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Author: Pensare Migrante

Un nuovo spazio creato da donne e uomini che hanno incontrato sogni, progetti e necessità delle persone migranti e che insieme hanno deciso di dare una nuova forma al pensiero contemporaneo. Uno snodo tra le reti cittadine nazionali e internazionali per contribuire al superamento della crisi in cui versano i diritti dei migranti, diritti umani di ognuna e ognuno di noi. Un nuovo spazio di condivisione per dare voce al pensiero migrante, ai dati, all’arte, a un’economia solidale e sostenibile, alla partecipazione dal basso della cittadinanza. Contro la staticità, contro le frontiere fisiche e mentali, per un nuovo modello sociale in cui non c’è chi dà e chi riceve, ma una comunità solidale, mutuale, forte e fiera di aver abbattuto ogni confine.

A 10 anni dallo scoppio della rivoluzione e del conflitto in Siria, il maggio 2021 si sono tenute le elezioni, le prime dal 2014, nelle quali il presidente Bashar Al Assad ha vinto con il 95%. L’opposizione le ha definite una

M. vive da oltre venti anni in Italia e oggi lavora come giardiniere con regolare contratto, una rete amicale diffusa in ogni città, una casa in affitto. M. era sereno fino a qualche settimana fa, quando è stato raggiunto da una

Era il marzo 2020. Poco dopo l’inizio del lockdown in Italia, le frontiere tra i vari paesi europei venivano chiuse, e iniziavano a circolare annunci allarmati relativi all’imminente carenza di manodopera agricola. Confagricoltura dichiarava che sarebbero mancate circa 200.000 persone

“Buongiorno, abbiamo preso nota della vostra segnalazione. Vi ricordiamo che al momento i centri di accoglienza, sia del circuito SIPROIMI che cittadino, sono bloccati […]” È il 16 giugno 2020, e dopo circa tre mesi di completa chiusura durante il lockdown,

Nel 2011 ci fu quella che viene chiamata “Primavera Araba”. In Tunisia, dopo 28 giorni di proteste di massa contro l’autoritarismo, la corruzione, la povertà e l’oppressione politica, il presidente tunisino Ben Ali fu costretto a dimettersi, dopo un governo

“Pronto, Giovanna, sono M., mi hanno portato in Danimarca, sono in prigione, aiutatemi!” Inizia così il dramma di M., richiedente asilo iracheno la cui storia è emblema del costo umano del Regolamento di Dublino, che definisce la competenza dei diversi Stati