TOP

Intersezionale

Woman with political message. Free public domain CC0 photo.

Repressione, carcere e femminismo

La cultura giustizialista, carceraria, securitaria, profondamente discriminatoria e razzista che permea la politica di Fratelli d’Italia emerge chiaramente dal programma politico del partito.

FdI, senza minimamente riflettere sui problemi legati e connaturati al sistema penitenziario, al punto “21. Fermare l’immigrazione illegale e restituire sicurezza ai cittadini” (perché immigrazione illegale ed insicurezza vanno ovviamente di pari passo secondo la logica del partito), in relazione ad un paventato piano carceri, parla solamente di “maggiore attenzione alla Polizia penitenziaria”.

Al punto in cui viene trattato il tema della giustizia (a favore di cittadini ed imprese, secondo l’ottica nazional-corporativista che caratterizza l’intero programma), si schiera contro l’assunzione di provvedimenti “svuota carcere” – nonostante lo stillicidio di suicidi verificatosi all’interno degli istituti penitenziari nel corso di quest’anno -, e a favore della costruzione di nuove strutture.

Attenzione richiede, inoltre, la parte relativa all’ “aggiornamento della normativa in materia di violenza domestica e violenza di genere (Codice Rosso)”: cosa intendere per “applicazione autonoma del braccialetto elettronico, indipendentemente da eventuali misure cautelari personali”?

Che la donna vittima di violenza gentilmente chiede o costringe l’uomo violento ad indossarlo? O che quest’ultimo, preso dalla luce del ravvedimento, decide per conto proprio di metterselo? O ancora, che le forze dell’ordine possono procedere all’applicazione del braccialetto elettronico a prescindere da eventuali provvedimenti del magistrato?

E poi, al periodo che segue, il “dispositivo di allerta e richiesta d’aiuto in caso di violazione della distanza da parte dello stalker” verrebbe dato in dotazione alla vittima solo in caso di stalking? Come può tutelarsi la donna in quei casi in cui la distanza necessariamente non viene rispettata perché condivide il medesimo tetto con l’uomo violento? Esclusivamente lo stalking è un problema per l’incolumità e la libertà delle donne? O il problema che F.d.I. si pone riguarda gli atti persecutori e non le botte in casa perché queste, consumandosi all’interno del nucleo famigliare – di quel tipo di famiglia che si è guadagnata il primo posto nel programma politico -, devono rimanere una questione privata?

Si tratta di domande di natura anche retorica, ma necessarie e necessariamente da porsi al fine di tentare di approfondire e sviscerare il contatto tra la lotta alla violenza patriarcale ed il sistema penale e carcerario, che pone di fronte a contraddizioni da non accantonare e problemi da affrontare, non solo su un piano teorico, ma anche da un punto di vista pratico-quotidiano.

Le misure penali – con tutti i limiti che esse presentano e le necessarie garanzie da rispettare – possono fungere da supporto alla tutela delle donne vittime di violenza di genere ma, da un lato, non sono sempre efficaci e, dall’altro, non costituiscono la soluzione ad un problema sistemico, politico, economico e culturale quale è il patriarcato.

E le misure previste da F.d.I. in termini di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, agli stereotipi culturali relativi alla donna ed al divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro non sono quelle di cui abbiamo bisogno nel momento in cui ad essere sostenute sono anche misure profondamente razziste, discriminatorie, di lotta ai poveri e non alla povertà, proibizioniste, repressive e carcerarie.

Non è certamente questo il femminismo di cui necessitiamo. Non è questo femminismo.

La repressione ed il giustizialismo, il femonazionalismo ed il carcere, non sono la soluzione al patriarcato.

Il femminismo è un’altra cosa, è anti-carcerario o non è.

Post a Comment