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Intersezionale

Report Mediterraneo Centrale: il TRAMONTO dei diritti umani 

Mentre i corpi di neonati e bambini piccolissimi giungono sulle nostre coste senza più vita, carbonizzati, morti di sete o annegati, si riaffaccia nel dibattito politico italiano, fresco del nuovo insediamento governativo, la manifesta intenzione di chiudere i Porti alle Organizzazioni Umanitarie impegnate nella ricerca e soccorso in mare. Eppure, nel Mediterraneo centrale, solo il 16% degli arrivi è frutto dei salvataggi delle ONG. Sbarchi, respingimenti e naufragi corrono di pari passo ai conflitti e alle instabilità geopolitiche di tutto il bacino mediterraneo. Nel corso del report ne citeremo alcuni di particolare impatto sulla regressione dei diritti umani e sulle migrazioni. 

Ottobre è stato il mese in cui si è celebrata la “Giornata della Memoria”, in commemorazione del terribile naufragio avvenuto il 3 Ottobre del 2013. In una sola notte di 9 anni fa, persero la vita 368 persone a due miglia dalla Grotta della Tabaccara di Lampedusa. Sino ad oggi, questa resta la più grande tragedia mai registrata nel Mediterraneo centrale. Ma Ottobre è stato anche il mese in cui, in moltissime piazze italiane ed in differenti date, si sono avviate manifestazioni contro il rinnovo del Memorandum Italia/Libia che, in 5 anni ha generato conseguenze terribili sulla vita di migliaia di persone intercettate, respinte e detenute in una Libia tutt’altro che sicura. Se entro il 2 Novembre il neo Parlamento italiano non voterà per la sua revoca, questo patto scellerato si rinnoverà automaticamente per altri 3 anni. 

Di seguito i dati sui flussi migratori del Mediterraneo centrale.

Dal 2014 ad oggi, 24.960 morti in questo tratto di mare. I dati raccolti da Unhcr ci indicano i Paesi da cui provengono la maggior parte delle persone costrette a fuggire. Ucraina 7,7 milioni di persone; Siria 6,8 milioni di persone; Afghanistan 2,8 milioni di persone; Sud Sudan 2,4 milioni di persone. Da inizio anno, 85.041 persone sono approdate in Italia attraversando il Mediterraneo centrale. Nello stesso periodo del 2021 ne arrivarono 53.426.  Nel mese di Ottobre, 13.251 persone contro le 7.097 del corrispondente mese del 2021. Ad oggi i minori non accompagnati che hanno raggiunto la penisola sono 9.930 contro i 10.053 registrati al 31 Dicembre del 2021. Le nazionalità maggiormente coinvolte nel flusso migratorio via mare sono la Tunisia con 16.699 persone; l’Egitto con 16.415 persone; il Bangladesh con 11.845 persone. Seguono la Siria con 6.090 persone, l’Afghanistan con 5.878 persone e la Costa d’Avorio con 2.972. I Respingimenti (Push-Back) salgono a 16.627 persone riportate in illegale ed arbitraria detenzione in Libia. Le vittime dei naufragi conosciuti dal 1 Gennaio a fine Ottobre 2022 sono state 1.286. 

Qui la ricostruzione di alcuni degli accadimenti avvenuti nel Mediterraneo nel corso del mese.

I NAUGRAGI. Apriamo questo Report, ancora una volta, segnalando una serie di naufragi avvenuti sia a ridosso delle isole greche, sia a poche miglia dalle nostre coste fra la Tunisia e l’isola di Lampedusa. Il 1 Ottobre, si è capovolta una imbarcazione con 41 persone a bordo partite da Sousse in Tunisia. I sopravvissuti riferiscono che 3 persone sono morte durante la traversata. I loro corpi risultano ancora dispersi. Il 6 Ottobre è naufragata una imbarcazione partita dalla Turchia e diretta in Grecia. Perderanno la vita 16 donne. Verranno rinvenute nei pressi dell’isola di Lesvos. 15 persone risulteranno disperse mentre 9 persone verranno tratte in salvo. Poche ore prima, sempre nell’Egeo, nella zona di Cythera, un’altra nave verrà travolta dai flutti  e da un forte vento che ha raggiunto i 102 Km/h. Affonderà dinanzi al Porto di Diakofti. 80 persone sono state salvate  grazie ad una operazione combinata fra Guardia Costiera e Vigili del Fuoco. Il  10 Ottobre, un piccolo gruppo di pescatori tunisini, sollecitati dalle crescenti proteste di diverse famiglie alla ricerca dei propri figli scomparsi nel Mediterraneo, recupereranno  i corpi di 8 persone migranti al largo di Zarzis. Secondo quanto affermato dalla  Mezzaluna Rossa, erano a bordo di una imbarcazione con 18 persone, affondata nel mese di Settembre. Il 21 Ottobre un’altra tragedia si consuma nel Mediterraneo centrale. Nella notte, una violenta esplosione di un barchino con a bordo 38 persone (26 uomini e 8 donne) ha provocato la morte per carbonizzazione di 2 bambini. La loro barca, partita da Sfax in Tunisia e diretta a Lampedusa ha preso fuoco, probabilmente per un incendio al motore. I malcapitati provenivano dal Camerun, Guinea, Mali, Senegal e Costa d’Avorio. Tutta la dinamica dell’incidente è ora da accertare ed è stata aperta un’indagine ma, si teme che alcune persone siano andate disperse in mare. Alcuni dei sopravvissuti sono stati ricoverati per via delle gravi ustioni. Il 24 Ottobre un barchino di circa 5 metri con a bordo una trentina di migranti è affondato a 24 miglia dalla costa di Lampedusa. I militari della motovedetta della Guardia costiera hanno tratto in salvo 22 uomini, 3 donne, una minore e, purtroppo, 4 cadaveri.

La bambina, in ipotermia, con la madre e un ragazzo che aveva forti dolori al petto, sono stati subito portati al Poliambulatorio dell’isola. Le nazioni di provenienza di questi naufraghi sono: Liberia, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Senegal, Mali e Gambia. Il 25 Ottobre i corpi senza vita di 2 neonati, gemellini di circa un mese di vita, sono stati ritrovati su uno dei barconi soccorsi al largo di Lampedusa nella notte. I piccoli sono morti durante la traversata cominciata da Sfax all’alba del giorno precedente al ritrovamento. I neonati, un maschietto ed una femminuccia, sono morti perché sottopeso: uno pesava 1,280 chili e l’altro appena 2 chili. Stando a quanto è stato riferito dagli stessi genitori, i bambini erano in cura in Tunisia ma in condizioni disperate. Hanno tentato l’arrivo in Italia sperando che qui avrebbero potuto ricevere cure migliori e salvarli. Il decesso è avvenuto a 23 ore dalla loro partenza. Sul loro barcone viaggiavano altre 58 persone (28 uomini, 17 donne e 13 minori). Provenivano da Gambia, Guinea, Sierra Leone e Costa d’Avorio. 

I SOCCORSI IN MARE (solo alcuni). Prosegue incessante il lavoro delle poche navi umanitarie presenti nel Mediterraneo centrale e di Alarm Phone (l’organizzazione che raccoglie gli SOS delle imbarcazioni, in “acque politicamente sempre più agitate” e con gommoni sempre più sovraffollati. Il 13 Ottobre la Geo Barents di Medici Senza Frontiere, soccorrerà, a circa 40 miglia a nord dalla Libia, 122 persone a bordo di un gommone semi-sgonfio. Fra loro 90 minori non accompagnati. Il 16 Ottobre soccorrerà altre 46 persone, sempre partite dalla Libia a bordo di un gommone. Fra loro 16 minori. Nelle stesse ore l’equipaggio di Resqship, a bordo di Nadir, presterà soccorso ad una imbarcazione partita dalla Tunisia con 65 persone. Fra loro 5 minori di cui 2 non accompagnati. Il trasbordo dei naufraghi è avvenuto con successo, poco dopo, su una delle motovedette della Guardia Costiera italiana. Il 17 Ottobre il team di Medici Senza Frontiere, su segnalazione di Alarm Phone, soccorrerà 40 persone. Tra loro una donna incinta e 13 bambini. Seguirà un quarto soccorso avvenuto durante la notte  di 76 persone, fra cui 17 minori ed un neonato. A bordo un totale 293 sopravvissuti. Bordo. Il 22 Ottobre verrà loro concesso dalle Autorità il Porto Sicuro di Taranto per lo sbarco. Nel mentre, vengono segnalate imbarcazioni partite dalla Libia con a bordo oltre 400 persone in mare da diversi giorni. Il 23 Ottobre l’equipaggio di SOS Humanity 1 soccorrerà 45 persone, fra cui 4 minori non accompagnati, in acque internazionali fra la Libia e Malta. Il 24 Ottobre soccorrerà altre 113 persone da un gommone. Tra loro 3 donne ed bambino. Il 25 Ottobre porterà a bordo 22 persone da un gommone già colmo d’acqua. A bordo della nave umanitaria 180 naufraghi in tutto. Dopo diverse richieste per l’assegnazione di un porto sicuro, ancora nessuna autorizzazione dal Ministero dell’Interno. Tra il 22 Ottobre ed il 27 Ottobre la Ocean Viking di SOS Mediterranee ha effettuato 6 soccorsi per un totale di 234 persone. Molti di loro, partiti dalla Libia, erano in mare già da diversi giorni e presentano evidenti segni di disidratazione e stanchezza fisica, oltre ad ustioni da carburante e segni di percosse. Fra loro 40 minori non accompagnati. Il 27 Ottobre la Geo Barents di Medici senza Frontiere metterà in salvo 268 persone in meno di 4 ore. Erano a bordo di 4 imbarcazioni in pericolo nella regione di ricerca e soccorso maltese. Fra loro 33 minori (il più piccolo ha solo 11 mesi) e 3 donne incinte. Il 28 Ottobre ha effettuato un quinto salvataggio di 103 persone (tra cui un uomo con una frattura alla gamba) e 22 bambini. 

Oltre 900 naufraghi a bordo di Ocean Viking, SOS Humanity 1 e Geo Barents attendono l’assegnazione di un Porto Sicuro ma, il 26 Ottobre, il neo Ministro dell’Interno Piantedosi emanato una direttiva rilevando che le navi umanitarie “non sono in linea con le norme italiane ed europee in materia di sicurezza e controllo delle frontiere e di contrasto all’immigrazione illegale”. Le condotte, sulla base dell’articolo 19 della Convenzione internazionale delle Nazioni unite sul diritto del mare, saranno valutate ai fini dell’applicazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali.

LO SCENARIO GEOPOLITICO NEL BACINO DEL MEDITERRANEO NON E’ RASSICURANTE.

MAR NERO. Il 29 Ottobre, il conflitto Russo/Ucraino, ancora lontano da una risoluzione,  genererà un nuovo blocco sull’esportazione del grano (assai pericoloso per la crisi alimentare già in atto in diverse aree del continente africano).

IRAN. Le proteste a seguito della morte di Mahsa Amini, giovane donna di 22 anni, giustiziata il 13 settembre 2022 dalla “Polizia della Morale” iraniana per non aver indossato correttamente il velo, si sono trasformate in un grande movimento di rivolta contro il sistema teocratico del paese. Nel suo nome, milioni di donne (iraniane e non solo) manifestano ininterrottamente dalla sua scomparsa, tagliandosi i capelli e bruciando i loro veli in tutte le piazze del paese e del mondo. Il regime iraniano, nel tentativo di reprimere le proteste,  continua a mietere vittime fra altre giovanissime donne, compiendo vere e proprie esecuzioni. In un comunicato diffuso il 28 Ottobre, le giornaliste Niloufar Hamedi e Elahè Mohammadi, tra le prime ad aver dato la notizia della morte di Mahsa Amini, sono state arrestate con l’accusa di essere spie degli Stati Uniti d’America e di condurre una missione per la CIA. Serve per loro una urgente mobilitazione internazionale (con in testa gli Ordini dei Giornalisti), affinché venga loro risparmiata la vita.

TURCHIA/GRECIA. Al confine fra i due paesi, la situazione non è migliore. Il 17.10.2022 sono stati ritrovati, completamente nudi, 92 uomini provenienti dalla Turchia. Con loro non avevano nulla se non gli evidenti segni delle percosse e delle violenze subite. Rinvenuti sul fiume Evros, il confine liquido fra i due Stati rivali sull’Egeo, erano accovacciati, infreddoliti e si coprivano i genitali. A seguito del ritrovamento si è accesa una feroce disputa e ribalzi di responsabilità fra Grecia e Turchia. I due paesi, dopo le immagini scioccanti circolate in rete, si sono incolpati a vicenda per l’apparente maltrattamento dei 92 uomini. La Grecia è una nazione dell’Unione Europea, il che significa che aderisce alla regola della libera circolazione delle persone attraverso i 27 paesi membri e ai protocolli congiunti sulla gestione dell’immigrazione illegale, mentre la Turchia non lo è. La Turchia ha tuttavia firmato un accordo con l’UE nel 2016 per ridurre e controllare il flusso di migranti verso l’Europa, in cambio di lauti compensi e di aiuti multimiliardari. Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, si scontrano abitualmente su una serie di questioni politiche e di sicurezza, esacerbate da controversie storiche irrisolte sui diritti di esplorazione del territorio e dell’energia. In particolare, per i turchi è in discussione la sovranità greca sul Mar Egeo. Secondo il Presidente Recep Tayyip Erdoğan la Grecia occuperebbe isole smilitarizzate nell’Egeo (Lesvos è una di queste). Il 20 Ottobre, sempre in Grecia, Medici Senza Frontiere ha denunciato di aver rinvenuto a Lesvos 3 migranti ammanettati con fascette di plastica molto strette e 4 feriti a seguito di probabili percosse. Con loro viaggiavano altre 22 persone. 

L’umanità o meglio la disumanità non ha più misura. Le chiamiamo violazione dei diritti umani ma qui, è l’umanità che non esiste più. Non è possibile scarnificare, umiliare, depredare a tal livello la dignità di un essere umano, acquisita, precisiamolo bene, per nascita, non per concessione di uno Stato piuttosto che di un altro. Garantire che le persone abbiano vie sicure per accedere alle procedure di accoglienza, protezione e asilo dovrebbe essere dovere di un’Italia e di un’Europa che sino ad oggi, dal 2015, hanno stanziato oltre un miliardo di euro per l’esternalizzare le frontiere. Per Libia, ad esempio, dal 2017 sono stati stanziati 44,5 milioni di euro. Di questi, è stato possibile tracciarne con certezza solo 20 milioni di euro: 1,5 milioni per nuovi motori delle motovedette, 2 milioni per equipaggiamenti nautici, 30 fuoristrada, 20 gommoni, consulenze e formazione, moduli abitativi per gli addestratori italiani per il Centro di Coordinamento delle operazioni di salvataggio in mare (gestito autonomamente dalle autorità libiche). Con questi fondi sono aumentati i respingimenti in mare e sempre più migranti vengono riportati nei centri di detenzioni libici dove subiscono torture e abusi. Per la Tunisia, dal 2014 a oggi, l’Italia ha stanziato oltre 47 milioni di euro per il controllo dei confini. Di questi, dal 2019, 19  milioni di euro provengono dal Fondo Premialità per le Politiche di Rimpatrio, altro agghiacciante strumento che “premia” i paesi che più si impegnano nelle operazioni di respingimento e di rimpatrio. La Tunisia è il principale beneficiario.

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