato a Medina, le donne potranno emettere delle “fatāwā” (Wikipedia dice che il plurale si scrive così, io me fido). Sapete tutti che è una fatwā no?

Uff, quanta ‘gnoranza. Una fatwā è un quesito posto a un esperto di diritto islamico su una specifica questione. Quindi la fatwā comprende in sè sia il quesito che la sua chiarificazione. Il quesito può essere posto, e quindi la risposta può essere data, dal qāḍī (un magistrato di nomina politica, un giudice normale insomma), da un faqih (ossia un esperto fiqh, la giurisprudenza islamica, in pratica un giurista). La fatwā non ha carattere di esecutorietà, è più un parere. Le fatāwā possono anche contraddirsi, cosa normale per la cultura giuridica islamica. L’applicazione della fatwā è obbligatoria solo nei casi in cui il qāḍī (il giudice) chieda un chiarimento a un muftī (altro modo per chiamare il faqih, colui che è autorizzato ad emettere fatāwā) della sua stessa scuola giuridica. Ammazza che casino di nomi che ho fatto. Vabbè in soldoni na fatwā serve a chiarì se una cosa è islamicamente lecita o no. Facile.

E in Egitto pure le donne potranno pronunciarle. In quattro moschee del paese, dalle 17 alle 20 le fedeli potranno consultare religiose riguardo faccende private come la vita familiare, il lavoro, le relazioni in generale e tutte le questioni tipicamente affrontate da religiosi di sesso maschile. Le donne, infatti, si vergognerebbero di chiedere certe cose a religiosi uomini, perciò preferiscono usare l’internet per risolvere i loro dubbi. Le quattro religiose che si occuperanno di emettere fatāwā sono state scelte tra 144 candidate, che hanno seguito un programma di preparazione specifica di cinque anni organizzato dal ministero. L’iniziativa pare che sia un successone: il range d’età va dai 12 anni agli 80; le domande delle più giovani vertono spesso su trucco, gli accessori, il vestiario, i piani per una futura vita familiare; le più grandi invece si interessano a questioni più profonde come il divorzio, i conflitti con i genitori, l’educazione della prole. C’è inoltre una correlazione con la medicina. Alcune questioni mediche infatti possono necessitare di un parere religioso, come ad esempio le ragioni biologiche che possono esentare una donna dal pregare o dal digiunare. Infatti una delle religiose è anche una ginecologa. Posso immaginare la difficoltà di trattare una roba così intima con un mufti.

Premettendo ovviamente che questi stanno all’età della pietra, che ancora stanno appresso a sta roba e cose del genere, bisogna tener ovviamente conto del diverso contesto culturale tra noi e loro. Non era mai successo che una donna fosse autorizzata ufficialmente a emettere sentenze di diritto islamico. Maometto probabilmente si starà rivoltando sulla montagna, ma il fatto che questi nel 2022 si siano svegliati con una cosa del genere mi sembra un piccolo ma deciso passo per un ruolo maggiormente attivo della donna nella società islamica (che un ruolo la donna già ce l’ha eh, non è che è un sopramobile, certo non è proprio il massimo). Anche solo sforzarsi di comprendere i problemi femminili in questo campo mi pare un passo avanti. E devono ringrazià Sisetta per questo passo avanti, che fosse stato per Morsi erano già state lapidate. A volte è proprio buffo il mondo, non sai mai per quale stronzo fare il tifo. È strano Sisetta, lo dicevo. 

PREMIO COVID 19 UN PICCOLO PASSO PER L’UMANITÀ, UN GRANDE PASSO PER L’EVOLUZIONE DELLA SOCIETÀ ISLAMICA.

A Montecitorio è stata presentata a fine giugno una nuova lista di putiniani fresca fresca. Stavolta i paladini della giustizia sono stati vari deputati di PD e +Europa. Devo constatare con rammarico che non sono finito neanche in questa lista. Ma capisco pure che a sto giro sono stai scomodati dei pesi massimi, ne ho di strada da fare ancora. Oltre all’eterno Orsini, che ormai sta dappertutto (sarei anche d’accordo con lui su molte cose se non fosse un matto mitomane), ci stanno pericolose spie al servizio del Cremlino, tra cui Corrado Augias, due pericolosi medievisti come Alessandro Barbero e Franco Cardini (ai tempi pericolosissimi no-vax, si sa che degli storici medievali bisogna diffidare), la filosofa e professoressa presso la Sapienza Donatella Di Cesare, Marc Innaro di Rai Tre, giornalista e corrispondente da Mosca, già cazziato a inizio guerra, e ultimo Sigfrido Ranucci, il quale ormai se viene tirato in mezzo significa che sta cercando nella direzione giusta. Per quanto riguarda Report, ricordiamo che dopo un servizio che collegava la strage di Capaci ai fasci, gli è imboccata l’antimafia negli uffici. Palesemente la direzione giusta. 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/30/nuova-lista-di-putiniani-presentata-in-parlamento-tra-loro-anche-augias-che-replica-mi-cadono-le-braccia/6645162/

Essendo per la maggior parte persone che stimo, spero vivamente che sti stronzi mi inseriscano pure a me. Sarebbe un grande onore, la consapevolezza di aver fatto qualcosa nella vita. Magari riesco pure ad andarci a cena insieme a loro, a partecipare alle loro orge massoniche, chi lo sa.  Parlo con voi deputati del PD, io voglio entrare nella lista e sono disposto a tutto, anche alle azioni più estreme… non ho niente da perdere. Questa è una minaccia.

Per chiudere, un breve video in cui Joe Biden si schianta per terra mentre è in bici.

https://youtu.be/sarf5KExclA

Buona Indipendenza amici americani, spero possa essere l’ultima volta che festeggiate.

Sono Carlo il cinista. Come lavoro faccio il cinico disilluso professionista, con molti anni di esperienza alle spalle. Anche se a volte capita anche a me di avere un po' di cuore. Nel tempo libero studio storia medievale, con il sogno, quando sarò diventato grande, di friggere polletti sintetici al kfc. E di assillare i miei eventuali colleghi, tra una mandata di polletti e l'altra, su quanto fossero efficienti i cucchiai bizantini o su quanto fosse pantocratore Gesù Cristo. Sono anche malato di musica e di montagna. E di mente.

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