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Intersezionale

Women International Day protest, unknown location - 19 March 2017

L’aborto è un diritto! Istantanee dall’Italia e da San Marino

Alle elezioni del 25 settembre ha vinto Fratelli d’Italia, partito capitanato da Giorgia Meloni.

Il partito si fa portatore di politiche conservatrici, a sostegno della famiglia tradizionale, contrarie ai diritti delle persone lgbt+ ed al diritto di aborto – che, già ad oggi, più che un diritto, consiste in una lotteria con possibilità di vincita più o meno consistenti a seconda del territorio e/o del presidio sanitario in cui la donna che decide di abortire si reca.

In Italia la percentuale di obiettori si attesta attorno al 70% dei medici ginecologi (anche se i dati della Relazione ministeriale non sono aggiornati e presentano criticità); l’obiezione di coscienza è comune anche tra il personale ostetrico, infermieristico ed anestesista; ancora forte e diffuso è lo stigma che grava sull’aborto; l’educazione sessuale nelle scuole è pressoché inesistente – come, del resto, nel programma politico di FdI.

Meloni, in realtà, non si proclama apertamente contraria al diritto di aborto, ma difende il diritto all’obiezione di coscienza, è a favore dell’applicazione della l. n. 194/1978 che regolamenta l’accesso all’IVG in Italia e vuole promuovere politiche di sostegno alla maternità ed alla natalità.

Vuole fare ciò che la 194 già ha fatto e quotidianamente fa: limitare il diritto di aborto erodendolo dell’interno, sostenendo posizioni – più o meno in linea con il dettato normativo – che inevitabilmente conducono ad una restrizione della libertà di autodeterminazione di chi sceglie di abortire.

Difendere la 194 significa difendere debolmente il diritto di aborto, tutelare l’obiezione di coscienza ed essere a favore dello svolgimento di attività da parte di associazioni anti-choice all’interno dei consultori.

La vittoria di Meloni si verifica a ridosso del 28 settembre, giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito, e del 29 settembre, anniversario del referendum che ha portato alla depenalizzazione dell’aborto nella Repubblica di San Marino, dove, il 31 agosto 2022, il Consiglio Grande e Generale ha approvato la legge n. 21/2022 che disciplina l’accesso all’IVG.

Nella Repubblica di San Marino l’aborto era ritenuto reato in qualunque caso, a prescindere dalle ragioni che portavano la donna ad optare per l’IVG ed era punito con la reclusione da 3 a 6 anni per la donna che abortiva e per chiunque partecipasse all’evento.

Con il referendum è stata riconosciuta la possibilità di abortire liberamente fino alla dodicesima settimana e di poterlo fare anche una volta superata questa soglia temporale in caso di pericolo per la vita della donna o di gravi malformazioni fetali.

Tramite la legge n. 21/2022, tale diritto è stato garantito in maniera più ampia rispetto a quanto previsto dalla 194, anche se, pure in questo caso, è previsto, ad esempio, il colloquio obbligatorio presso il consultorio per la donna che decide di abortire.

Fondamentale per la depenalizzazione dell’IVG e per l’approvazione della legge è stato l’apporto delle realtà schierate a sostegno del riconoscimento di un pieno diritto all’aborto, che si sono mobilitate in maniera instancabile in termini di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, tra cui l’Unione Donne Sammarinesi, associazione che promuove una società paritaria dove donne e uomini possano beneficiare di pari opportunità in ogni ambito personale, privato, sociale e politico.

La legge approvata a San Marino costituisce un passo fondamentale per il riconoscimento del diritto all’aborto nella Repubblica, ma imprescindibile rimane un lavoro quotidiano di controllo dell’accesso all’IVG, di sostegno delle donne e delle persone con capacità gestanti che decidono di abortire, oltre che di sensibilizzazione sul tema e di pressione affinché il diritto venga rispettato.

Come ci dimostra anche la recente vicenda statunitense, il corpo delle donne è ancora e costantemente sotto attacco: con il ribaltamento della storica sentenza Roe v. Wade è venuto meno il riconoscimento del diritto all’aborto – e alla salute – sull’intero territorio statunitense, con la conseguenza che i singoli Stati hanno ora piena facoltà di legiferare a riguardo.

Forse è proprio questa la lezione da apprendere: coltivare la memoria storica, lottare quotidianamente per l’affermazione dei propri diritti e non dare nulla per scontato, perché i corpi delle donne (e delle persone lgtb+) sono ancora sotto attacco, e non solo da destra.

La situazione a livello europeo. I casi di Andorra e Malta

In Europa diversi sono gli Stati nei quali l’accesso all’aborto è fortemente ostacolato o in cui abortire è tutt’ora considerato un reato tra cui, ad esempio, Andorra e Malta.

Ad Andorra, dove l’IVG è illegale in qualsiasi caso, le attiviste di Xarxa La Meri lottano a favore della depenalizzazione dell’aborto e a fianco delle donne che decidono di abortire, fornendo loro informazioni e supportandole nei viaggi all’estero, specialmente verso la Spagna.

Le attiviste, oltre ad essere presenti sul territorio, da tempo chiedono il supporto e la solidarietà della comunità europea ed internazionale, con l’intenzione di tenere alta l’attenzione su questa microscopica porzione d’Europa, dove l’aborto è ancora considerato reato per chi lo pratica.

Per quanto concerne la situazione a Malta, recente è il caso di una turista statunitense che, nonostante la gravità delle condizioni di salute sue e del feto, è stata costretta ad abortire in Spagna in quanto i medici maltesi non potevano procedere con l’IVG in presenza di battito cardiaco del feto.

A Malta vige il divieto assoluto di abortire, anche in caso di gravi condizioni per la salute e la vita della gestante, e le donne che abortiscono, così come coloro che le aiutano – medici inclusi – rischiano la pena della reclusione.

Da tempo proprio tra le fila dei dottori è nata un’organizzazione no-profit, Doctors for Choice Malta, che lotta per il riconoscimento del diritto all’aborto e svolge attività di supporto alle donne che, nonostante il divieto, decidono di abortire.

Queste esperienze rendono evidente la necessità, anche nei Paesi nei quali l’aborto è formalmente riconosciuto come diritto, di gruppi di mutuo aiuto in questo ambito, di un lavoro quotidiano a livello collettivo di informazione rispetto alla salute sessuale e di lotta contro lo stigma che ancora grava sull’aborto.

Per un pieno diritto all’aborto, alla salute e all’autodeterminazione

In un momento di storico arretramento dal punto di vista del riconoscimento del diritto all’aborto e della libertà di autodeterminazione delle donne, fondamentale è l’azione sui territori, attraverso la creazione di progetti di mappatura dei luoghi che assicurano l’accesso all’IVG e di quelli in cui invece tale servizio non è garantito, di gruppi di mutuo aiuto e supporto delle donne che decidono di abortire, di attività di informazione, sensibilizzazione e pressione affinché il diritto all’aborto venga rispettato ed ulteriormente ampliato.

È necessario un movimento di lotta per il diritto all’aborto che inevitabilmente si intrecci con le altre lotte (contro la povertà, antirazziste, contro la violenza di genere e per i diritti delle persone lgbt+), perché l’affermazione della piena autodeterminazione riproduttiva è possibile solamente attraverso la convergenza delle lotte.

A favore della vita sono coloro che sono a favore della libertà di scelta e che lottano per i diritti, non coloro che si battono per la limitazione di questi.

* Questo articolo si pone quale ulteriore tassello del progetto di mappatura delle esperienze di autodeterminazione sessuale e di lotta per i diritti riproduttivi. Qui e qui le puntate precedenti.

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